Viviamo nell’era digitale, quella in cui la conoscenza è a portata di mano e accessibile a chiunque abbia uno smartphone e una connessione a internet, eppure altrettanto diffusa è la disinformazione. Mentre ci immergiamo quotidianamente nel web, pochi si soffermano a pensare a come effettivamente funziona, a quali strati lo compongono e a come questi influiscano sulla nostra esperienza online.
Ogni clic, ogni ricerca, ogni acquisto online viene tracciato, archiviato e analizzato da algoritmi sempre più veloci (e chissà quando arriveremo a usare computer quantistici!). Questi strumenti non solo ci conoscono meglio di quanto facciamo noi stessi, ma costruiscono attorno a noi una realtà su misura che ci spinge a comprare, consumare e pensare influenzati da quel che ci viene mostrato. Questo bombardamento pubblicitario costante ci fa vivere in una sorta di “bolla digitale” dove vediamo solo ciò che si adatta alle nostre preferenze e abitudini.
Ci sorprendiamo perché un algoritmo capta i nostri interessi e ci ripropone pubblicità mirata in ogni contenuto social che consumiamo, eppure è un meccanismo onnipresente e del quale siamo poco consapevoli.
Ma intanto come funziona internet? Come possiamo schermarci da un algoritmo sempre attivo? Per comprenderlo dobbiamo parlare prima di tutto dei diversi livelli del web, per capire come navigare consapevolmente, preservando la nostra privacy e accedendo a informazioni veritiere.
La metafora della biblioteca: i tre strati di Internet
Per comprendere il web e i suoi livelli, immaginiamolo come una biblioteca con più stanze o settori.
1. Il primo settore è il Surface Web. Immaginiamolo come corridoi con scaffali illuminati e pieni di libri. È facile cercare i libri, trovarli e identificarli; tutto è ordinato e facilmente accessibile. Fondamentalmente qui troviamo tutto ciò che è indicizzato e accessibile pubblicamente, come un normale scaffale di biblioteca. È il web che usiamo ogni giorno per leggere notizie, fare acquisti e navigare sui social. È qui dunque che lasciamo la maggior parte dei nostri dati, raccolti poi dall’ “algoritmo”, il quale qui opera e monitora.
2. Il secondo settore è poi il Deep Web. Oltre il banco del bibliotecario ci sono gli archivi chiusi, accessibili solo con permessi speciali, come ad esempio password e percorsi criptati. Questi contengono dati protetti, come account bancari, email e database aziendali. Non sono nascosti, anzi li vedono tutti, ma richiedono credenziali per accedervi.
3. Infine, in un settore sconosciuto (o forse anche in più posti nella biblioteca), c’è il Dark Web. La biblioteca infatti ha anche delle stanze segrete, nascoste alla vista, accessibili solo con mappe speciali (software e browser) e password apposite. Questi spazi sono spesso associati a contenuti illeciti, ma ospitano anche luoghi di comunicazione anonima per giornalisti, attivisti e individui che necessitano di privacy estrema.
In merito all’ultimo punto è bene esprimere una considerazione. Il Dark Web non è per forza pericoloso; indubbiamente è ed è stato un facilitatore di dinamiche illecite come il traffico di droga, armi e altre nefandezze, tuttavia è anche un mezzo prezioso per la diffusione di informazioni sensibili censurate da governi autoritari e non reperibili altrimenti. Tante informazioni che ci arrivano e che superano le barriere della disinformazione o della censura ci raggiungono proprio grazie al fatto che viaggiano nel Dark Web anziché sulla superficie di internet. Il dark web, infine, offre anche una soluzione valida a chi desidera navigare in modo autonomo, conservando la propria privacy e prendendo le distanze da algoritmi e sistemi di monitoraggio informatico; ovviamente c ‘è da fare molta attenzione!
Il desiderio di libertà informativa deve andare di pari passo con una buona dose di prudenza. Navigare nel Deep Web o nel Dark Web richiede competenze e accortezze per evitare rischi inutili. La consapevolezza e l’educazione digitale sono, in questo caso, i migliori alleati.
Come possiamo dunque schermarci dall’occhio vigile dell’algoritmo e navigare comunque in sicurezza senza cadere in pericolose trappole nel Dark Web?
10 consigli per proteggersi dall’algoritmo e tutelare la propria privacy pur mantenendo un’adeguata sicurezza
1. Usare una VPN (Virtual Private Network)
Una VPN crittografa i tuoi dati e maschera il tuo indirizzo IP, rendendo più difficile per gli inserzionisti e i tracciatori identificarti. È particolarmente utile quando si utilizzano reti Wi-Fi pubbliche, che comunque sconsigliamo perché spesso meno sicure.
2. Navigare in modalità incognito o privata
Questa funzione, disponibile in quasi tutti i browser, impedisce al tuo dispositivo di salvare cookie, cronologia e dati di navigazione. Tuttavia non è una soluzione completa, ma almeno aiuta a ridurre la raccolta automatica di dati.
3. Usare browser orientati alla privacy
Usare dei browser diversi dal classico Chrome può essere utile in questo caso, pur non perdendo la qualità di navigazione. Consigliamo ad esempio:
- Brave: blocca automaticamente gli annunci pubblicitari e i tracker.
- DuckDuckGo: protegge l’anonimato instradando il traffico su una rete globale di nodi.
- Firefox: personalizzabile con estensioni per la privacy, come uBlock Origin e HTTPS Everywhere.
4. Adottare motori di ricerca che rispettano la privacy
Mantenendo l’uso di Chrome o Safari, è comunque possibile usare dei motori di ricerca alternativi a Google, come DuckDuckGo (citato prima, possiede anche un’estensione per questi browser) o Startpage, che non raccolgono informazioni personali né tracciano la tua attività.
5. Bloccare i tracker pubblicitari
Estensioni come Privacy Badger o uBlock Origin bloccano i tracker incorporati nei siti web, riducendo la quantità di dati che gli inserzionisti possono raccogliere.
6. Controllare i permessi delle app e dei siti web
Ormai clicchiamo in automatico, spesso senza pensarci, per lasciare il permesso ai siti che navighiamo di raccogliere le nostre informazioni. Molte app e siti web chiedono oltretutto accesso a informazioni che non sono necessarie per il loro funzionamento. In questo caso è meglio revocare permessi inutili, come l’accesso alla tua posizione o ai contatti.
7. Disattiva gli annunci personalizzati
Puoi modificare le impostazioni sui dispositivi e nelle piattaforme più utilizzate (ad esempio Google, Facebook e Amazon) per limitare gli annunci personalizzati. Non elimina i tracciamenti, ma riduce l’impatto diretto dell’algoritmo.
8. Gestire le impostazioni dei profili social
Anche se non ne siamo consapevoli, ogni post, like e commento fornisce dati ai social network. In tal caso può essere utile controllare le impostazioni su chi può accedere alle tue informazioni personali.
9. Aggiornare i dispositivi regolarmente
Le vulnerabilità di sicurezza sono spesso sfruttate per accedere ai dati, occorre dunque tenere il software aggiornato su computer, smartphone e altri dispositivi.
10. Fare attenzione alle reti Wi-Fi pubbliche
Evitare assolutamente di accedere a informazioni sensibili (come conti bancari o email personali) su Wi-Fi pubbliche senza l’uso di una VPN. In passato, le reti pubbliche e di libero accesso sono state utilizzate per adescare utenti e spiarne il traffico online, con l’obiettivo anche di rubare dati sensibili.
La grande vera differenza, infine, tra una navigazione pericolosa e una saggia esplorazione, la farà la nostra capacità di discernimento, consapevoli anche che Internet è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per Internet.



