Nicola Infantino, fondatore di Motoabbigliamento.it, ha trasformato una passione in un brand di riferimento per motociclisti in tutta Italia. Partito dalla vendita online, ha costruito una rete di negozi fisici in continua espansione, affrontando con visione e strategia le sfide del mercato.
Leggere questa intervista ti permetterà di scoprire come Motoabbigliamento.it sia cresciuto da un piccolo e-commerce a un’azienda con 26 punti vendita, quali strategie hanno fatto la differenza e quali sono le prospettive future del settore.
Come hai iniziato il tuo percorso imprenditoriale?
Ero molto appassionato di Internet fin da quando è arrivato. Ho sempre lavorato come commerciale e, quando ho aperto la partita IVA, lavoravo lavoravo per una grande azienda. Un mio amico faceva siti web e io ho iniziato a rivenderli, anche se a quei tempi non avevo neanche un computer! Usavo Internet sul decoder della televisione.
Poi ho conosciuto un portale famosissimo (anche se all’epoca non lo conosceva nessuno) e ho iniziato a rivendere pubblicità per loro, che forniva gli spazi gratuitamente ed io gli ho proposto di venderli. Da lì ho cominciato a entrare nel settore e a conoscere alcuni fornitori. Mi sono appassionato all’e-commerce e, mentre vendevo pubblicità di giorno, la notte gestivo il sito e iniziavo a comprare e rivendere prodotti.
Ho iniziato in un piccolo appartamento a Firenze, dove mi ero trasferito per stare con la mia ragazza (che poi è diventata mia moglie). Eravamo in centro storico e i pacchi li passavo dalla finestra al corriere perché non c’era spazio per parcheggiare!
Nel 2005 ho lanciato il mio primo sito e nel 2010 abbiamo aperto il primo punto vendita. Oggi abbiamo 26 negozi in tutta Italia e siamo in 150 persone in azienda.
Quali sono state le azioni che consideri vincenti per la crescita del tuo business?
Sicuramente l’analisi dei dati. Noi non risparmiamo mai su questo aspetto, perché senza dati si naviga a vista. Io che sono a volte creativo-dispersivo, ho bisogno di numeri concreti che mi aiutino a prendere decisioni.
Stiamo facendo cose che non avrei mai immaginato prima: per esempio, oggi misuriamo la presenza del prodotto sugli scaffali in modo quasi maniacale. Con i corrieri che sono implosi, non possiamo più prevedere con certezza quando la merce parte e quando arriva nei punti vendita. Perciò abbiamo dovuto sviluppare un sistema di misurazione avanzato per gestire scorte e assortimenti in modo efficiente.
Questa attenzione ai dati non è solo per eccellere, ma anche per tamponare i disagi del mercato e poterci muovere con cognizione di causa.
L’altra cosa fondamentale è la visione, il sogno. Perché i dati ti guidano, ma se non hai una direzione chiara, resti fermo. L’innovazione nasce dall’unione di questi due elementi: misurazione rigorosa e una visione chiara di dove vuoi arrivare.
Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare nel tuo percorso imprenditoriale?
La sfida più grande è stata il cambiamento portato dal Covid e dal post-Covid. È stato uno stravolgimento totale: ci siamo trovati davanti a situazioni mai viste prima.
C’è stato un momento in cui il turnover era impazzito: persone che avevano lavorato per anni improvvisamente smettevano, senza alcuna giustificazione. Allo stesso tempo, per non rischiare di lasciare i negozi scoperti, abbiamo dovuto assumere più personale in fretta e furia. Poi, quando sono finiti i vari incentivi e sussidi, il mercato del lavoro è cambiato di nuovo.
In più, abbiamo dovuto affrontare problemi enormi nella catena di approvvigionamento: la merce non arrivava perché mancavano i container, il mondo intero aveva smesso di funzionare in “just in time”. Noi lavoriamo tanto con il nostro marchio, quindi abbiamo dovuto rivedere completamente la programmazione e la gestione delle scorte.
E mentre tutto questo succedeva, il nostro business è cresciuto in modo esplosivo. Quando è arrivato il primo lockdown avevamo 12 negozi, oggi ne abbiamo 26. Il settore ha ripreso a fatturare subito perché la moto è passione e libertà, e dopo il lockdown la gente si è buttata a capofitto su quello che amava. Ma questa crescita velocissima, in un momento di totale incertezza, è stata una sfida enorme da gestire.
Se potessi dare un unico consiglio agli imprenditori che ci leggono, quale sarebbe?
Tenete d’occhio i costi!
È facile lasciarsi prendere dall’entusiasmo del fatturato, della crescita, dell’immagine, ma i costi ci sono sempre, e spesso quelli più pericolosi sono nascosti.
Con l’esperienza impari a riconoscerli, ma se li monitori costantemente, hai il controllo reale del tuo business e puoi prendere decisioni con lucidità. Chi gestisce bene i costi, alla fine, riesce a far crescere l’azienda in modo sano e sostenibile.
Quali sono i progetti su cui stai lavorando attualmente?
In questo momento stiamo lavorando su tre grandi progetti.
Il primo è il franchising. Siamo molto conosciuti e riceviamo tantissime richieste, quindi è arrivato il momento di partire con questa nuova fase di crescita.
Il secondo riguarda la logistica interna. Abbiamo creato un nostro sistema di consegne per sopperire ai problemi dei corrieri e, allo stesso tempo, sfruttarlo per nuove strategie di vendita. Ad esempio, stiamo sviluppando un sistema di temporary store e promozioni itineranti: grazie alla comunicazione online possiamo portare le persone in punti strategici per periodi brevi, coprendo così più zone e ampliando la nostra presenza.
Infine, stiamo guardando oltre l’Italia. Finora ci siamo concentrati molto sul mercato italiano per ottimizzare i costi e sfruttare al massimo la nostra comunicazione, ma ora è il momento di pensare seriamente all’espansione all’estero.
Come vedi l’evoluzione del mercato nel tuo settore nei prossimi anni?
Il mercato sta cambiando in modo significativo. Noi abbiamo sempre avuto la sensazione che, prima o poi, sarebbero rimaste solo le strutture con certi numeri e ora questo sta accadendo anche in Italia.
A differenza di altri paesi, qui il nostro settore è sempre stato caratterizzato da tante piccole attività a gestione familiare e da una rete distributiva molto frammentata. Ma oggi queste realtà stanno facendo sempre più fatica, perché non hanno la possibilità di sfruttare le economie di scala.
Noi, invece, vediamo prospettive molto positive. Il mercato si sta evolvendo, si stanno aprendo nuove possibilità e chi ha una struttura solida e organizzata potrà crescere ancora di più.



