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Meloni a lezione di strategia da Putin

Meloni a lezione di strategia da Putin

Meloni a lezione di strategia da Putin. È quanto sembra emergere dagli ultimi avvenimenti – ovviamente “banditi” dalle prime pagine dei giornali – che riguardano il nostro Paese. Mentre il dibattito nazionale è incendiato dalla censura al monologo di Antonio Scurati, in occasione del 25 Aprile, Vladimir Putin si “appropria” di una milionaria filiale di Ariston con oltre 200 dipendenti. Nelle prossime ore passerà infatti sotto il controllo diretto di Gazprom, il colosso energetico-minerario.

Meloni a lezione di strategia da Putin

Al centro di questo “intrigo internazionale” c’è Ariston, dicevamo. Nato nel 1960 dalla produzione delle Industrie Merloni, il marchio viene pensato per distinguersi dalle dagli altri prodotti del gruppo. L’obiettivo è il nuovo modo di realizzare prodotti per cucine, scaldabagni, lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi. Il boom è immediato. Ariston diventa leader in Italia e, nel corso dei decenni, rinomato in tutto nel mondo. Negli anni Duemila il gruppo investe e acquisisce società e marchi storici come Chaffoteaux, Elco, Cuenod e Rendamax. Nel 2014 completa le acquisizioni di ATAG Heating (settore del riscaldamento) e di Heat TechGeysers, secondo player nel mercato sudafricano degli scaldacqua. Inaugura anche un nuovo stabilimento in Vietnam. Tra il 2018 e il 2019 il gruppo raggiunge l’accordo con Whirlpool per la re-industrializzazione dello stabilimento di Albacina. E ancora: acquisisce Calorex, azienda leader in Messico nelle soluzioni per il riscaldamento dell’acqua, per il settore commerciale e residenziale. Una mossa che permette ad Ariston di consolidare la propria presenza nel continente americano. Nel 2021 Ariston Group firma l’accordo per l’acquisizione di Chromagen, società israeliana leader nella fornitura di soluzioni rinnovabili per il riscaldamento dell’acqua. Ha sede in Israele e vanta una solida presenza in Australia a cui farà seguito l’assimilazione di Centrotec, azienda pioniera nello sviluppo di pompe di calore. 

Ariston e l’Orso

Tra gli stabilimenti in tutto il mondo c’è quello di Vsevolozhsk, vicino a San Pietroburgo. Ed è su questo che si è creato l’intigro internazionale perché l’impianto rappresenta il 3% di quei 3,1 miliardi di ricavi con cui Ariston ha chiuso il 2023. Non proprio le “due lire e un peperone” cari ai nostri nonni. La gestione è stata trasferita, su decreto del presidente russo Vladimir Putin, alla Gazprom Domestic Systems, la società di Gazprom che produce elettrodomestici. Si tratta di un sito di 64.000 metri quadri, secondo fonti aziendali, di cui 30.000 coperti con 200 dipendenti tra diretti e indiretti e altri 100 della rete commerciale. Nell’impianto vengono prodotti scalda acqua elettrici per il mercato locale. I motivi della decisione dello Zar, per ora, non sono noti. Dall’inizio della guerra in Ucraina, la Russia ha già posto sotto “gestione temporanea” i beni di una manciata di aziende occidentali, giustificando queste mosse come ritorsioni per le azioni di altri Paesi contro imprese russe, colpite da sanzioni. Insomma: la prima risposta dell’Orso alle politiche estere dell’Ue e sempre sostenute da Meloni. Politiche basate sugli embarghi che non sono serviti a nulla come abbiamo spiegato qui.

La risposta di Tajani

Le diplomazie sono già al lavoro. «Ho dato mandato al Segretario generale della Farnesina di convocare l’ambasciatore della Federazione russa in Italia» ha subito fatto sapere il ministro degli esteri Antonio Taani. Al lavoro anche con Bruxelles in raccordo con la Germania. Sì, perché Putin si è “preso” pure le filiali della tedesca Bosch. Non è la prima volta che succede, comunque. Lo scorso anno Putin aveva firmato un altro decreto per il trasferimento temporaneo della gestione delle filiali russe di Danone e di Carlsberg all’agenzia federale per la gestione delle proprietà, Rosimushchestvo. Il provvedimento era stato adottato dopo che la società francese e quella danese avevano annunciato l’intenzione di uscire dal mercato russo. A quanto pare, allo Zar non piace esser minacciato…

Le posizioni dell’Italia

Meloni a lezione di strategia da Putin. L’ultimo tassello – tutt’altro che secondario – sono proprio le mosse della presidente del consiglio. Nel suo ultimo intervento al Parlamento, nonostante persino il Papa abbia suggerito la resa dell’Ucraina e l’esercito sia allo stremo, lei non ha voluto sentire ragioni. Ha continuato sulla strada tracciata da Bruxelles: una via di mezzo fra la propaganda e il non voler alzare la mano è ammettere “Signori, ci siamo sbagliati”. Meloni ha infatti dichiarato: «Chiedere di trattare lasciando alla Russia i territori che ha occupato significa chiedere la resa e chi dice che le armi inviate sono state inutili dimentica che Putin pensava a una guerra lampo invece combatte da due anni e l’idea di occupare Kiev è ormai fuori dai radar». Peccato che siano passati due anni dall’inizio della guerra, che la “balla” dell’operazione lampo sia stata smontata più e più volte… Quanto sia difficile oggi la situazione dell’Ucraina è sotto gli occhi di tutti. Il capo dell’esercito ucraino ha ammesso: «La situazione al fronte è peggiorata, Putin attacca con successo».

Non è cambiato niente…

Eppure per il governo italiano sembra non sia cambiato niente. «Avanti senza alternative alla guerra sino all’ultimo ucraino» hanno sottolineato gli esperti. Meloni lo dice, in tono meno comiziante, proprio nell’ultima relazione al Parlamento. Non tanto perché ribadisce il pieno sostegno a Kiev o difende l’accordo di «cooperazione a 360 gradi con l’Ucraina». Quello era scontato. Ma perché non esita a chiedersi «come si può trattare con la Russia, che non ha mai rispettato nessun impegno?». E qui c’è il labirinto in cui si è inserito il Governo Meloni. La Guerra non si può abbandonare, con Putin non si può trattare e allora che si fa? Non è dato sapere. Intanto lo Zar muove le sue pedine e si prende filiali di multinazionali italiane, danesi, tedesche e francesi. 

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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