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Mamma E Manager: Non è Vero che Dobbiamo “Accontentarci”!

Mamma E Manager: Non è Vero che Dobbiamo “Accontentarci”!
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Siamo troppo spesso abituati a pensare che “la coperta sia sempre troppo corta”. 

Non c’è abbastanza tempo, non abbastanza spazio o denaro per fare ciò che vogliamo. Per andare dove vogliamo, per essere chi desideriamo. Come se le nostre vite dovessero viversi nei ritagli, o meglio negli scarti, di qualcun altro. Perché quasi sicuramente c’è qualcuno là fuori che ha più di te e che quindi finisce per  “toglierti la tua parte”. 

Ma qualcuno CHI? Il punto sta tutto qui: “NESSUNO ti sta togliendo qualcosa”! 

I recinti mentali 

Hai presente l’esperimento sulla paura di valicare i nostri confini che viene fatto sulle formiche? Beh, in sostanza viene posta una formica sul tavolo, libera. Dopo un po’ che la formica si aggira spensierata su tutta la superficie che ha a disposizione, le viene disegnato tutto attorno con un pennarello blu, un cerchio. 

Ora la formica è un “recinto”…. ma è solo un disegno! 

Ebbene nonostante sia soltanto una linea marcata con un pennarello colorato, la formica immediatamente smette di camminare in modo libero. Inizia a spaziare solo al di qua del recinto dipinto. 

Eppure potrebbe uscire senza alcuna fatica…  

Ecco a volte ci comportiamo così anche noi, anche senza saperlo. Lo facciamo quando iniziamo a dare credito alle voci che ci dicono:  Devi fare delle scelte, non puoi avere tutto”, “O fai la mamma o fai carriera”, “Non puoi lavorare tanto, accontentati di avere un lavoro, ora che sei mamma”. 

Abbondanza o abbastanza? 

Come se essere felici sia una questione di “quantità”, all’improvviso una donna che diventa mamma si sente catapultata in un mondo di rinunce perché non può pretendere di rimanere una “donna”, non può permettersi di essere soltanto una “moglie”, non può peccare di tracotanza e pensare ancora di poter far carriera e diventare una “manager” o una “imprenditrice”.  

Una donna quando diventa mamma, sembra che non abbia più alcuna identità che non sia ESSERE UNA MAMMA. 

E in questa stortura identitaria molte donne iniziano a pensare che forse è proprio così che deve andare per loro da lì in poi…  Ora il tempo, lo spazio, il denaro, sono cose che non riguardano più te. Riguardano sempre e solo gli altri. 

Ma bada bene che questa è una vera e propria trappola.

Una trappola  “disegnata” da coloro che non credono nel potere dell’abbondanza, perché da troppo tempo vivono nel mondo dell’ “abbastanza”. 

Non aver paura di andare in disaccordo 

Ma come si fa ad uscire da questo modo di pensare così comune e così impattante? 

“Non aver paura di andare in disaccordo”, “non accettare” – mi risponde decisa Elena Busato, manager di Open Source Management e mamma di tre figlie meravigliose. 

Sei tu che casomai accetti che è arrivato il momento di accontentarsi, non gli altri!” – prosegue Elena.

 “Ci sono tante persone che per cultura, per esperienze passate, o per l’educazione che loro stesse hanno ricevuto, credono davvero che una donna non possa pensare di avere di più dalla vita una volta diventata mamma. Credono davvero che tutto di loro stessa debba essere messo da parte. Non ne faccio loro una colpa. Purtroppo per loro è andata così. 

Ma è importante sapere che le cose possono andare anche molto diversamente. Bisogna avere il coraggio di dire che non siete d’accordo, che volete di più, che non avere intenzione di rinunciare alle vostre ambizioni e ai vostri desideri pur impegnandovi al mille per mille per essere delle ottime madri! Una cosa infatti non esclude l’altra!

Tanto vale stare a casa no?!

“A 25 anni sono diventata mamma. Ai tempi avevo appena cambiato lavoro, avevo preso la decisione di aiutare mio marito, Igor, nel suo salone di parrucchieri in una nuova città, lontani dalle famiglie. Ricordo che portavo mia figlia in salone ogni giorno e chiamavo una baby sitter durante il fine settimana, perché i ritmi erano molto più serrati. 

Non dico che fosse sempre tutto facile, ma per me non era nemmeno contemplato il fatto che non ce l’avremmo fatta. 

Dopo qualche anno divento mamma per la seconda volta. Né io né Igor avevamo allora tutta la conoscenza sul management di impresa che abbiamo oggi, e così, non riuscendo a delegare al meglio le cose in salone decidiamo di tornare vicini alle nostre famiglie. 

Mi ritrovo a ricominciare tutto da capo, mandavo cv ovunque, ma niente… Molte persone mi chiedevano perché fossi così vogliosa di tornare a lavorare, avendo due figlie di cui una appena nata. 

Tante donne mi dicevano che se anche avessi trovato un lavoro quasi certamente avrei dovuto investire tutto lo stipendio tra asilo e baby sitter… tanto valeva stare a casa no?!”

Quanto vale la tua felicità? 

“Ebbene, non mi vergogno a dirlo. Una volta che trovai il lavoro come commessa, tra sì e no rimanevo con cento euro in tasca dopo aver pagato l’asilo e la babysitter. Quello però per me non era un sacrificio: era un investimento. 

Un domani le mie figlie sarebbero cresciute, avrebbero fatto il loro percorso… e di me che cosa sarebbe stato se mi fossi fermata? Se avessi accettato che non potevo permettermi di fare e di avere di più dalla vita? 

Io ho investito su di me sapendo che quel sacrificio avrebbe fatto del bene a me, ma anche alle mie figlie. Una mamma fiera di sé, economicamente indipendente, felice della vita che sta conducendo, è una mamma che saprà comunicare e trasmettere tutto questo anche alle proprie figlie. Mi rendeva più tranquilla ed entusiasta quando ero a casa, mi rendeva più propensa a giocare, raccontarci. 

Certo, non sto dicendo che lavorare sia l’unica via per essere felici. Ci sono tante donne che hanno i l grande desiderio di fare altro, e va bene così, il punto è: STAI FACENDO QUELLO CHE VUOI TU O QUELLO CHE VUOLE QUALCUN ALTRO? La differenza è tutta qui!” 

Non fermarti alla prima strada che trovi 

“Per me non accontentarmi, ha significato anche non accettare il primo lavoro che avevo trovato. Io volevo crescere, ero consapevole di poter fare qualcosa di importante per gli altri, qualcosa che mi facesse sentire valorizzata, che mettesse a frutto i miei talenti. 

Anche se avevo due bambine, non ho avuto paura di cambiare per l’ennesima volta, non ho ceduto all’abbastanza. Mi sono messa in gioco tante volte e poi, nel 2014 ho iniziato a lavorare in OSM, prima come segretaria organizzativa, poi come responsabile e ora come Manager di vari progetti e gruppi aziendali. 

In OSM ho trovato l’apertura mentale che cercavo, un luogo in cui essere donna o mamma non era un peso per nessuno, anzi… In OSM poiché vince la meritocrazia e l’importanza del miglioramento personale ancor prima di quello professionale, ho trovato la mia vera grande opportunità. Ho trovato un posto in cui la maggioranza delle persone la pensava come me: l’Universo è abbondanza, di tempo, denaro, persone e opportunità.”

Rispetta i tuoi tempi 

Due anni fa, sono rimasta incinta per la terza volta. Non era previsto. Molti dei miei piani lavorativi sono saltati, o meglio, ci hanno messo un po’ do tempo in più per concretizzarsi. Non tanto per le dinamiche aziendali, quanto per questioni fisiologiche e di cura.  

A posteriori penso che sia stata la cosa più bella che potesse accadere nella nostra famiglia. Un insegnamento da parte della vita che mi ha fatto capire che a volte ciò che pianifichiamo non è sempre la cosa migliore per noi, che se qualcosa salta è perché alla fine deve prima maturare qualcos’altro dentro di noi. 

Ci sono dei tempi sacri che vanno rispettati, godendoli nel qui ed ora, nel tempo presente. Un tempo in cui puoi domandarti davvero se hai intrapreso la strada giusta, quali sono le tue priorità, se sei nel pieno rispetto della tua natura e dei tuoi valori. Alcune lo capiscono immediatamente, altre hanno bisogno di più tempo, proprio come me. 

Beh, anche in questo caso sappi che va tutto bene. Non è detto che chi ha le idee chiare o trova tutte le risposte nell’immediato è meglio di te, o andrà più lontano. Ognuno è nel suo percorso, bisogna solo imparare ad accettare e rispettare i propri tempi.

Una persona in più = amore esponenziale

A volte si crede che quando c’è una persona in più nel gruppo, in famiglia o in azienda, gli altri abbiano di meno di conseguenza. Meno cibo, meno attenzioni, meno denaro, meno opportunità. In verità le cose stanno al contrario. 

Da quando siamo in cinque in famiglia l’amore, il tempo, le opportunità, l’AMORE sono aumentati in modo esponenziale. Non è vero che la coperta è sempre “troppo corta” a un certo punto. Quando c’è una persona in più, è come se si liberasse un potenziale mai visto, come se il gruppo diventasse esponenzialmente più forte e coeso. 

Come mamma lo vivo quotidianamente vedendo quando impegno, dolcezza e cooperazione c’è tra le mie figlie, da parte di mio marito. Come manager ogni volta che arriva una risorsa in più mi rendo conto quanto tutto si semplifichi, si velocizzi e migliori.

Questa è la grande consapevolezza che voglio lasciare alle mie colleghe manager che sono mamme o che lo saranno: non ascoltate coloro che dicono che sarà sempre tutto tanto complicato. L’amore vince su tutto, l’amore crea. 

 

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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Il Coraggio Di Fiorire: Intervista a Doretta Scutti
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Quando si parla di impresa, di realizzazione personale o professionale, si parla spesso di coraggio. Coraggio di cambiare, di sciogliere compressi, di tuffarsi nel vuoto, di rischiare, di investire ecc. Ma che cosa significa davvero, avere coraggio? E come possiamo noi ogni giorno alimentarlo e farlo vivere al di là di ogni paura e giudizio? 

L’etimologia della parola coraggio deriva dal latino coratĭcum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cŏr, cŏrdis cioè ’cuore’ e dal verbo habere ossia ‘avere’. L’origine della parola coraggio dunque risiede nell’espressione: avere cuore. 

Per comprendere il significato di “coraggio”, dunque, dobbiamo passare attraverso l’esplorazione del nostro cuore.

Se ci pensi quando accordiamo uno strumento che cosa facciamo? Allineiamo le frequenze sonore affinché possa esserci un’armonia. E se rifletti su quello che accade quando prendi un accordo con qualcuno, ti puoi rendere conto che, in sostanza, fai sì che le vostre volontà vibrino alla stessa frequenza. 

Avere coraggio vuol dire quindi connettersi alla sede dell’amore, la forza più grande che esista, quella che supera ogni paura, ogni dolore, ogni giudizio. Significa tornare a vibrare con le proprie frequenze più intime, quelle appunto del cuore, che sanno come connettere ciò in cui crediamo con ciò che facciamo. 

Ed è proprio questo che ha fatto Doretta Scutti a un certo della sua vita, quando ha deciso di rifiutare un posto fisso, quando ha deciso di aprire il suo negozio e poi di chiuderlo per rivoluzionare il suo business.

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Una delle cose che mette al proprio posto il nostro Ego è l’attività di gestire e far crescere collaboratori sotto la nostra guida. Per riuscire in questo intento, infatti, bisogna essere pronti a dedicare una grande quantità di tempo, cure ed energie ad altre persone in modo totalmente disinteressato. Bisogna essere coscienti di star piantando dei semi in azienda, i cui frutti, probabilmente non riusciremo a vedere. Semi che però faranno la grande differenza nel futuro delle nostre organizzazioni. 

Coloro che pensano di far vincere le proprie persone mettendo avanti se stessi, puntando ad un immediato tornaconto, difficilmente ottengono risultati straordinari. Difficilmente riescono a godere di una vera e propria leadership tra i propri collaboratori. Questo perché l’autorevolezza è qualcosa che ti viene riconosciuta dal basso, non ha a che fare con il ruolo o la targhetta che si trova alla porta del tuo ufficio. E quando abbiamo la responsabilità di far vincere qualcuno, si sente, se in verità ciò che puntiamo a far crescere è il nostro potere o il nostro stipendio.

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Noїr: uno store di abbigliamento simbolo di emancipazione 
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In questa rubrica abbiamo già avuto modo di parlare di come i nostri abiti siano il simbolo della nostra identità e del nostro benessere. Di come essi non siano semplicemente un modo frivolo di vestire i nostri corpi e di mostrarci al mondo.

Lo dice anche la stessa etimologia della parola “abito”. Dal latino habitus questo termine è profondamente connesso alle nostre abitudini e alla nostra disposizione d’animo, ossia il nostro carattere.

“Abito” quindi è una parola che ha che fare con i nostri comportamenti, le nostre inclinazioni e personalità. Ben più di un outfit da acquistare per un’occasione particolare, ben più di una serie di indumenti da impilare nel nostro armadio.

L’abito nel suo significato più profondo si intreccia dunque con l’etica, con la ricerca costante della propria felicità e della propria realizzazione. Non è un caso che quando ci sentiamo perfettamente allineate con i nostri valori attraverso i nostri comportamenti ci sentiamo “a casa”, abitiamo il nostro vero io.

Tutto questo lo ha colto molto bene Arianna Rubin, la nostra intervistata di oggi. Una ragazza di quasi trent’anni, un’imprenditrice e un’influencer, che da tempo lavora duramente non solo per realizzare il suo sogno, ma per far sì che ogni donna possa realizzare il suo.

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