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L’officina dei maghi e delle fate

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“Nonno – chiese il bambino – ma è vero che esiste un luogo dove si recano le fate e gli elfi quando sembrano aver perso la magia?”

“Certo, piccolo – rispose il nonno – la magia, come sai bene, non è mai perduta, è insita in ognuno di noi, ma qualche volta possono accadere alcune cose che la congelano e, allora, il nostro elfo o la nostra fatina, pur rimasti molto capaci non riescono più… la polverina magica sembra finita o non si riescono più a raggiungere i pensieri felici…”. 

“Ma tu sai bene che non è così, vero nonno?”

“Sì! La magia non finisce mai, ma possono accadere delle cose che ci allontanano da essa. 

Qualcuno dice al mago che è cattivo, la fatina di colpo inizia a pensare di aver sbagliato, iniziano a diventare seri e, così facendo, escono dal mondo magico e iniziano a vedere la realtà che vedono anche tutti gli altri. 

E più la vedono e provano a cambiarla con i sistemi che usano anche tutte le altre persone, più si sentono inetti ed incapaci e, ben presto perdono il sorriso. Allora sì che la magia scompare, mio caro nipote…”. 

“E allora che cosa possono fare quando si trovano in quella condizione?”

“In realtà un luogo esiste, un luogo magico e misterioso dove gli elfi o le fate possono recarsi. In quel luogo è mantenuta una copia dei loro “io magici” e non appena la fata o l’elfo lo vedranno immediatamente capiranno e ritorneranno nei loro pieni poteri…”.

“Mi stai dicendo che se una persona si sentisse in difficoltà, si sentisse persa, o sentisse di non avere più le capacità di una volta, esiste un luogo dove lei potrebbe recarsi e in un istante tornare a brillare come prima, come se nulla fosse successo????

“Sì, piccolo, ma arrivarci non è facile, soprattutto perché ora non hai più la magia…”

“E come ci si arriva, nonno?”

“Vedi nel nostro mondo di oggi esistono tantissimi maghi e tantissime fate che si sono dimenticate di chi erano una volta e conducono vite assolutamente normali. Una volta persa la magia, hanno finito per accettare la loro condizione immedesimandosi completamente nella società e nei loro ruoli. Ora non sono più esseri magici ma sono diventati professori, manager, commessi, autisti, medici, imprenditori. Tirano avanti. A volte sono più fortunati e ottengono grandi risultati, altre volte soffrono. Ma la magia di una volta, quella non ce l’hanno più…”. 

“Però, caro nipote, anche se ti sei dimenticato/a di averla, la magia rimane sempre con te e ogni tanto si fa sentire o viene a bussare ed è come se ti invitasse a tornare nel luogo magico dove potrai trasformarti un’altra volta. 

È una sorta di richiamo….

“Accade così che l’autista nella notte, nel corso di un lungo viaggio, ad un certo punto pensi che non dovrebbe fermarsi alla sua meta, ma che dovrebbe proseguire nella guida. Nell’avere quel pensiero si sente strano, ha come la sensazione di voler fuggire ma in realtà non si rende conto che quello altro non è che il richiamo del suo “io magico” che da lontano prova a chiamarlo e a ricordargli chi era….”.

“Oppure accade che l’individuo che si è alzato la mattina, osservandosi allo specchio in un attimo di silenzio, non si riconosca. ‘Non sono più io – si dice – mi è successo qualcosa’. Di nuovo è il suo “io magico” che gli sta parlando. Da lontano lo chiama e lo stimola affinché lui si ricordi di chi era e possa tornare…”.

“In altri giorni la persona si sente sola e un po’ colpita da tutto e tutti e prova grande tristezza… In realtà la solitudine che sente in quel momento non dipende dal non avere amici che gli sono vicini. Infatti, se guardi attorno a te, casomai hai solo persone desiderose di aiutarti. Chi ti manca davvero è il tuo “io magico” in quei momenti di auto-analisi quella lontananza ti fa stare proprio male…”

“Anche osservando l’immensità del mare il tuo io magico torna a parlarti. Sei portato a pensare a che cosa ci sia dall’altra parte. Dall’altra parte c’è il tuo io magico che ti chiama. Sei quasi desideroso di metterti in viaggio ma poi decidi di “tornare nella normalità” e, di nuovo, ti allontani dalla magia…”

“Nonno, ma allora mi stai dicendo che per ricongiungerci con il nostro io magico dobbiamo fare una follia??? Tipo lasciare tutto e tutti o metterci ad attraversare il mare????”

“Da ragazzi queste sono cose che un po’ tutti noi abbiamo fatto e che ci hanno portato grande gioia e spensieratezza. Oggi per molte persone non è più possibile farle, ma esiste comunque un rimedio che anche loro possono utilizzare…”

“E quale sarebbe questo rimedio, nonno?” 

“Per ricongiungerci con il nostro io magico dobbiamo ritornare a fare UNA MAGIA: 

– elogiare il comportamento di qualcuno anche quando saremmo portati ad attaccarlo; 

– fare qualcosa di importante per qualcun altro anche quando non ne avremmo il tempo o, a nostra volta siamo a corto di mezzi; 

– impegnarsi per far sorridere qualcuno quando a nostra volta ci sentiamo morire dentro; 

– perdonare un vecchio amico; 

– lasciare fluire l’amore anche quando gli altri non vorrebbero o non sarebbero d’accordo; 

– lodare i nostri genitori ed ammirarli perché ci hanno dato la vita non importa gli sbagli che hanno fatto;

– amare noi stessi quando tutti sembrano darci contro, ricordandoci che l’universo che ha messo in noi la vita aveva ed ha ancora per noi un progetto molto importante”.

“Sono azioni come queste, caro nipote, che ti trasferiscono immediatamente nel luogo dove è custodito il tuo “vero io magico”. Una semplice azione e tutto cambia.”

“Osserva quel ristoratore. Il suo locale oggi è pieno di persone e lui sta festeggiando per il grande incasso. Forse non si ricorda che la settimana scorsa, quando si sentiva triste e stava prendendo in considerazione anche di interrompere l’attività, mentre era sulla soglia del ristorante ha incontrato una famiglia messa peggio di lui e quella sera ha deciso di servire loro il più bel pasto della loro vita… Mentre serviva al tavolo passava dalla tristezza per la sua condizione all’euforia per il gran gesto che stava facendo. La magia stava lavorando dentro di lui… E non è un caso che questa settimana gli sembri tutto cambiato…”. 

“Osserva quell’insegnante. E’ contenta perché una casa editrice per ragazzi le ha commissionato un libro. Questo era uno dei sogni della sua vita e a lei sembra accaduto per il suo grande duro lavoro. Si è dimenticata che un mese fa, mentre interrogava un ragazzino che non era per niente preparato, invece che dargli 4 come avrebbe dovuto, si è fermata a parlare con lui dopo la lezione, e gli ha evidenziato tutte le grandi caratteristiche che possedeva. Il ragazzino è corso via in lacrime perché per la prima volta qualcuno lo aveva riconosciuto… E ora? Ora le sue mete sembrano tornate a funzionare…”.

Tutti noi possiamo fare una magia e immediatamente saremo riconnessi ad una forza straordinaria, una forza che ci darà modo di cambiare le cose”. 

Fu così che il bambino raccolse un fiore, fece alcuni passi e lo porse a un’anziana signora che, pensierosa, stava aspettando l’autobus. Si trovavano nella zona dell’ospedale e probabilmente quella signora era stata a fare delle visite. Questa dapprima non seppe cosa fare, poi rispose con un grande sorriso.

In quel momento il bambino sentì dentro di sé una forza che lo avrebbe quasi portato a volare.

Aveva compreso il significato della Magia.

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Paolo Ruggeri

Paolo A. Ruggeri è un imprenditore che gestisce numerose aziende in diversi paesi nel mondo. Socio fondatore di OSM, società Italiana di consulenza che aiuta gli imprenditori a comunicare con i dipendenti, a far crescere il loro business e ritrovare la motivazione in azienda, con più di quindici sedi distribuite in Europa, Stati Uniti, Canada, Russia e Medio Oriente. Inoltre, dirige o possiede partecipazioni in aziende in svariati altri settori intorno al mondo, dall'immobiliare all'Editoria, dalla consulenza per l'internazionalizzazione d'impresa al marketing e alla ristorazione.

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