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Lobby sioniste: ecco come muovono i fili della politica statunitense

Con lobby si intende un gruppo di persone o aziende riunitosi con l’intento di influenzare, tramite strategie esterne, le istituzioni, in modo da favorire i propri interessi. Le armi di questa campagna di influenza? Tendenzialmente prestigio e denaro. 

È un fenomeno frequente che coinvolge tutti i livelli del potere. Da quello legislativo, a quello amministrativo o  giudiziario, fino anche finanziando vere e proprie campagne mediatiche o campagne elettorali mirate. 

Nello specifico, una lobby influente e con radici ben piantate nella storia americana è quella israeliana (talvolta chiamata lobby sionista). Ma prima di scriverne, è doveroso fare un disclaimer: parlando di lobby sionista non vogliamo sminuire o discriminare il credo di alcun individuo, bensì solo parlare di dinamiche politiche ed economiche così denominate.

Concordi su questo, dobbiamo accettare due evidenti realtà. La prima è che il fenomeno delle lobby, intese come gruppi di influenza, è qualcosa di evidente e presente già dall’alba dei tempi. Un esempio potrebbero essere il senato e la classe aristocratica ai tempi dell’Impero romano quando, talvolta e in modo celato, il loro giudizio ha guidato la storia molto più dell’Imperatore stesso. 

Un’altra evidente realtà è che dietro l’alleanza USA-Israele ci siano interessi molto più grandi di quanto sembra.

Di queste lobby ne abbiamo già parlato in un articolo precedente, citando quali fossero i principali interessi americani nel sostenere Israele, citando poi l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) come una delle principali e più potenti presenti sul territorio americano. Fondata nel 1953, è tuttora una delle organizzazioni più influenti e utili nella politica americana. Questa fa pressione sul congresso, appoggia o sminuisce le politiche contrarie al agli interessi di Israele e fornisce non pochi fondi per le campagne elettorali. 

Ma l’AIPAC non è l’unica organizzazione a farlo. Nel 2018, durante le elezioni americane, quest’ultima usò 3.8 milioni di dollari per la campagna elettorale di candidati, per essere poi superata da JStreet, un’altra organizzazione che supporta le relazioni tra Stati Uniti e Israele. 

Un’altra ancora che ha contribuito con più di 500mila dollari è stata la Repubblica Jewish Coalition, la quale ha anche supportato il candidato Ted Cruz (Texas). E molte altre ancora: Israeli-American Coalition for Action, Zionist Organization of America, Republican Jewish Coalition, Christians Uniter for Israel, Alliance for Israel Advocacy. Superando nel 2018 i 5 milioni di dollari di sostegni a politi e candidati.

Ma in cosa si traducono questi sostegni? Perché tutti questi dollari versati? 

Fondamentalmente effettuare una campagna elettorale costa parecchio. Ma ancor più difficile sarebbe chiedere al Congresso di adottare una politica piuttosto che un’altra senza avere una base solida di appoggio. Base che si rivela essere proprio tutto il flusso di denaro a sostegno dei vari candidati. 

Una base solida sulla quale fare leva, per ottenere tutti i vantaggi dell’influenza politica. 

Per non parlar poi della pressione e veicolazione mediatica che si potrebbe costruire con tanto denaro a disposizione. 

Questa è la pressione politica citata in precedenza. E preme sia sul governo che sui cittadini.

Do ut des. Ti finanzio affinché tu mi assista. 

Nello specifico, la radice di questo reciproco scambio può essere anche di natura storica. 

Il rapporto tra le due potenze nasce già negli anni ’60. Israele era un alleato valido contro l’espandersi del potere sovietico in medio oriente. Basti pensare che l’URSS aveva una grande influenza sulla Palestina e per di più era riuscita a provocare colpi di stato in Egitto, Siria e Iraq, garantendosi non tanto la vicinanza ai pozzi di petrolio, ma la lontananza degli americani da questi, indebolendone l’economia. E garantendosi oltretutto numerosi appoggi per entrare nel Mediterraneo e nell’oceano Indiano. 

Per gli americani rimaneva Israele, lasciato senza aiuti militari dalla Francia, l’unico alleato col quale poter contrastare l’URSS in modo efficace e così fu, facendosi strada verso i pozzi di petrolio nel Golfo. 

Do ut des. Tu mi aiuti a rallentare i miei nemici, io ti aiuto a rallentare i tuoi. 

Questi fenomeni lobbistici sono allora un’eredità di queste vecchie alleanze? Magari in parte. La cosa sempre più evidente è che la loro influenza è arrivata oggi a toccare altissimi livelli.

Sorge infine una domanda: quanto la politica mondiale è influenzata da questi gruppi? Quanto il vero potere politico si annida fuori dai nostri parlamenti e si ritrova nei portafogli di poche ed elitarie organizzazioni? 

A voi le riflessioni. 

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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