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Libertà di Stampa in Italia – Un quadro complesso tra rischi e smentite europee

L’Italia si trova spesso ad affrontare un dibattito sulla libertà di stampa, tema cruciale per la salute di qualsiasi democrazia. I dati e le analisi recenti, tuttavia, delineano un quadro complesso, con luci e ombre che meritano un’attenta considerazione. Se da un lato l’Europa cerca di promuovere standard elevati di indipendenza dei media, dall’altro le dinamiche interne ai singoli paesi e le nuove sfide del mondo digitale mettono a dura prova questi principi.

Dunque, come siamo messi?

Il monitoraggio europeo: l’Italia a rischio medio 

Il Media Pluralism Monitor, un progetto di ricerca europeo che valuta lo stato di salute degli ecosistemi mediatici in Europa, ha recentemente pubblicato i suoi risultati, dipingendo un quadro preoccupante dell’Italia. Il nostro paese si colloca in una posizione di rischio medio per quanto riguarda la libertà di stampa e l’indipendenza dei media (lo si può vedere in giallo nell’immagine in evidenza, la quale rappresenta il rischio che il pluralismo venga compromesso, in tal caso dall’influenza della politica; in Italia è il 52%). Questo significa che, pur non trovandosi nella categoria di rischio più alta, l’Italia presenta delle criticità significative che minacciano la genuinità dell’informazione in circolo. Non si tratta di un rischio relativo solo alla qualità delle notizie, ma anche al loro pilotaggio e alla loro distorsione, entrambi necessari per validare scelte politiche, economiche e globali.

Il monitoraggio analizza diverse aree e l’Italia mostra un trend in peggioramento per quanto riguarda, in particolare, la qualità dell’informazione.

Tra le aree di criticità troviamo ad esempio:

  • Protezione fondamentale. Il bel paese è classificato a rischio medio (come detto prima, sul 53%) insieme ad altri paesi europei come Francia e Romania (rispettivamente 38% e 67%). Ciò evidenzia una mancanza di garanzie normative efficaci a tutela della libertà di espressione e del diritto di informare. Il rapporto segnala un aumento preoccupante di iniziative legali contro i giornalisti, anche da parte di membri del governo.
  • Pluralità del mercato. In quest’area, che analizza la concentrazione della proprietà dei media, l’Italia è nuovamente a rischio medio. La sostenibilità economica del settore è in calo, con maggiori rischi per l’indipendenza editoriale dall’influenza commerciale e dei proprietari. Nessun paese europeo è nella categoria a rischio basso.
  • Indipendenza politica. L’Italia si trova in una posizione critica anche per quanto riguarda l’indipendenza politica dei media. La politicizzazione della proprietà dei media, le interferenze politiche nell’autonomia editoriale, la dipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo (RAI) dalla politica e la distribuzione delle risorse statali sono ormai troppo evidenti.
  • Inclusione sociale: Anche in quest’ambito l’Italia è a rischio medio. Questo indica una rappresentazione limitata nei media di minoranze, persone con disabilità e altri gruppi sociali, che compromette la pluralità delle voci e delle prospettive.

Un altro aspetto critico è la mancanza di trasparenza nelle proprietà dei media italiani. Secondo l’Euromedia Ownership Monitor, l’Italia si colloca al quart’ultimo posto in Europa per trasparenza. Ahia. Complesse catene di società controllano i media, il che rende difficile risalire ai proprietari effettivi, coloro i quali tirano i fili di politica e informazione.

Le famiglie che si dividono l’informazione in Italia

Per avere un’idea di come sia suddiviso il potere occorre identificare le principali grandi famiglie, gruppi editoriali e lobby che gestiscono politica e informazione sul territorio italiano.

La famiglia Berlusconi, attraverso Fininvest S.p.A., detiene MFE – MediaForEurope N.V., che include le reti televisive Mediaset (Rete 4, Canale 5, Italia 1) e il Gruppo Mondadori.

La famiglia Agnelli-Elkann, con la holding Exor N.V., controlla il Gruppo GEDI, che comprende testate come La Repubblica, e il Gruppo Editoriale L’Espresso.

Urbano Cairo, tramite Cairo Communication S.p.A., è a capo di La7 e del Gruppo RCS MediaGroup, proprietario del Corriere della Sera.

Confindustria possiede Il Sole 24 Ore e il Gruppo 24 ORE. Altri gruppi includono il Gruppo Editoriale Athesis (controllato dalla Fondazione Cattolica Assicurazioni), il Gruppo Editoriale San Paolo (di proprietà dell’omonima congregazione religiosa), il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol (GeMS), le cui proprietarie sono le famiglie Mauri e Spagnol, il Gruppo Editoriale Citynews (di Luca Lani e Fernando Diana), il Gruppo Editoriale Athesia (della famiglia Ebner), il Gruppo Editoriale Caltagirone (di Francesco Gaetano Caltagirone), e i gruppi Poligrafici e Monrif (entrambi della famiglia Riffeser Monti).

Sky Italia è controllata da Comcast Corporation e Discovery Italia da Warner Bros. Discovery, Inc., mentre la RAI è di proprietà dello Stato italiano (ed è palese, ne abbiamo parlato qui).

Il ruolo dei social media e le recenti scelte di Zuckerberg 

Infine la rivoluzione digitale ha portato nuove sfide per la libertà di stampa e proprio negli ultimi giorni abbiamo avuto delle novità. La recente decisione di Mark Zuckerberg di avvicinarsi alle politiche di Trump, allentando le restrizioni sulle pubblicità politiche su Meta, è un segnale accolto positivamente da alcuni e con preoccupazione da altri. Da una parte la scelta di Meta potrebbe garantire una circolazione più libera di informazioni e ads, dall’altra si teme che questa politica possa amplificare la diffusione di disinformazione e propaganda, compromettendo la capacità dei cittadini di formarsi un’opinione informata e critica.

Oltretutto nel discorso che annuncia l’inversione di rotta e diffuso sui suoi social, Zuckerberg accenna all’Europa come un esempio carente di libertà di parola. Prontamente l’UE ha respinto le accuse di censura mosse dal CEO, affermando che il DSA (Digital Services Act, normativa che mira a regolamentare il funzionamento delle piattaforme digitali) salvaguarda la libertà di espressione, contrastando i contenuti illegali, senza però obbligare le piattaforme a rimuovere i contenuti leciti. Il DSA introduce nuovi strumenti per valutare e correggere i pregiudizi negli algoritmi di raccomandazione, con l’obiettivo di creare un’esperienza online più equa e rappresentativa. Questo evidenzia come, oltre a giornali e televisione, i social facciano ufficialmente parte di uno strumento mediatico in bilico tra censura e mezzo di informazione libera.

È fondamentale quindi che i cittadini siano consapevoli dei rischi che oggi si nascondono dietro un contenuto – che sia sui social o in tv – e si impegnino a promuovere un sistema mediatico più libero, pluralista e trasparente. Solo così sarà possibile garantire un dibattito pubblico sano e una partecipazione democratica informata.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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