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L’IA può già leggerci nella mente

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Può essere il sogno di chi ambisce a entrare nella testa del proprio l’interlocutore, oppure l’incubo di chi, invece, partorisce di continuo pensieri riprovevoli. Da pochi mesi esiste anche una terza opzione: è una realtà per “chi”, dell’etica e della buona etichetta, “francamente se ne infischia”.

Stiamo parlando della lettura della mente, spesso protagonista nei film di fantascienza e ora dannatamente concreta grazie al galoppante sviluppo tecnologico delle intelligenze artificiali. Alcuni studi preliminari hanno già conseguito risultati straordinari, tanto da tracciare la strada per un futuro in cui l’immediata concretizzazione di un’idea potrebbe diventare la prassi.

DAL PENSIERO ALLE PAROLE

La scorsa settimana vi avevamo parlato di Neuralink, il progetto targato Elon Musk che, attraverso un chip da impiantare nel cervello, permette il controllo dei dispositivi elettronici grazie a una semplice connessione Bluetooth. Un’idea sicuramente avveniristica, ma anche invasiva, visto che prevede un’operazione chirurgica e la presenza di un corpo estraneo nella calotta cranica (clicca qui per leggere l’articolo).

Ecco perché la comunità scientifica sta concentrando i propri sforzi anche su soluzioni alternative, come le intelligenze artificiali associate alla fMRI (functional Magnetic Resonance Imaging), una speciale tipologia di risonanza magnetica che è in grado di interpretare l’attività cerebrale.

Sono diversi gli studi attualmente in corso riguardo alla conversione del pensiero in parole. Ad esempio in Texas un’equipe di scienziati ha sottoposto i partecipanti di un esperimento all’ascolto di un podcast in cui sono state raccontate delle storie per 16 ore. Al termine si è cercato di ricreare in forma scritta il contenuto delle registrazioni attraverso l’attività cerebrale degli ascoltatori e il risultato è stato molto coerente con più della metà delle tracce audio. Non si è ottenuta, ovviamente, una trascrizione pedissequa del testo originale, ma il concetto di fondo sì.

Ancora più sorprendente è il software realizzato dagli scienziati dell’Università della California a San Francisco. In questo caso non serve sottoporre una persona all’ascolto di un audio, ma funziona come una sorta di “decoder” in tempo reale delle parole che questa sta immaginando. Al momento il programma funziona esclusivamente con una serie di frasi con cui il sistema è stato addestrato, ma l’obiettivo dichiarato è quello di poter ridare l’uso del linguaggio alle persone che, pur non avendo danni cerebrali, sono impossibilitate fisicamente dal farlo.

Lo scopo principale è quindi medico, ma una simile tecnologia apre un mondo anche dal punto di vista lavorativo, come ipotizzeremo in uno dei prossimi capitoli di questo articolo.

A prescindere dalle questioni di etica e di privacy, che non possiamo sottovalutare, la sfida principale a cui sono chiamati gli scienziati è il fatto che non ragioniamo tutti nello stesso modo, e potrebbe quindi diventare un ostacolo cercare di armonizzare i diversi pensieri in un output ben definito. Oggi è comunque prematuro pensare a simili problemi, perché prima di raggiungere la meta c’è ancora una lunga e tortuosa strada da percorrere.

DAL PENSIERO ALLE IMMAGINI (ANCHE VIDEO)

C’è anche chi vuole andare oltre le parole e punta direttamente alle immagini. E non attraverso un testo digitato, come permettono i software di IA TTI (Text to Image), ma con la semplice lettura del pensiero.

Due studi su tutti. Il primo è opera dei ricercatori dell’Università di Osaka. I neuroscienziati Yu Takagi e Shinji Nishimoto hanno sottoposto i partecipanti alla visione di diverse immagini, che sono poi state ricreate da un algoritmo collegato via fMRI con il cervello dei soggetti d ricerca. I risultati sono stati sorprendenti: l’IA è riuscita a ricostruire addirittura l’80% dell’immagine originale, con una fedeltà che ha stupito gli stessi ricercatori. Gli scienziati giapponesi ci tengono a sottolineare come non si tratti di una vera e propria lettura della mente, perché il loro progetto decodifica esclusivamente il pensiero umano di immagini viste in precedenza, e non quindi sogni o idee astratte, ma ammettono che il potenziale per il futuro è comunque incredibile.

E non è finita qui. Jiaxin Qing, Zijiao Chen e Juan Helen Zhou, rispettivamente della National University di Singapore e della Chinese University di Hong Kong, hanno combinato i dati ottenuti da risonanze magnetiche funzionali con l’IA generativa Stable Diffusion per creare MinD-Video, un modello che può generare addirittura video direttamente dalla lettura del cervello. I soggetti di ricerca erano stati preventivamente stimolati con dei video di vario tenore, ma il risultato del ping pong tra l’attività cerebrale e la decodifica dell’intelligenza artificiale è stato di altissima qualità, con una precisione media dell’85%.

I FANTASCIENTIFICI (?) UTILIZZI NEL MONDO DEL LAVORO

Giochiamo un po’ con la fantasia e proviamo a idealizzare un futuro in cui queste tecnologie saranno così mature da permettere una conversione totale del pensiero umano in parole o immagini.

Immaginatevi la felicità di un artista o di un pubblicitario, che potrebbero creare concept “tangibili” di tutto ciò che frulla loro per la testa. O ancora la velocità con cui sarebbe possibile scrivere romanzi, sceneggiature e briefing, o semplicemente prendere nota di quello che ci circonda.

Dal punto di vista del progresso scientifico, questo genere di intelligenze artificiali potrebbero mettere in relazione i pensieri di diversi ricercatori che, se uniti, potrebbero dare vita a teorie inedite o nuove scoperte.

Pensiamola anche dal lato del cliente, che potrebbe ottenere esperienze personalizzate e totalmente in linea con i propri gusti o desideri. E qui entra a gamba tesa anche il mondo del marketing, che diventerebbe mirato non più soltanto per “categorie” di clienti, ma punterebbe addirittura sulla singola persona.

Stiamo esagerando? Forse. Ma oggi, più di ieri, è una visione del domani più che plausibile.

CONCLUSIONI

Nel nostro articolo abbiamo evitato di affrontare tutte le questioni etiche e legali legate all’implementazione massiccia di questo genere di tecnologie. È evidente che se un governo o una qualsiasi azienda fossero davvero in grado di leggere nella mente delle persone ci troveremmo di fronte a una distopia degna dei più grandi classici letterari del genere.

Diventa quindi fondamentale il ruolo della politica, che dovrà riuscire ad accompagnare lo sviluppo tecnologico verso soluzioni che apportino reali benefici senza alcun tipo di effetto collaterale. E non sarà affatto facile.

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3 thoughts on “L’IA può già leggerci nella mente

  1. Davvero spaventoso!!! Un articolo utilissimo e che ci stimola a vedere il futuro

  2. Molto interessante. Ho letto anche dello sviluppo della tecnologia per tentare di recuperare i ricordi e trasformarli in video. Se ci riuscissero sarebbe un’altra questione estremamente delicata. Sta evolvendo tutto molto velocemente.

    1. Ciao Elisa, grazie mille! Speriamo solo che non stia evolvendo TROPPO velocemente 🙂 Buona domenica!

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