Michele Ferrero, il geniale artigiano di sapori e sogni, ha plasmato molto più di un impero dolciario nella tranquilla Alba. Definirlo un semplice imprenditore è sminuire l’essenza di un uomo che ha riscritto le regole del gioco.
La sua storia, intricata e avvincente, svela un individuo dalla mente curiosa, in grado di coniugare l’imprenditoria con una visione etica e illuminata. Un viaggio attraverso la vita di Ferrero è un’esperienza che va oltre il dolce piacere di gustare i suoi celebri prodotti; è un’immersione nella mente di un uomo che ha plasmato un leggendario marchio mondiale attraverso il connubio magico di ingegno, valori e un’eterna ricerca di significato.
Benvenuti nel mondo di Michele Ferrero, dove l’imprenditoria si fonde con l’anima.
L’uomo dietro il marchio
Prima di diventare il leader di un colosso globale, Ferrero fu un uomo “sui generis,” caratterizzato da una visione singolare e inconsueta. Suo figlio Giovanni lo descrive come un imprenditore che concepiva il capitalismo in modo non predatorio, ma illuminato ed etico. Ferrero non solo inventava le sue prelibatezze, ma le assaporava personalmente, cercando di soddisfare gli umori e i desideri dei consumatori, incarnati idealmente nella figura di una signora, Valeria, regina indiscussa delle sue scelte.
La Nutella, forse il suo capolavoro più celebre, è stata inventata grazie a una prospettiva fuori dagli schemi.
Come egli stesso affermava: “Lavorare, creare, donare” sono le tre parole che riassumono la filosofia del gruppo, che esaltano la cultura di impresa, che raccontano un uomo importante, umile e schivo ma estremamente concreto, una bella persona che ha dato notorietà internazionale ad una piccola ma operosa città come Alba e, insieme ad essa, anche al nostro paese. Del resto, “che mondo sarebbe senza Nutella?”.
“Ecco cosa significa fare le cose in modo diverso da tutti gli altri. Tutti facevano il cioccolato solido e io l’ho fatto cremoso ed è nata la Nutella; tutti facevano le scatole di cioccolatini e noi cominciammo a venderli uno per uno, ma incartati da festa; tutti pensavano che non Italiani non potessimo pensare di andare in Germania a vendere cioccolato e oggi quello è il nostro primo mercato; tutti facevano l’uovo per Pasqua e io ho pensato che si potesse fare l’ovetto piccolo ma tutti i giorni; tutti volevano il cioccolato scuro e io ho detto che c’era più latte e meno cacao; tutti pensavano che il tè potesse essere solo quello con la bustina e caldo e io l’ho fatto freddo e senza bustina” – Michele Ferrero.
Valori che nutrono il successo
L’approccio di Michele si rifletteva nella filosofia aziendale di Ferrero, basata sulla condivisione di valori per creare valore. Una prospettiva che si è rivelata chiave nel plasmare un’azienda planetaria mai quotata in borsa e ancora oggi interamente in mano alla famiglia.
La filosofia di Ferrero è incapsulata nelle tre parole: “Lavorare, creare, donare.” Questo mantra sottolinea l’importanza di condividere valori per creare valore, un concetto che ha guidato Ferrero nella gestione della sua azienda. La storia della Ferrero risale al 1946, con già una cinquantina di dipendenti, ma è stata la dedizione di Ferrero nei confronti dei suoi collaboratori a rendere l’azienda un modello di imprenditoria e capitale umano.
La storia di Ferrero è fatta di aneddoti che evidenziano uno stile unico, un modello di imprenditoria e di insegnamento di convivenza e collaborazione. Ferrero è stato un sognatore pragmatico, che ha istituito linee di autobus per trasportare i dipendenti e ha costruito case per coloro che desideravano vivere vicino al luogo di lavoro. Il rispetto per i dipendenti è stato il pilastro della sua gestione: “I dipendenti devi rispettarli, coccolarli. Devi farli sentire imprenditori a loro volta.”
In caso di morte di un dipendente, Ferrero prevedeva tre anni di stipendio per il congiunto, si impegnava nell’istruzione dei figli dei dipendenti fino alla laurea e ha affrontato le difficoltà insieme ai suoi dipendenti, ripartendo dopo le drammatiche alluvioni del 1948 e del 1994.
Il successo della Ferrero è tangibile nei numeri: nel 2022, guidata dal figlio Giovanni, l’azienda ha raggiunto un fatturato di 14 miliardi di euro, con oltre 41.000 dipendenti in 55 paesi e 25 stabilimenti produttivi in 5 continenti. Michele Ferrero, noto affettuosamente come “signor Michele” dai suoi dipendenti, ha dimostrato di essere capace di dedicare il suo tempo a ciascuno di loro, anche quando il numero dei dipendenti superava i ventimila.
17 massime per una leadership autentica e umana
La leadership di Michele Ferrero, non si limitava solo alla creazione di deliziosi prodotti, ma si estendeva alla guida e alla valorizzazione dei suoi collaboratori. Ferrero aveva chiaramente delineato le sue 17 massime, appese come regole d’oro nei corridoi dell’azienda, dimostrando un approccio unico alla gestione delle risorse umane.
Le prime massime sottolineano l’importanza di mettere a proprio agio i collaboratori, dedicare loro il tempo necessario e ascoltare attentamente le loro opinioni. La sedia più comoda del suo ufficio era riservata a loro, evidenziando il rispetto e l’attenzione che Ferrero attribuiva al suo team. La chiarezza decisionale rappresentava un altro pilastro della sua leadership, con l’incoraggiamento della partecipazione dei collaboratori nelle decisioni aziendali per creare un senso di coinvolgimento e fiducia reciproca.
Ferrero sottolineava l’importanza della comunicazione aperta, coinvolgendo i collaboratori nei cambiamenti e discutendo con loro prima dell’implementazione. Il riconoscimento degli sforzi positivi e la comunicazione di critiche solo quando strettamente necessario erano parte integrante del suo approccio. La tempestività nelle azioni e l’umanità rappresentavano valori centrali, mentre la gestione delle cause anziché dei comportamenti evidenziava la profondità della sua comprensione dei problemi.
La sua leadership si caratterizzava per la consapevolezza dei propri limiti, l’ammissione serena degli errori e l’apprendimento da essi. La preoccupazione per ciò che i collaboratori pensavano di lui, l’evitare adulazioni e il prendere le decisioni con calma riflettevano la saggezza e la maturità di Ferrero come leader. Il rispetto per la dignità dei collaboratori, l’evitare di chiedere cose impossibili e il dare in modo equo e tempestivo rappresentavano ulteriori principi di questa guida illuminata.
La sua ultima massima era una chiara dichiarazione: “Se non credete in questi principi, rinunciate ad essere capi.” Questa affermazione rifletteva la profonda convinzione di Ferrero che la leadership autentica richiedesse l’adesione a principi etici e umani.
Una fede straordinaria
Michele ha affrontato la perdita del padre Pietro e dello zio Giovanni, ma la tragedia più grande è stata la prematura scomparsa del figlio primogenito Pietro nel 2011, destinato a guidare l’azienda insieme al fratello Giovanni. Nonostante le avversità, Ferrero ha mostrato una fede straordinaria che ha contribuito a superare le sfide personali e aziendali.
Michele Ferrero è stato più di un imprenditore di successo; è stato un uomo che ha incarnato la spiritualità nel mondo degli affari. La sua fede straordinaria, unita a valori umani autentici, ha plasmato un modello di imprenditoria etica ed illuminata.
L’eredità di Michele Ferrero
Ferrero ha dimostrato che l’imprenditoria può essere guidata da valori orientati al bene comune. La sua storia continua a risplendere attraverso i prodotti iconici della Ferrero, che hanno conquistato il palato e il cuore di milioni di persone in tutto il mondo e la sua storia rappresenta un esempio unico di come il genio italiano possa trasformare l’ordinario in straordinario.
L’eredità di Ferrero va oltre la Nutella e i suoi deliziosi prodotti. Questa storia ci dimostra come la spiritualità e l’etica possano guidare un’azienda al successo duraturo, lasciando un’impronta positiva nel mondo degli affari e nella società.



