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Leadership Femminile: la sottile differenza tra solitudine e isolamento 

Leadership Femminile: la sottile differenza tra solitudine e isolamento 
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Un’intervista a Nadia Billeci 

Quante volte ti è capitato di sentirti sola? Di sentirti incompresa? 

Quante volte ti è capitato di sentirti nell’impossibilità di comunicare alle persone attorno a te ciò che provavi davvero? 

Tra le responsabilità trasversali, ordinarie e straordinarie, di una donna sembra non esserci sempre il tempo di esternare le proprie emozioni e i propri pensieri in modo trasparente e istantaneo. La forza delle donne che al contempo ricoprono il ruolo di lavoratrici, madri e mogli nasconde, infatti, un peso esistenziale che spesso le mette al muro nei momenti di fragilità e fatica. 

Quasi come se non potessero mai mollare neanche di un centimetro, molte donne sentono di non aver il permesso di prendersi una pausa, di mostrarsi vulnerabili, di togliersi di dosso quell’armatura che quotidianamente le veste di una potenza strabiliante. 

La condizione del leader: un connotato naturale delle donne 

Proprio come tutti coloro che ricoprono ruoli di leadership, dunque di cura e grande responsabilità nei confronti di molte altre persone, le donne vivono per natura e cultura quella sensazione di DOVER ESSERE sempre al top della loro forma. Fisica, mentale ed energetica. 

Un leader è infatti una guida, un modello per gli altri, un esempio da ammirare e seguire. Come può lasciar scorgere le sue debolezze nei confronti di coloro che dovrebbe aiutare? 

A chi può rivolgere nei momenti di fragilità? Non peccherebbe forse di incoerenza se lasciasse trasparire la sua fatica o i suoi dubbi? Non perderebbe forse di leadership quel leader che mostrasse al mondo la sua vulnerabilità? 

Queste domande portano a considerare un tema sviscerato in lungo e in largo in fatto di leadership: la solitudine. Una condizione che sembra essere inevitabile per tutti coloro che hanno deciso di essere a capo di un gruppo di persone. Per tutti quelli che hanno deciso di prendersi la responsabilità del cambiamento e del miglioramento della vita di molti altri individui. 

Ma cosa si intende esattamente per solitudine

Nadia Billeci e la community di Impresa è Donna

Ho parlato di questi temi con Nadia Billeci, Project Manager dell’associazione L’Impresa è Donna e della Onlus OSM Kid’s e Talent. Una giovane donna, mamma e compagna di vita piena dell’entusiasmo tipico di chi lavora incessantemente per trasformare il nostro mondo in un posto migliore. 

“Quando Anna Aulico mi ha chiesto di far parte di questi progetti nel ruolo di Project manager, la mia risposta è stata subito sì. In passato la mia esperienza personale e professionale infatti mi aveva portato a mettere in dubbio le mie capacità di donna, di lavoratrice e madre. Spesso mi sono sentita inadatta a ricoprire ognuno di questi ruoli. Insufficiente, non abbastanza, non meritevole. 

L’invito di Anna era qualcosa di molto più grande che un nuovo ruolo: era l’occasione per fare in modo che la mia storia non si ripetesse più. Il segnale che era il momento giusto per contribuire, per fare in modo che ciò che era successo a me non accadesse più a nessun’altra donna”.

Il bisogno di essere ascoltati fuori dal giudizio e dall’invidia 

Oltre al tour di eventi che organizza ogni mese, Nadia si occupa di fornire assistenza alle associate di Impresa è Donna attraverso webinar e confronti costanti all’interno della community. Un luogo protetto e sicuro in cui manager, imprenditrici e collaboratrici di azienda possano abbattere il muro del silenzio e confrontarsi sulle loro sfide e ambizioni senza la paura del giudizio altrui. 

“Ciò che ho notato di più dagli interventi delle nostre associate è la sensazione di non poter essere libere di essere se stesse al cento per cento. C’è come una barriera che scherma i sentimenti delle donne che devono trattenere nei confronti dei loro compagni, collaboratori, parenti e amici per far sì che non venga meno il loro spirito di sacrificio e responsabilità.

Una condizione che spesso fa sentire sole le donne, le quali hanno un grande bisogno invece di parlare, comunicare e confrontarsi in merito alle loro difficoltà, ma anche di gioire insieme dei propri successi riconoscendo i propri meriti e talenti. Con L’Impresa è Donna la sfida è infatti proprio quella di aprire un dialogo sincero e trasparente, nella solidarietà totale, convinte che l’unione fa la forza.”

Solitudine e isolamento: due “falsi” sinonimi 

Quando diciamo di sentirci sole a volte commettiamo un errore di leggerezza. Forse perché nel parlare comune tendiamo ad abbinare la solitudine al concetto di isolamento. Questo non ci consente di vedere con lucidità la grande opportunità che si nasconde dietro la condizione della “solitudine del leader”. 

Prendo allora in prestito la riflessione di una filosofa a me molto cara, Hannah Arendt. Nel suo libro l’Origine dei Totalitarismi, Arendt precisa che l’isolamento è quella condizione dis-umana in cui gli individui vengono privati della relazione con gli altri. L’isolamento è il regno dell’abbandono e della lontananza. L’isola è infatti qualcosa di staccato da tutto il resto, per di più difficilmente raggiungibile. 

La solitudine d’altra parte ha un significato completamente diverso che ci riporta all’unicità e al rapporto con noi stessi. In questo senso la solitudine è quella condizione in cui noi ci prendiamo del tempo per stare con noi stessi, avviando un dialogo interiore per misurarsi con i nostri pensieri ed emozioni. 

L’isolamento è incomunicabilità 

La solitudine è la possibilità di comunicare in modo intimo con noi stessi. 

Un’opportunità per crescere e fiorire 

Con questa distinzione chiara in mente possiamo dunque affermare che la solitudine tipica della leadership femmnile sia in realtà una grande opportunità di crescita per ognuna di noi. Si tratta di un cambio di paradigma tanto sottile quanto essenziale. La nostra spinta verso la cura e l’aiuto, tutto il nostro senso di responsabilità non dovrebbe portarci a sentirci isolate, semmai dovrebbe essere una condizione che ci permette di prendere del tempo con noi stesse per comprendere davvero ciò che proviamo e desideriamo per noi e per le persone che ci prendono da modello. 

Dentro di me, qualcosa di più forte, mi diceva che era ingiusto che io non mi sentissi mai abbastanza o mai all’altezza, perché non era vero che mi mancasse qualcosa per essere e sentirmi una buona collaboratrice e una buona madre. Sapevo di poter raggiungere qualunque risultato desiderassi e quando ho preso piena consapevolezza di tutto questo, la mia vita è cambiata.

Lì ho veramente innescato un dialogo funzionale allo specchio che mi ha permesso di individuare quali fossero i miei valori e i miei principi insindacabili. Ho compreso che la mia bussola è composta da cose come l’amore, la gentilezza, la disponibilità e l’aiuto e qualunque persona o ambiente metta a repentaglio questi miei punti cardinali sono disposta a perderla.

Prima viene il mio benessere, poi tutto il resto. Noi non siamo ricattabili, noi possiamo uscire da qualunque compromesso

Prima di ricercare comprensione negli altri, cerchiamo di comprendere noi stesse 

“Quando osservo mia figlia, così determinata e al contempo rispettosa e solidale con gli altri, mi rendo conto di quante cose importanti tendiamo a dimenticare una volta che entriamo nel mondo complesso degli adulti. 

Quando vedo dilagare l’invidia e la cattiveria nei confronti delle persone penso che se davvero vogliamo rendere questo mondo un posto migliore dovremmo in primis lavorare su di noi e imparare ad amare noi stesse. Chi si espone in modo aggressivo o subdolo è in realtà una persona ferita che non ha trovato il modo di curare le sue cicatrici. 

Se prima mi arrabbiavo con queste persone o mi allontanavo da loro mettendo un muro spesso fra me e loro, ora la mia prospettiva è cambiata. Ciò che provano queste persone è in fondo una grande paura di essere di nuovo ferite, di nuovo tradite, di nuovo abbandonate. 

Ecco perché con L’Impresa è Donna io e le socie, Anna Aulico, Michaela Gariboldi, Anna Marras e Giada Melis abbiamo deciso di lavorare sul rendere le donne consapevoli di loro stesse, renderle sicure dei loro punti di forza mentre cerchiamo di trasformare ogni cicatrice in un’esperienza preziosa.”

Come dice spesso Gaetano Balsamo, chi migliora se stesso migliora tutto il mondo.

Chi si prende cura di se stesso, si prende cura di tutto il resto.

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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“Chi l’avrebbe mai detto?” – ci chiediamo, eppure, in certi istanti, tutto sembra suggerirci che le risposte a certi quesiti esistenziali, ce le avevamo già in tasca. Le conoscevamo già. Da bambine, quando ancora forse quelle domande non ce le ponevamo nemmeno.

Ho parlato di questo con Jessica Laconi, donna, mamma, imprenditrice e moglie. Da anni è titolare, assieme al marito, Alessandro Viviani, della Autotrasporti Viviani SRL, un’azienda valtellinese di trasporto merci su strada in conto terzi.

Un’azienda che Jessica non avrebbe mai pensato di guidare da bambina, ma a cui, i suoi giochi, in qualche modo le avevano sempre suggerito di andare incontro. Non è un caso che sua cugina, a un certo punto, le disse: “Quando eri piccola giocavi con i camion, ora ti stai per sposare con uomo che ha un’impresa di trasporti…”

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Persino i loro desideri sembravano essere desideri di altri: un matrimonio, un bel castello, un principe che donasse loro attenzioni e amore…

Poi le cose sono cambiate. E per fortuna! Abbiamo iniziato a sentir parlare di donne che volevano cambiare il mondo, di donne alla guida di grandi gruppi, di donne che volevano creare. 

Queste donne sono sempre esistite ovviamente, ma per un motivo o per un altro le loro gesta da protagoniste sono state messe in ombra, sminuite, declassate… ebbene voglio di certo creare un cliché al contrario. Quello che vorrei raccontarti qui è piuttosto qualcosa che ha a che fare con il tuo ruolo di imprenditrice, un ruolo che va oltre la descrizione classica di colei che è a capo di un’azienda, che amministra seleziona e gestisce il personale… 

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Quando mi sento incartata, quando mi sento persa, bloccata, da un po’ di tempo a questa parte mi faccio sempre questa domanda: “Sara, se tu ora non avessi paura, che cosa faresti davvero?”

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