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Leader di Wagner scompare dopo un incidente aereo: rappresaglia o lotta di potere ai vertici?

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A due mesi dall’ammutinamento di Wagner contro il Cremlino, il leader del gruppo paramilitare è stato dichiarato morto in un incidente aereo a nord di Mosca.

Nel giugno 2023 un colpo di scena aveva catturato l’attenzione in mezzo alle vicende della guerra Russo-Ucraina: il gruppo paramilitare Wagner, con a capo Evgenij Prigožin, aveva annunciato un ammutinamento contro Mosca, e aveva diretto le proprie colonne armate contro il Cremlino.

Le ragioni dell’ammutinamento erano state il rifiuto da parte di Prigožin di acconsentire che il gruppo Wagner venisse assorbito dal Ministero della Difesa Russo, perdendo la sua autonomia e diventando una parte dell’esercito regolare russo.

Prigožin aveva così decido di dirigere le sue colonne armate verso il Cremlino, e solo l’intermediazione di Lukashenko, presidente della Bielorussia, aveva permesso di raggiungere un accordo senza scontri militari, convincendo il gruppo Wagner a virare verso la Bielorussia, e a stanziarsi nel paese, dove rimane fino ad ora.

Ora, il 23 agosto di quest’anno, l’aereo che si presume avesse a bordo Prigožin, leader di Wagner, Dmitry Utikin, Co-Fondatore del gruppo Wagner, e Valery Chekalov, a capo della sicurezza e logistica internazionale del gruppo Wagner, si è schiantato ad un centinaio di chilometri dal punto di decollo, a Mosca.

A fronte dello schianto e la presunta morte di tre dei leader di Wagner coinvolti nell’ammutinamento contro Putin e il comando di Difesa Russo, l’esistenza del gruppo Wagner, che conta ad ora più di 50.000 combattenti, sembra messa in discussione.

Il gruppo Wagner, che ha raggiunto le testate giornalistiche occidentali solo nel 2022, durante l’offensiva russa in Donbass, opera in realtà per conto del Cremlino ormai da anni, e svolge un importantissimo ruolo nelle missioni militari estere.

Fondato nel 2014 da Prigožin, il gruppo Wagner è stato coinvolto in tutte le maggiori operazioni militari russe all’estero, tra cui, oltre all’Ucraina, spiccano la Siria, dove hanno partecipato alla riconquista di Palmira, il Sudan, la Repubblica Centrafricana, e il recentissimo colpo di stato in Niger, acquisendo negli anni forte peso politico e militare nella Madre Patria. 

Lo stesso Prigožin era una delle poche figure di spicco a criticare apertamente l’operato del Cremlino, forte del ruolo chiave che svolgeva nelle missioni di politica estera russe.

Già nel 2022 l’autonomia del gruppo Wagner rispetto all’elite di governo di Mosca preoccupava i gerarchi Russi, tant’è che il Generale Vladimir Alexeyev, capo del GRU (l’intelligence Russa), aveva fortemente sostenuto un gruppo mercenario rivale di Wagner, PMC Redut, a cui capo aveva messo un suo parente, Anatoly Karazly, perchè prendesse un ruolo predominante nell’offensiva in Ucraina.

Redut aveva infatti il compito nei primi giorni dell’offensiva in Ucraina di assassinare Zelensky, evento che avrebbe fortemente influenzato il proseguire del conflitto. L’intelligence Ucraina e Nato era però al corrente dell’operazione, che si rivelò di conseguenza un disastro. Redut subì gravi perdite nell’operazione, e Alexeyev iniziò a reclutare per Redut operativi di Wagner, cosà che indispettì Prigožin. 

Nonostante le perdite, Redut è cresciuta nel 2023 fino a 7000 uomini, e si pensa che a seguito  della morte di Prigožin e degli altri leader di Wagner, sarà proprio Redut a prendere il posto di Wagner in Siria, Ucraina e Mali.

Due dei maggiori generali di Wagner, all’inizio di agosto di quest’anno, sono addirittura passati a Redut, che nel frattempo si prepara ad entrare in Africa con massicce campagne di reclutamento sui social media Russi.

Per aggiungere un livello di chiarezza a questa vicenda, sembra che sarà proprio Alexeyev, che aveva fondato Redut, a prendere le redini di Wagner, con Vladimir Putin che cerca di assicurarsi che non si ripetano i fatti di giugno 2023, mettendo a capo del gruppo paramilitare un membro della sua cerchia ristretta.

Per comprendere quanto rilevanti siano questi gruppi mercenari e paramilitari per la politica estera Russa, e quanto le loro vicende possano influenzare gli andamenti dei conflitti, bisogna fare proprio il concetto di “plausible deniability”, in Italiano, ragionevole negabilità.

L’utilizzo di questi gruppi per missioni ad alto rischio, controverse, o in diretto contrasto con i regolamenti internazionali, permette ai governi regolari di “negare” il coinvolgimento in queste missioni o addirittura di esserne a conoscenza. 

Per di più, permette di falsare i bilanci dei caduti, delle spese militari, e dell’impegno nel coinvolgimento in conflitti, dato che non essendo inquadrati all’interno del Ministero della Difesa, non risultano nei bilanci ufficiali, e di conseguenza forniscono un perfetto velo da porre di fronte all’opinione pubblica, la cui pressione potrebbe impedire interventi militari esteri.

I conflitti moderni non si svolgono più con grandi dichiarazioni di guerra, ultimatum, e mobilitazioni da palcoscenico, bensì si svolgono attraverso missioni strategiche guidate da gruppi paramilitari, forze speciali, intelligence, e gruppi privati. Per comprendere i conflitti del ventunesimo secolo, bisogna obbligatoriamente allontanarsi dai “concetti tradizionali” di guerra, acquisiti nella prima e seconda guerra mondiale, che impattano troppo massicciamente sull’opinione pubblica. 

Ricordiamoci che con l’annuncio di guerra, il primo elemento ad esserne fortemente danneggiato è l’investimento privato, che si paralizza in favore del risparmio privato.

Il risparmio privato è il nemico del PIL per gli stati nazione, e la paura di investire è il maggior fattore di decrescita.

Se non esiste la guerra non c’è paura, e se a fare guerra sono i gruppi privati, gli stati possono negare di essere in guerra.

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Rami Nazha

Rami Nazha è Direttore Commerciale di OSM Real Estate, società di consulenza in gestione d’impresa specializzata nel settore immobiliare. Dottore in Studi Internazionali, Rami è da sempre appassionato di tematiche di attualità, di storia, di geopolitica e relazioni internazionali, anche a causa delle sue origini Italo-Siriane. Questo, e il suo amore per la scrittura, che ha dato vita nel 2021 al suo romanzo d’esordio, “Germogli”, spingono Rami a cercare di essere una voce lucida e penetrante nel panorama del giornalismo d’informazione, portando analisi e approfondimenti circa il panorama internazionale dell’imprenditoria e politica.

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