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Le parole chiave della Generazione Z

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Sapresti dirmi cosa significano le parole cringe, snitch e flexare? Se la risposta è no, mi dispiace dirtelo, ma potresti essere un boomer! Però tranquillo, sei nel posto giusto. 

Ammetto che i giovani non sono sempre facili da capire, ma è necessario imparare a farlo, perché tra qualche anno la Generazione Z costituirà non solo la maggior parte dei tuoi collaboratori, ma anche dei tuoi clienti. Non comprenderla significherebbe non stare al passo con le esigenze dei tuoi acquirenti e, quindi, non vendere.

Quando cerchi di inserirti in un ambiente di giovani fai finta di essere in un paese straniero: ascolta la lingua, cerca di imparare tutto quello che puoi e divertiti. Andresti mai all’estero a imporre la tua lingua alle persone del posto? Ti guarderebbero male e addirittura si sentirebbero infastidite e prese in giro. Piuttosto inizieresti a girare la città, a guardare come si comportano gli abitanti e che tradizioni hanno, cominceresti ad ascoltare la pronuncia dei passanti e a cercare i significati di parole di cui nemmeno conoscevi l’esistenza. A quel punto ti sentiresti pronto a relazionarti e ad avviare discorsi con loro. 

Funziona così anche con i ragazzi: prima di tutto è necessario ascoltare e provare a capire le loro motivazioni, i loro perché, le loro emozioni, i loro modi di fare. Non imporre le tue abitudini, non pensare a come facevi le cose in passato; invece comportati come un osservatore della scena e lasciati travolgere da questi giovani. Quando avrai capito cosa desiderano, quali sono i loro valori, le cose a cui tengono, il loro modo di agire, lì potrai iniziare a parlare davvero la loro lingua! È vero, non è semplice, i giovani di oggi sono complicati e hanno sempre delle pretese. Ma se provassi a cambiare prospettiva? “Sono complicati” diventerebbe “sono infinitamente da scoprire” e “hanno pretese” si trasformerebbe in “vorrebbero solo essere ascoltati”.  

Vedi, a volte basta cambiare punto di vista. Quando cambi il modo di osservare le cose, le cose stesse che stai osservando cambiano. Molti dei quadri più famosi devono essere guardati da una certa prospettiva, da una posizione tale che permetta di capire realmente l’opera.

Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali (…) vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. (…) Meditai a lungo sulle avventure della giungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno. (…) Mostrai il mio lavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: “Spaventare? Perché mai uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”

Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante.

(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)
L'immagine non è di mia proprietà, è stata presa dall'opera "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry

L’apparenza inganna solo chi non sa osservare, chi non riesce ad andare oltre ai preconcetti, quindi, se posso darti un consiglio, sii curioso, guardati intorno e lasciati insegnare qualcosa dai giovani, che vengono sempre scambiati per cappelli, quando in realtà sono dei boa. Non sarà semplice e spesso non capirai cosa cavolo vogliono dire questi ragazzi, ma tu provaci, vedrai che qualcosa lo imparerai. 

La prossima volta che un giovane (che sia tuo figlio, un familiare, un collaboratore) racconta di qualcosa che ti sembra molto lontano da te o che usa parole di uno strano slang, mettiti in gioco e, anche se richiede sforzo e forse non ne avrai voglia, ascolta e interessati di quello che dice, indaga per saperne di più, lasciagli lo spazio per sentirsi libero di avere quella conversazione con te.

Dopo aver parlato con un ragazzo della Generazione Z, potresti provare a valutare quella chiacchierata, ad analizzare il tuo comportamento durante questa. Hai dato giudizi non richiesti? Hai fatto sentire l’interlocutore a suo agio? L’hai realmente ascoltato o gli hai fatto in qualche modo credere che quello che dice lui vale meno di quello che dici tu? Sembra banale, ma può essere interessante capire cosa non ha funzionato nella comunicazione per poi poterla migliorare.

Non è vero che la Gen Z non ha voglia di fare, di comunicare e di dare idee. L’ostacolo si crea nel momento in cui l’interazione tra imprenditore e ragazzo o tra genitore e ragazzo non è delle migliori. Impara a comunicare con i giovani e accogli nella tua azienda le infinite occasioni che loro possono darti!

Ma quindi… cosa significano le parole nominate all’inizio??? 

Partiamo dalle basi: la parola “boomer” è utilizzata dagli adolescenti in modo ironico per indicare una persona che non sta al passo coi tempi. Per esempio, se non sai cosa significa boomer, sei sicuramente un boomer. 

Cringe” invece significa imbarazzante. Di solito viene detto di comportamenti altrui che suscitano imbarazzo e disagio in chi li osserva. Un padre che, per fare il giovane, racconta barzellette che non fanno ridere agli amici del figlio e cerca di usare parole che lui ritiene giovanili (ma che non lo sono) è cringe. Il figlio può dire di essere “cringiato”, perché questo fatto lo fa “cringiare”. 

Flexare” viene dall’inglese ed è utilizzato col significato di vantarsi, ostentare, sfoggiare. Per esempio, se compro delle scarpe e continuo a metterle in mostra, sto “flexando” le mie scarpe, “flexo” le mie scarpe. 

Anche “snitch” viene dall’inglese e significa spia, spione. Se faccio qualcosa di nascosto da una persona e tu lo racconti a questa persona, hai “snitchato”, sei uno “snitch”. 

Ecco ora conosci alcune parole in più che la Generazione Z usa abitualmente, ora non sei più così boomer come all’inizio di questo articolo! Sono certa che usandole e comprendendole sempre di più, imparerai ad essere più amato, ascoltato e incisivo nella tua comunicazione con i ragazzi del futuro! 

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