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Le “No Kids Zone” in Corea del Sud: rischiamo un’evoluzione simile in Italia?

no kids zone
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In Corea del Sud negli ultimi anni è emerso un trend a dir poco allarmante: le “No Kids Zone”. Queste aree, che vietano l’accesso ai bambini o lo sconsigliano fortemente, sono diventate sorprendentemente popolari nel paese. 

Chi le difende pensa che siano un modo per garantire spazi tranquilli agli adulti. Ma sorge spontaneo un dubbio sulla saggezza di vietare ai bambini l’accesso a così tanti luoghi, soprattutto considerando i problemi demografici che affliggono il paese. La Corea del Sud, infatti, si trova ad affrontare una sfida demografica significativa, caratterizzata da bassi tassi di natalità e un rapido aumento della popolazione anziana. 

Quello che mi viene in mente riguardo alla nostra situazione in Italia è: con i nostri bassi tassi di natalità e la mancanza di politiche efficaci per invertire la tendenza (nonché una sempre maggiore intolleranza verso tutto ciò che non ci riguarda da vicino), rischiamo di avvicinarci a un’evoluzione simile?

Le “No Kids Zone”: la situazione in Corea del Sud

In Corea del Sud, le “No Kids Zone” sono diventate sempre più diffuse negli ultimi anni. Secondo gruppi di attivisti, ci sono quasi 80 di queste aree nell’isola di Jeju e oltre quattrocento nel resto del paese. L’obiettivo principale di queste zone è garantire un ambiente tranquillo e privo di disturbi per gli adulti. Tuttavia, c’è chi ha seri dubbi sulla saggezza di vietare l’accesso ai bambini, in quanto questa pratica potrebbe contribuire a intensificare i problemi demografici del paese.

La Corea del Sud ha il tasso di natalità più basso al mondo e una delle popolazioni più vecchie. Questa combinazione crea una sfida significativa per il paese, che deve affrontare il finanziamento delle pensioni e delle cure sanitarie di una popolazione in rapido invecchiamento con una base di contribuenti in diminuzione. Nel 2022 il tasso di fertilità è sceso a un minimo storico di 0,78, ben al di sotto del 2,1 necessario per mantenere una popolazione stabile. Di fronte a queste sfide, le “No Kids Zone” potrebbero acuire ulteriormente la riluttanza delle giovani coppie a formare una famiglia.

Come sono nate le “No Kids Zone” in Corea del Sud?

L’idea viene fatta risalire ad un incidente accaduto nel 2012, in cui un cameriere di un ristorante che portava un brodo bollente ha accidentalmente scottato un bambino.

L’incidente ha suscitato scalpore online, dopo che la madre del bambino ha pubblicato una serie di post sui social media attaccando il cameriere. Inizialmente, c’è stata molta solidarietà verso di lei, ma l’umore pubblico è iniziato a cambiare dopo la diffusione delle immagini delle telecamere di sicurezza che  mostravano il bambino che correva intorno poco prima dell’incidente. Molti hanno cominciato a incolpare la madre per non aver controllato il comportamento del bambino.

Così, prima del 2014 le “No Kids Zone” erano già diventate una vista familiare, per lo più nei caffè, ma anche in alcuni ristoranti e altre attività commerciali. 

Come sono viste le Kids zone?

L’articolo 11 della Costituzione coreana afferma che “non vi sarà discriminazione nella vita politica, economica, sociale o culturale a causa del sesso, della religione o dello status sociale” e la Commissione nazionale per i diritti umani della Corea ha citato questa clausola nel 2017 per dichiarare illegali le “No Kids Zone”. Tuttavia, la commissione manca di effettivo potere per far rispettare legalmente questa decisione alle attività commerciali e la sentenza rimane solo sulla carta. 

Mentre alcuni hanno condannato le “No Kids Zone” come discriminatorie, queste sono state accolte favorevolmente da molti coreani che desiderano godersi la tranquillità senza avere intorno bambini che piangono o si comportano male. Un sondaggio condotto da Hankook Research nel dicembre 2021, ha mostrato che il 71 percento degli adulti era a favore delle “No Kids Zone”, mentre solo il 17 percento si opponeva. 

L’aspetto allarmante è che la normalizzazione di questa situazione, ha dato vita al proliferare di tante altre varianti. Così sono nati locali vietati agli over 40, ma anche “no teenager zones”, “no YouTuber zones” per vietare le riprese, “no couple zones” per evitare manifestazioni eccessive di affetto pubblico e altro ancora.

La situazione in Italia: ci stiamo avvicinando alla Corea?

Anche l’Italia si trova di fronte a un problema di bassi tassi di natalità e affronta sfide simili a quelle della Corea del Sud. Tuttavia, mentre in Corea del Sud si è sviluppato un fenomeno delle “No Kids Zone”, in Italia il focus è più incentrato sulla mancanza di politiche efficaci per incentivare la natalità. I vari governi che si sono alternati negli ultimi anni hanno introdotto incentivi fiscali per le famiglie, congedi parentali prolungati e sostegno all’istruzione dei figli, ma tali misure non sono state sufficienti a invertire la tendenza. L’Italia rischia quindi di avvicinarsi a una situazione simile a quella della Corea del Sud se non verranno adottate politiche più efficaci.

Per affrontare il problema dei bassi tassi di natalità, è necessario agire a vari livelli. È fondamentale promuovere un cambiamento culturale che favorisca la formazione delle famiglie e crei un ambiente accogliente per i bambini. 

Gli imprenditori hanno un compito cruciale in questa battaglia per invertire la tendenza. Possono svolgere un ruolo importante nell’incentivare l’accoglienza dei figli in azienda, creando spazi comuni per le neo mamme o offrendo flessibilità lavorativa (raccontiamo come sia possibile nel nostro articolo La maternità è davvero un “problema” per le aziende di oggi?). 

Inoltre, è essenziale implementare politiche pubbliche mirate che sostengano le famiglie, come servizi di assistenza all’infanzia accessibili ed economicamente sostenibili, congedi parentali più lunghi e misure per favorire l’equilibrio tra lavoro e vita familiare.

C’è una lezione da trarre per l’Italia?

La Corea del Sud, con le sue “No Kids Zone”, rappresenta un esempio di come la mancanza di politiche efficaci per contrastare i bassi tassi di natalità possa portare a una maggiore esclusione dei bambini dalla società. 

L’Italia, che ha problemi demografici simili, deve imparare da questa esperienza e agire tempestivamente per evitare di seguire la stessa strada. Sono necessarie politiche che favoriscano l’accoglienza dei figli in ogni ambito della società, promuovendo un ambiente favorevole alle famiglie. 

Siamo di fronte a una sfida demografica senza precedenti, in cui i bassi tassi di natalità minacciano il futuro delle nostre società. È il momento di abbracciare l’audacia e l’innovazione, di rompere gli schemi e di creare un ambiente favorevole alle famiglie.

È responsabilità di imprenditori e decision-maker adottare politiche efficaci che garantiscano un futuro sostenibile per le prossime generazioni.

Quindi, non abbiate paura di accogliere i bambini nella sfera professionale. Incentivate la flessibilità lavorativa, create spazi accoglienti per le neo mamme, offrite supporto finanziario per l’assistenza all’infanzia. Siate i pionieri di un nuovo modo di fare business, in cui il successo non è misurato solo in termini di profitti, ma anche in termini di contributo positivo alla società.

Guardate oltre i numeri a breve termine e investite nel futuro. I bambini sono i futuri consumatori, i futuri talenti, i futuri leader. Costruite ponti tra il mondo del lavoro e il mondo della famiglia, creando un ambiente in cui sia possibile conciliare le due dimensioni senza sacrifici e senza compromessi.

Procediamo insieme lungo il cammino verso una società che abbraccia la famiglia, che sostiene la natalità e che crea un futuro luminoso per le prossime generazioni. 

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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