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Le donne del domani: cosa pensano le bambine e le adolescenti del loro futuro? 

Le donne del domani: cosa pensano le bambine e le adolescenti del loro futuro?
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Un’intervista a Costanza Agostinelli 

In quali condizioni vivranno le donne delle prossime generazioni? 

Si prospetta un futuro pieno di CEO oppure anche le bambine e le adolescenti di oggi si ritroveranno in un modo del lavoro molto simile a quello che viviamo oggi? 

Quali sono le ambizioni e le paure delle donne del futuro? 

In una società in cui il 52% delle persone tra i 15 e 31 anni non lavora né studia (i famosi NEET) le prospettive sul futuro per i nostri ragazzi non sembrano così rosee e positive. Ma c’è un MA. Un’inversione di rotta sta facendo capolino nelle scuole. In un mondo che cambia così rapidamente, infatti, non possiamo fare affidamento sul passato per poter pretendere fare previsioni così chiare sul futuro. 

Ne abbiamo la conferma tra i banchi di scuola. E a dircelo è una giovane leader, un’educatrice e una donna straordinaria, Costanza Agostinelli, che di scuole ne visita quotidianamente un bel po’! Costanza è Direttore Commerciale di OSM EDU, una realtà che da qualche anno a questa parte aiuta i ragazzi a comprendere loro stessi. Li aiuta a carpire i loro talenti, le loro attitudini, valorizzando l’unicità di ognuno di loro. Non solo, OSM EDU si impegna a mettere in relazione il mondo della scuola con quello dell’impresa. Ha portato decine e decine di imprenditori, non tanto in “cattedra” quanto fra le idee, le aspirazioni e le paure degli uomini e le donne del futuro. 

Educare non significa “insegnare”

Costanza vive i ragazzi come un’estensione di sé stessa. Si riconosce in loro, desidera aiutarli a fare in modo che perseguano i loro sogni, sconfiggendo i loro ostacoli, uno alla volta e liberandoli dagli schemi rigidi di una realtà che, spesso, anche quasi inconsapevolmente, più che motivare e incentivare tende a soffocare. 

Per Costanza educare è qualcosa di molto diverso dall’insegnare. Per lei è una missione di vita, è un processo di miglioramento che coinvolge l’educatore e i ragazzi contemporaneamente. Niente a che vedere con il riempire di informazioni o con il sentenziare cosa si dovrebbe o non si dovrebbe fare. 

Chi meglio di lei dunque può darci una mano a comprendere cosa frulla nella testa delle nuove generazioni e, soprattutto, come vedono il loro futuro… 

Sarà come lo vediamo noi oppure no? Le loro e le nostre preoccupazioni e speranze sugli anni a venire sono le stesse? Cosa percepiscono come desiderabile? Che tipo di mondo vorrebbero per essere felici? 

Un’inversione di rotta: le mete e i sogni delle donne del futuro

“Da un po’ di tempo a questa parte ho avuto modo di verificare una cosa davvero interessante. Le dinamiche maschili/femminili sono molto cambiate. Di base ogni individuo ha una sua parte maschile e una parte femminile, al di là delle consuetudini sociali, quindi ci tengo a precisare che quello che sto per dire non intende dare una norma o definire dei confini, tutt’altro. 

Quando chiedo ai ragazzi di scrivere le loro mete ho visto che molte ragazze desiderano fortemente fare carriera, mentre capita spesso che i ragazzi mi dicano che desiderano per il loro futuro costruire una famiglia. Questo accade perché i loro modelli di riferimento sono diversi da quelli delle generazioni del passato. Non solo, la crescente spinta delle donne verso la conquista della parità di genere ha portato all’attenzione l’aspetto della carriera delle donne al centro di dibattiti quotidiani.”

Attenzione alle generalizzazioni! 

“Tutto questo sebbene abbia dei risvolti positivi importantissimi, da un certo punto di vista non fa altro che spostare la polarità di una dinamica che ci vede tutti coinvolti: o si è pro-donne, o si è pro-uomini. Per lo più in relazione al contesto lavorativo: tutte le donne dovrebbero essere delle leader, o delle CEO d’azienda in contrasto con tutte dovrebbero scegliere di creare la loro famiglia, prendersi cura in modo totalizzante della casa e dei figli. Dedicando loro tutto il tempo e le energie che hanno in corpo. 

Ma le cose in questo modo, se da un lato ci fanno evolvere, da un altro lato, a lungo andare, ci paralizzano negli stessi identici schemi dualistici e polarizzanti del passato. 

Credo quindi che la cosa migliore da fare dal punto di vista educativo sia: 

  1. accettare il cambiamento e cogliere i nuovi trend comportamentali 
  2. sensibilizzare alla complessità cercando di non favorire solo delle posizioni pro-contro 
  3. aiutare le persone a riconoscere e valorizzare la propria unicità”

L’unicità come strumento verso la libertà, la realizzazione personale e la tolleranza

“Capire fin da piccoli che la propria identità è qualcosa di irripetibile significa offrire il fianco a una consapevolezza che spesso viene trascurata: noi non siamo semplicemente maschi o femmine, uomini o donne, CEO o casalinghe. Noi siamo molto, ma molto di più di tutto questo. Il fatto che io abbia un corpo, una voce, dei gusti, dei talenti, delle aspirazioni particolari, che sono soltanto mie, è qualcosa che ci invita a comprendere che abbiamo una strada di fronte a noi, fatta di successi e ostacoli, di vittorie e cadute che fanno parte del nostro processo di crescita in relazione a ciò che vogliamo costruire nel nostro futuro. 

Ecco perché nell’esercizio delle mete, con i ragazzi, il punto non è tanto definire un chiaro punto di arrivo rispetto al lavoro che faranno a 20, 30, 40, 50 anni. Il nodo centrale è più che altro iniziare a domandare ai ragazzi quali sono i valori che li guidano, le missioni sociali che sentono vibrare dentro di loro, le battaglie per cui vorrebbero lottare. 

Tutto questo richiede introspezione, dialogo, ricerca, ascolto e comprensione delle proprie emozioni. Elementi che portano a una chiarezza di intenti e una grande lungimiranza sul proprio percorso di crescita personale e, in modo quasi fisiologico, agevolano la comprensione e la tolleranza verso la diversità e l’alterità. “

Consapevolezza: la strada verso la libertà 

Per molti ragazzi tutto è possibile e se li ascoltassimo senza pregiudizi e giudizi, riusciremmo a vedere l’enormità del loro potenziale. Spesso sono infatti i ragazzi ad insegnarci qualcosa di nuovo e di importante, non il contrario. Loro sanno già tutto, sanno cosa vogliono, sanno cosa provano, sanno in cosa credono. Imparando ad interagire con loro nel modo corretto avremmo la grande opportunità di aiutarli nell’intento di migliorare questo mondo, di costruire qualcosa di grandioso nel prossimo futuro. 

Cerchiamo di non avere noi ansie e paure per le donne del domani, le bambine e le adolescenti che incontro ogni giorno fra i banchi di scuola sono molto più forti e determinate di quanto possiamo immaginare. Invece che trasferire loro il nostro risentimento e le nostre frustrazioni per tutte le cose orribili che abbiamo visto o subito in prima persona, cerchiamo di fare in modo che il loro potere creativo si sviluppi in libertà. 

Educare è aiutare la vita ad incamminarsi nelle ampie e sempre nuove strade dell’esperienza con spirito di gioia, di fratellanza, di desiderio di bene, di responsabilità.
Maria Montessori 

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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Come vibrare ad alte frequenze e ascoltare la verità del nostro corpo 

“A volte quando siamo colmi di situazioni complesse, cariche delle dure prove a cui la vita ci ha messo di fronte, se non abbiamo la consapevolezza di quello che ci sta accadendo sprofondiamo nell’ombra della rabbia e del rancore. Ci ritroviamo in un angolo a rimuginare sulle ingiustizie che stiamo vivendo, chiudendoci in noi stesse per la paura che continuare ad aprirci al mondo possa recarci ulteriore dolore. 

Il nostro corpo così inizia ad assimilare una goccia di veleno dopo l’altra, ci trasforma fino al punto da non riconoscere più la nostra immagine riflessa nello specchio. Sì perché il nostro corpo è una spugna e di tutto ciò che ci mettiamo dentro, lui ne fa tesoro. Sia in positivo che in negativo. Il nostro corpo infatti è una verità immensa: decide, parla e, se non viene ascoltato o assecondato, somatizza ogni cosa.”

È iniziata così la mia chiacchierata con Sabrina Belhor, giovane imprenditrice siciliana, titolare del centro benessere Elisir. Il suo centro non è solo un posto in cui ricercare la propria bellezza esteriore, ma anche e soprattutto un luogo in cui poter ridonare equilibrio al rapporto tra mente, corpo ed emozioni.

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Perché a volte è così complesso correggere un collaboratore quando commette un errore?
Perché talvolta troviamo difficile prendere una decisione?
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Tutte queste domande potrebbero sembrarti sconnesse o molto lontane tra loro. A ben guardare però sono tutte collegate da un filo rosso: la tua capacità di riconoscere e gestire le tue emozioni.

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Una ragazza dai modi gentili, con il sorriso di chi ha capito bene quanto valore abbia la vita.

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