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Le balle su Donald Trump

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Le balle su Donald Trump. Pur sembrando un’affermazione buona sola al clickbait, vi invito a darle una possibilità. La premessa fondamentale la mette a disposizione la signora Christie, nostra Signora di tutti i gialli capace di vendere oltre due miliardi di copie. «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Quindi: mettetevi comodi e iniziamo.

Le balle su Donald Trump

Le balle su Donald Trump, primo indizio. «Gli immigrati in alcuni casi non sono persone, secondo me. Ma non posso dirlo perché la sinistra radicale dice che è una cosa terribile da dire». Sono le parole di Donald Trump, riportate dall’Ansa lo scorso 16 marzo, secondo le quali il tycoon avrebbe definito gli immigrati “animali”. La stessa (identica) dichiarazione è sulle principali testate italiane: Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Tgcom24 e dall’edizione online di La7. C’è persino un video (più o meno di 120 secondi) che gira in rete. Trump ha detto davvero questa frase? Sì. Il contesto, però, è più ampio e si riferisce ai componenti delle organizzazioni criminali che emigrano negli Stati Uniti d’America e sono pronti a tutto. 

Il gravissimo errore storico

Secondo indizio. Lo Spiegel scrive «che niente sarebbe stato più dannoso per l’idea dell’Occidente e della pace nel mondo» di un Trump alla Casa Bianca. «Al confronto – aggiunge il settimanale con maggior tiratura in Germania – l’America di George W. Bush sembrerà un luogo di logica e ragione». C’è un (gravissimo) errore storico. Il Tycoon, insieme a Jimmy Carter, è fra i pochissimi presidenti a stelle e strisce a non aver iniziato una nuova guerra. Non ci credete? Partiamo. Thomas Woodrow Wilson – in carica dal 1913 al 1921 e fondatore della Società delle Nazioni, la mamma dell’Onu – entra in Guerra contro la Germania di Guglielmo II dopo l’affondamento del Lusitania, un anno di tensioni con la marina teutonica e il tentativo di Berlino di convincere il Messico di diventare alleati. Lo stesso Wilson manda 5.000 uomini, durante la rivoluzione russa, a combattere al fianco dei bolscevichi bianchi contro i rossi. Franklin Delano Roosevelt, dopo aver più volte glissato il pericolo nazista (celebre il telegramma ignorato del padre di JFK, ambasciatore a Berlino) risponde all’assalto di Pearl Harbor ed entra in guerra contro le forze dell’Asse. Il suo successore, Henry Truman, manda i marines in Corea: è la primo conflitto armato della Guerra Fredda. Truman addirittura bypassa il Congresso e impiega 300.000 soldati.

Kennedy e il premio Nobel per la pace

Negli anni Cinquanta, poi, un centinaio di consiglieri americani viene impiegato in Vietnam per aiutare i francesi contro i guerriglieri comunisti di Ho Chi Min. Con John Fitzgerald Kennedy parte l’escalation e il suo successore, Lyndon Johnson, la trasforma in una vera e propria guerra. Acceleriamo: nel 1983 Ronald Regan invade Grenada perché spaventato che il pericolo filo marxista dell’isola si affianchi a Cuba; George W.H. Bush invade prima Panama e poi scatena la guerra in Iraq. Clinton bombarda i serbi della Bosnia per metterli a sedere al tavolo delle trattative, poi George W. Bush combina il finimondo fra Afghanistan e Iraq. Obama – premio Nobel per la Pace – continua fino al 2011 l’operazione in Iraq e interviene in Libia a sostegno dei ribelli contro Gheddafi. E Trump? Niente. In cinque anni di mandato non innesca mezzo conflitto.

Il terzo indizio

Le balle su Donald Trump, terzo indizio. «Se perdo per gli Stati Uniti sarà un bagno di sangue» è l’altra frase riportata dai media italiani. Parole durissime, rischio dittatura tuona qualcuno. Il Tycoon parla però delle difficoltà dell’industria automobilistica. Sotto la gestione di Joe Biden, nel 2022, si è toccata quota 13,7 milioni veicoli venduti, la cifra più bassa dal 2011 e in contrazione dell’8% rispetto al 2021, stando a quando riportato dalla Wards Intelligence.

Uno scenario inimmaginabile

Cosa diceva la signora Christie? «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Perché, vi starete chiedendo, questa presa di posizione contro Trump? Una possibile risposta arriva dagli scenari bellici. «Gli Stati Uniti difenderanno gli alleati della Natoche hanno soddisfatto gli obblighi di pagamento dell’alleanza» è la dichiarazione del tycoon in un’intervista. Come abbiamo evidenziato in questo articolo, Trump ribadisce che «gli Stati Uniti dovrebbero pagare la loro giusta quota, non quella degli altri», osservando che l’alleanza «più importante per loro che per noi. Noi abbiamo un bellissimo oceano che ci separa». Non male, dunque, per un momento storico in cui lo spettro di una guerra globale, capace di coinvolgere direttamente l’Europa, arriva nel Consiglio europeo. Per la prima volta da decenni, i leader di Bruxelles discutono di scenari fino a poco tempo fa inimmaginabili: uno scontro diretto con la Russia, un’economia più marcatamente bellica e un riarmo di massimo livello.

L’incubo dell’Orso

C’è una strategia per disegnare fin da ora Trump come il cattivo che (eventualmente) abbandonerà l’Europa contro l’Orso proveniente dalla Russia? Perché dopo le parole di Emanuel Marcon – come abbiamo scritto in questo articolo – sempre lì torniamo… L’incubo della Russia (che non ha mai invaso l’Europa neanche ai tempi di Iosif Stalin e non varca i “nostri” confini da oltre 200 anni). 

Le primarie

Nelle scorse ore, intanto, si è votato per le primarie repubblicane in Connecticut, New York, Rhode Island e Wisconsin. Qui trovate gli aggiornamenti.

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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