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La scuola può veramente far emergere il potenziale dei ragazzi?

educazione
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È buona educazione fare così

Gli insegnanti a scuola si prendono cura dell’educazione dei ragazzi

Quel ragazzo è cresciuto con una buona educazione

Investire nella propria educazione

Tante volte, come nelle frasi qui sopra, sento utilizzare la parola educazione. Ma cosa significa realmente questa parola? Quanti sensi ha? Chi sono i veri educatori?

Oggi ho parlato di questo argomento con Simone Bernardi che, con il suo “Percorso Studenti di Successo”, aiuta i giovani che frequentano le superiori a vivere gli anni della scuola con maggior consapevolezza.

Percorso Studenti di Successo” è infatti un progetto di formazione ed educazione che ha la missione di diffondere un modello alternativo di educazione in cui al centro vi è l’individuo. Parlo di un modello che aiuti il ragazzo stesso a far emergere i propri talenti, che lo aiuti a conoscersi meglio, a capire come funziona la propria mente, le proprie emozioni e che lo aiuti a sviluppare le competenze necessarie per avere successo nella vita.

Simone, com’è nato il tuo interesse per questi argomenti e il tuo desiderio di trasmetterli proprio ai giovani?

Questo progetto è molto connesso alla mia storia personale. Durante gli anni dell’adolescenza ho dovuto affrontare delle situazioni veramente difficili che mi hanno messo in una profonda crisi.

Sono riuscito a superare queste grandi difficoltà proprio grazie al fatto che ho iniziato a incuriosirmi e a documentarmi sulla mia psicologia e la mia emotività. Ho cercato di capire cosa stesse dietro a me come persona, cosa mi facesse stare bene o male e perché in quel momento fossi caduto così in basso. È grazie a ciò che ho studiato e imparato da solo che sono riuscito a riprendermi dal mio periodo buio.

Mi sono quindi iniziato a chiedere: “Chissà quante altre persone stanno male come lo sono stato io e non trovano una soluzione per mancanza di conoscenze, di informazioni o di educazione!” Non capivo perché a scuola ci sommergessero di informazioni invece di spiegarci cose così importanti e vitali. Ad esempio, sarebbe stato molto più utile per me al tempo comprendere il funzionamento delle mie emozioni e imparare come gestirle in modo efficace evitando che siano le emozioni stesse a ritorcersi contro di me. A cosa serve riempire la testa di nozioni se poi non viene insegnato come diventare persone migliori?

Mi sono quindi avvicinato a questi argomenti per necessità personale. Poi, maturando, ho iniziato a sentire il desiderio e l’importanza di diffondere queste conoscenze a più persone possibili, in particolare ai giovani. Prima capiamo chi siamo e come funzioniamo e meglio è! È questo, infatti, che insegno ai ragazzi nel Percorso Studenti di Successo.

Raccontaci meglio la storia del Percorso Studenti di Successo! Com’è nato?

Anni fa ho frequentato un corso di formazione riguardo lo studio e la crescita personale. Pian piano mi sono appassionato a quella realtà e sono diventato sempre più bravo, iniziando così, poi, anche a collaborare con il team che si occupava di quel corso.

Col passare del tempo, però, ho realizzato che quel contesto non faceva per me e ho preso la decisione di interrompere la collaborazione con quelle persone.

Ho intrapreso così una nuova “avventura” professionale in una scuola elementare pubblica a Milano. È stata proprio questa esperienza a spingermi a mettermi in proprio e creare un percorso tutto mio. È stato lì che ho realizzato la necessità di apportare un cambiamento significativo nell’ambito dell’educazione e ho capito che questo cambiamento andava fatto subito. Tuttavia, per realizzarlo, mi sono reso conto che avrei dovuto agire al di fuori delle istituzioni scolastiche, poiché modificare il sistema di queste avrebbe richiesto un tempo infinito, mentre qui era necessario agire immediatamente. La situazione era troppo critica.

Perciò ho deciso di imboccare una nuova strada, la mia strada.

Considerando anche la mia esperienza passata da ragazzo, di cui parlavo prima, ho scelto di dedicarmi, nel mio progetto, esclusivamente agli adolescenti. Al tempo non sapevo nulla di imprenditoria, ma la forza del mio sogno era sufficiente a spingermi avanti.

L’obiettivo oggi è quello di diffondere un modello di educazione diverso, mirando a far emergere tanti nuovi talenti e aiutandoli a trovare il loro posto nel mondo.Inizio modulo

Cos’è, secondo te, l’educazione?

Educare deriva dal latino educere, ovvero “condurre fuori”. È una definizione perfetta perché il compito di un educatore dovrebbe essere proprio quello di aiutare le persone a far emergere il loro potenziale, la loro essenza, le loro qualità intrinseche.

Nella pratica, dal mio punto di vista, educare significa fornire a un individuo gli strumenti necessari per conoscersi e usare al meglio le proprie risorse. Ciascuno di noi è composto da elementi comuni a tutti (un apparato mentale, delle emozioni, un corpo fisico…), ognuno dei quali segue leggi e meccanismi precisi che possono essere studiati e insegnati.

Nel momento in cui una persona è consapevole di sé stessa, i suoi talenti e la sua unicità hanno modo di emergere. In caso contrario, i talenti vengono ostacolati e soppressi. Ho sperimentato personalmente questa situazione quando, da adolescente, ho avuto quel periodo buio. La mia mente era intrappolata in un circolo negativo e questo semplicemente perché diversi dei meccanismi di cui parlavo prima non funzionavano bene e io non sapevo come “farli funzionare”.

Educare una persona, quindi, significa aiutarla a comprendersi e a capire come funzionano i propri meccanismi mentali, emotivi, fisici, al fine che possa esprimere al meglio sé stessa.

Pensi che il modello di educazione utilizzato nelle scuole sia adatto?

Credo che a scuola ci sia un modello di istruzione più che di educazione.

Sicuramente nelle scuole manca un focus sull’aspetto umano. Alla base dell’educazione dovrebbe esserci un sentimento di amore inteso come attenzione e cura dell’altro, dove l’allievo e il suo sviluppo vengono messi al primo posto. Nelle scuole questo aspetto manca.

Bisognerebbe abbandonare schemi vecchi e rigidi e costruire invece un sistema centrato sulla persona, sull’allievo, in modo soggettivo. Attualmente, però, la scuola adotta un modello ben definito che non si basa sulle persone, ma sui programmi e su un prototipo di individuo che si vuole creare alla fine del percorso scolastico. Vengono trattati tutti allo stesso modo, senza tener conto della soggettività di ciascuno. Questi approcci rigidi contrastano con la vera essenza dell’educazione, che dovrebbe essere libera e non rigida.

Non sto dicendo che la scuola è malvagia o sbagliata in senso assoluto, penso solo che si basi su un modello anacronistico, su una società e su delle generazioni del passato che ora non esistono più.

Al tempo dei miei nonni, che erano contadini, andare a scuola e istruirsi con questa modalità, senza badare all’aspetto sentimentale/umano, era una grandissima fortuna. Questo perché passavano dal lavorare nei campi, alla possibilità di imparare. Ora, però, il mondo è cambiato. Le certezze di un tempo non ci sono più e non basta studiare alla lettera quello che viene insegnato a scuola. Adesso, per avere successo, devi essere una persona libera, indipendente, capace, con un sogno e grandi obiettivi e, soprattutto, devi stare bene con te stessa così da fare del bene a tua volta.

Perciò la scuola non è sbagliata, solo che si basa su un modello non al passo coi tempi. Certi modelli, come quello scolastico, impiegano molto tempo a evolversi perché sono sistemi radicati da tantissimo. Non è possibile cambiare tutto in un solo colpo. Servono però persone che si dedichino a creare qualcosa di innovativo e diverso, diffondendo gradualmente questa nuova cultura, fino a quando non diventerà, tra qualche anno, il nuovo modello predominante.

Che differenza c’è tra insegnante ed educatore?

Insegnamento ed educazione, per quanto vengano confuse, sono due cose diverse. Analizzando le etimologie è possibile subito notare che il verbo educare consiste nel “far emergere”, mentre insegnare significa “lasciare un segno”, incidere qualcosa nella persona. Quindi, nell’insegnare l’obiettivo è quello di passare informazioni a qualcuno, invece nell’educare si cerca di fuor emergere dalla persona quello che lei già ha all’interno. Sono due lati complementari della formazione.

Idealmente un insegnante dovrebbe essere anche un educatore, così, mentre insegna delle nozioni, ti educa a far emergere il meglio da te. Io, per esempio, insegno ai miei ragazzi delle tecniche, dei concetti a livello psicologico ed emotivo, per esempio insegno loro come si studia o come si organizza il tempo sull’agenda. Il mio lavoro poi però è di educazione.

La scuola, invece, non educa, ma insegna. Le famiglie devono comprendere che, ora come ora, la questione educativa è qualcosa di cui devono farsi carico, perché gli istituti scolastici non lo faranno. Non ha senso dire che “la scuola non va bene”, che “quel prof non capisce niente” o prendersela con la scuola in generale. La scuola non dà un’educazione, è un dato di fatto, e bisogna scegliere in maniera consapevole trovando delle vie alternative e constatando che la strada più comune, quella dell’educazione scolastica, non funziona più.

Che caratteristiche deve avere un vero educatore?

Essere un bravo educatore è molto difficile perché sostanzialmente per farlo devi imparare a toglierti di mezzo! Devi aiutare il tuo allievo a far emergere sé stesso lasciando da parte la tua soggettività.

Un educatore dev’essere un tipo di persona ben precisa: un individuo che sta lavorando su sé stesso in quanto essere umano, che si sta occupando della propria evoluzione personalmente e che si sente responsabile al 100% dei propri allievi. Non può essere considerato educatore chi scarica la colpa sugli altri, chi giudica o chi si lamenta dei propri allievi. Un vero educatore è chi vede nei suoi allievi delle parti di sé e chi, quindi, sa che i difetti che vede in loro sono anche difetti suoi e che le qualità che vede in loro sono anche sue qualità. Questo non è qualcosa che puoi studiare all’università, ma è un approccio alla vita che va vissuto.

Se lavori in una scuola devi essere una figura educante, a prescindere dal ruolo che ricopri, che tu sia un bidello o parte del corpo docenti.

Come trasformare il percorso di studi di un ragazzo in un percorso di crescita personale?

Non aspettatevi che sia la scuola a cambiare, perché non lo farà, e anche quando entrerete nel mondo del lavoro, la situazione potrebbe non essere poi così diversa. Quindi è importante che lavoriate su voi stessi, perché siete voi a poter adottare una prospettiva diversa!” Questo è quello che dico ai miei ragazzi.

Se le cose intorno a noi non cambiano, siamo noi a poter e a dover fare la differenza. Per questo aiuto i miei allievi a trasformare ogni sfida che vivono a scuola in un’opportunità per crescere e imparare. Li aiuto a prendersi la responsabilità di fronte alle sfide e a capire cosa imparare dalle situazioni difficili.

In questo modo, anche l’istituto scolastico attuale, senza cambiarlo di una virgola, diventa un percorso di crescita fantastico. Con questo atteggiamento, infatti, la scuola offre tantissimo materiale di lavoro. Tra la competizione, l’ansia delle interrogazioni e del giudizio, la figura dell’autorità, la necessità di essere disciplinato, di fare sacrifici, di andare oltre i propri limiti, di auto-motivarsi… C’è tantissimo materiale di lavoro! Basta il giusto atteggiamento e una buona dose di consapevolezza e di responsabilità e anche un qualsiasi percorso di studi diventa un fantastico percorso di crescita personale.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro riguardo questo progetto?

Il primo passo sarà quello di creare una realtà aziendale forte, influente e con un buon seguito. Un mio grande obiettivo è infatti quello di permettere a tante persone come me di prendere parte a questo progetto sposando la stessa causa. Ci sono tanti potenziali educatori eccezionali che sentono il desiderio di assumersi questa responsabilità, ma che purtroppo spesso si arrendono non sapendo che strada percorrere e ripiegando così su altri lavori. Oppure ancora accontentandosi del tradizionale ruolo di insegnante.

Tuttavia, nel cuore di ogni vero educatore, non c’è il desiderio di insegnare una certa materia a un orario specifico in un modo già stabilito, ma qualcosa di molto più profondo e significativo.

Poi, un altro mio grande obiettivo futuro è quello di aprire delle scuole che seguano il modello educativo che utilizzo con i ragazzi del Percorso Studenti di Successo. Ci sono stati in passato diversi pionieri che hanno provato a creare scuole con approcci innovativi e che hanno fatto un grandissimo lavoro. Quindi diciamo che non partirò proprio da zero, dovrò solo prendere un po’ di coraggio e buttarmi!

Dopo solo due minuti che parlava, già avevo percepito a pieno l’amore di Simone Bernardi verso il suo grande scopo, verso le sue fantastiche mete e soprattutto verso i suoi ragazzi. Le parole di Simone sull’educazione dei giovani sono state per me un grande spunto di riflessione.

Grazie a questa intervista ho infatti riflettuto sul termine “educazione”, un concetto complesso e fondamentale, spesso utilizzato, ma non sempre compreso nella sua completezza. È un termine che è sempre stato associato alla scuola. Ancora oggi alla parola “educatore” spesso si pensa all’insegnante scolastico. Eppure, un educatore può essere chiunque: un genitore, un docente, uno zio, un datore di lavoro, una sorella, un amico… Anche un imprenditore nei confronti del suo giovane collaboratore può esserlo. Anzi, un imprenditore o un manager deve essere un educatore per le persone che gestisce! Deve avere un approccio centrato sull’individuo (il collaboratore appunto), mettendolo al centro e aiutandolo a far emergere i propri talenti e ad avere successo nella vita.

Ricorda che, come la scuola non deve creare un diplomato perfetto, ma una persona libera, indipendente e consapevole, anche l’imprenditore, per essere un bravo educatore, non deve creare un lavoratore perfetto, ma un collaboratore in grado di prendersi responsabilità e di agire in autonomia e con consapevolezza. Questo è il ruolo del vero educatore!

E tu che educatore sei?
 
 

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