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La scalata sociale dei robot: ora sono anche CEO

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Dalle fantasmagoriche rappresentazioni nei film di fantascienza del XX secolo, fino alle concrete invenzioni attuali, i robot affascinano da sempre grandi e piccini. Ma quello che ci si aspetterebbe meno è una loro autentica scalata sociale. In un panorama in costante evoluzione, alcuni robot hanno iniziato ad occupare posti inaspettati: le stanze dei bottoni delle aziende, tradizionalmente dominio incontrastato della leadership umana. Sì, avete capito bene: stiamo entrando nell’era in cui i robot non sono solo dipendenti, ma potrebbero anche diventare CEO. Vi sembra incredibile? È già realtà! Ma procediamo con ordine…

IL SETTORE PRIMARIO

Il settore primario è tradizionalmente associato al lavoro manuale e alla fatica, parzialmente mitigata dallo sviluppo tecnologico degli ultimi decenni. In futuro, però, le cose potrebbero farsi decisamente più comode.

A supporto dei coltivatori, si sta lavorando su un doppio filone: sia sul monitoraggio, sia sulla fase di semina e raccolta. Nel primo caso, immaginatevi un robot in grado di identificare in tempo reale il livello di maturazione del prodotto, oppure di rilevare con un tempismo inimmaginabile per l’essere umano l’insorgere di una malattia che potrebbe mettere a repentaglio l’intero raccolto, o ancora di offrire la possibilità di irrigare o concimare senza sprechi, perché si conoscono nei minimi dettagli le condizioni del suolo. Nel secondo, invece, si potrebbe raggiungere una precisione maniacale nella semina e nella raccolta, notoriamente due componenti molto delicate e, soprattutto, faticose.

Nell’allevamento, invece, sono già presenti sul mercato delle pecore robot. Sono utilizzate sia per spostare e controllare il gregge, che per monitorare lo stato di salute dei vari capi di bestiame e studiare il comportamento animale. Tra le aziende che le producono ci sono Shepherd Unlimited (Stati Uniti), Robotic Animal Systems (Israele) e Hiroshi Ishiguro Lab (Giappone), e il prezzo parte dai 50 mila euro dei modelli base, fino alle centinaia di migliaia di euro per quelli più sofisticati.

IL SETTORE SECONDARIO

Il ruolo dei robot all’interno delle fabbriche è destinato a crescere sempre di più. L’immaginario collettivo si sta sicuramente facendo attrarre dalla “sfida” tra Tesla, con i suoi Teslabot pronti a invadere il mercato a soli 20 mila dollari per “esemplare”, e Agility Robotics, la cui “RoboFab” promette una produzione di 10 mila unità ogni anno.

Entrambe segnano una svolta epocale nel settore: di fatto, è partita una vera produzione di massa di robot umanoidi commerciali. Lo scopo è affrontare diverse sfide legate al lavoro, come infortuni, burnout, alta rotazione del personale e carenze di manodopera, ma è indubbio che sarà una gradita introduzione soprattutto per evitare agli esseri umani sia gli sforzi fisici più probanti, sia le situazioni di pericolo.

A impressionare è soprattutto la velocità con cui questi robot crescono nelle performance: se nelle prime dimostrazioni Optimus di Tesla appariva poco più di un giocattolo imbranato, oggi è in grado di adoperarsi in veri e propri lavori di fino. E lo sviluppo continua…

IL SETTORE TERZIARIO

Per quanto concerne il settore terziario, l’unico limite è l’immaginazione.

Per esempio, in molti ristoranti e bar sono stati “assunti” robot camerieri per la consegna delle ordinazioni. In media costano sui 20 mila dollari per esemplare e sebbene non possano sostituire totalmente un servizio che ha anche nel contatto umano una sua componente fondamentale, è difficile ipotizzare che si tratti solamente di una moda passeggera.

Altrettanto interessanti sono i robot da compagnia per l’assistenza di base degli anziani, dei bambini e delle persone non autosufficienti, oppure i robot chirurghi per le procedure mediche di massima precisione.

Molto più scontati, ovviamente, sono invece i robot per le consegne a domicilio, già attivi in alcune città della Cina e degli Stati Uniti dopo alcuni esperimenti compiuti persino a Milano, o i robot che grazie a precisi algoritmi fungono da veri e propri consulenti finanziari.

Senza dimenticare la miriade di chatbot che, ormai, imperversano nei servizi clienti di quasi tutte le realtà del web.

E QUI COMANDO IO…

Abbiamo visto tutti casi in cui i robot sono di supporto all’attività umana, o comunque dipendenti dalle nostre richieste. E se invece invertissimo il paradigma? C’è chi lo ha già fatto. Mi riferisco a Dictator, società polacca di Rum che il 1° settembre del 2022 ha nominato come CEO Mika, robot umanoide di aspetto femminile prodotto da Hanson Robotics.

Mika è responsabile della guida dell’azienda in una nuova era di innovazione. È stata incaricata di sviluppare nuovi prodotti e servizi, di migliorare l’efficienza dell’azienda e di espandere la sua presenza globale. Come dichiarato da lei stessa ai microfoni di Reuters, lavora 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, ed essendo priva di emozioni umane può dedicare “anima” e corpo al lavoro.

Nonostante il ruolo di CEO, le decisioni più rilevanti in Dictador, come il licenziamento di dipendenti o il lancio definito di una campagna marketing, continuano ad essere appannaggio dei manager umani, ma è incredibile come un’azienda sia già pronta a orientare il proprio posizionamento sul mercato grazie alle analisi e alle conseguenti decisioni di un robot.

CONCLUSIONI

Quanti tra voi lascerebbero le sorti della vostra impresa nelle mani di un robot? Immagino pochi…E per fortuna. Il genio imprenditoriale vive, anche, di guizzi che solo la mente umana può partorire. Ma conforta, in un certo senso, sapere che in futuro potremo contare sempre di più su forme di non-vita in grado di essere di reale supporto e arricchimento delle nostre idee.

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