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La questione Israelo-Palestinese: il punto di vista dei Palestinesi

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Quali sono le ragioni di un popolo diventato simbolo dell’oppressione?

La questione Palestinese, come alle volte viene chiamata, rappresenta uno dei plateali fallimenti della comunità internazionale come organo di mediazione e controllo sugli stati sovrani.

Da un lato Israele, che nonostante le numerose condanne internazionali nega la restituzione dei territori sottratti dopo la guerra del 1947 prima, e del 1967 poi, mantenendo il popolo Palestinese in uno stato di prigioni all’interno dei campi della Striscia di Gaza.

Dall’altro i Palestinesi, che nonostante diano il nome alla regione che abitano da oltre un millennio e che fino agli anni ’40 componevano il 70% della popolazione, si sono visti sottrarre la sovranità, il diritto all’autodeterminazione, i diritti basilari, e il diritto ad esistere nella loro terra natia.

La questione Palestinese rappresenta un fallimento della comunità internazionale perché i Palestinesi, nonostante vittima di soprusi, espropriazioni, vere e proprie epurazioni ed esodi, non hanno la forza risolutrice di questo conflitto: una macchina propagandistica.

Chi, di fronte al dato oggettivo di quanto sta accadendo in Medio Oriente, potrebbe negare aiuto al popolo Palestinese? Peccato che, quel dato oggettivo, di fronte all’occhio pubblico dell’ Occidente, non ci arrivi mai.

Nei mass media occidentali la questione Palestinese viene raccontata come un conflitto: “La Guerra Israelo-Palestinese”, combattuta tra forze di pari portata e con pari rivendicazioni. Quello che sta accadendo, invece, è un tentativo, che avrà successo, di epurare sistematicamente il popolo Palestinese dalla Palestina, attaccando militarmente la Striscia di Gaza, regione adibita da Israele a campo di prigionia per coloro i quali non hanno voluto abbandonare la loro terra e rifugiarsi nei paesi limitrofi, composta per la stragrande maggioranza da civili inermi.

Solo nella settimana precedente, Gaza è stata colpita da oltre 7000 razzi lanciati da Israele, che hanno colpito ospedali, campi profughi, scuole, cliniche e molti altri bersagli civili.

Questo articolo nasce dal desiderio di comprendere il punto di vista Palestinese, e le ragioni della loro resistenza. Ebbene, la ragione cardine è il desiderio di esistere di un popolo nella terra che gli appartiene, e che sotto gli Ottomani prima, gli Inglesi poi, e Israele ora, vive in uno stato di prigionia.

Quello che i Palestinesi cercano di impedire è di essere definitivamente cacciati dalla propria terra, senza poterci mai fare ritorno.

La comunità internazionale, nella forma delle Nazioni Unite, ha più volte intimato Israele di restituire i territori sottratti e permettere il rientro dei Palestinesi rifugiati all’estero, ma Israele ha sempre lasciato inascoltate queste richieste. Viene da chiedersi che alleato potente abbia Israele, famoso per ignorare platealmente i regolamenti internazionali, che permette allo stato Ebraico di sostenere questo braccio di ferro.

Negli anni, inoltre, la macchina propagandistica ha sempre più dipinto i Palestinesi come un popolo belligerante e selvaggio, la cui esistenza pone un rischio per l’occidente civilizzato, e anche la comunità internazionale, che prima si schierava fermamente in supporto ad un popolo oppresso, ora lancia solo tiepidi ammonimenti e, alle volte, addirittura frasi di supporto ad Israele.

Quando una grande potenza economica, con una grande forza mediatica, una grande forza militare, e una grande influenza sulle persone di potere, incontra un piccolo popolo emarginato, ghettizzato, e privo di difese personali, la storia ci ha già insegnato cosa succede: è ironico che la parte del carnefice, oggi, la faccia colui che prima era la vittima.

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Rami Nazha

Rami Nazha è Direttore Commerciale di OSM Real Estate, società di consulenza in gestione d’impresa specializzata nel settore immobiliare. Dottore in Studi Internazionali, Rami è da sempre appassionato di tematiche di attualità, di storia, di geopolitica e relazioni internazionali, anche a causa delle sue origini Italo-Siriane. Questo, e il suo amore per la scrittura, che ha dato vita nel 2021 al suo romanzo d’esordio, “Germogli”, spingono Rami a cercare di essere una voce lucida e penetrante nel panorama del giornalismo d’informazione, portando analisi e approfondimenti circa il panorama internazionale dell’imprenditoria e politica.

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