Il Parlamento europeo approva il MiCA: spauracchio od occasione?
A quasi tre anni di distanza dalla presentazione della prima proposta della Commissione, il MiCA è ormai prossimo a diventare legge. Il Parlamento europeo ha infatti approvato a larghissima maggioranza – 517 voti favorevoli, 38 contrari e 18 astensioni – il provvedimento, passando la palla al Consiglio per la promulgazione ufficiale. Una pura formalità che dovrebbe tenersi il prossimo 16 maggio. Una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Europea, il Regolamento diventerà pienamente operativo entro 18 mesi.
CHE COS’È IL MICA?
MiCA è un acronimo che sta per Markets in Crypto Assets: si tratta, sostanzialmente, del primo intervento legislativo dell’Unione europea in materia di criptovaluta. Tale necessità si era originariamente presentata a cavallo tra il 2018 e il 2019, quando la Commissione aveva incaricato le autorità di vigilanza finanziaria dell’UE di esaminare l’applicabilità del diritto finanziario dell’UE alle cripto-attività. La risposta più esplicita era arrivata dall’ABE (Autorità bancaria europea): siccome le cripto-attività non rientravano in larga misura nel diritto dell’UE, ma allo stesso tempo i rischi per nulla trascurabili in ambito di protezione dei consumatori e di riciclaggio di denaro avevano ricadute sul territorio comunitario, la Commissione avrebbe dovuto intervenire. E così ha fatto.

COSA COMPORTA IN CONCRETO?
L’obiettivo principale del Regolamento è quello di uniformare il quadro normativo, ad oggi frammentato dalle disposizioni dei singoli Paesi membri, al fine di promuovere la fiducia degli investitori e la stabilità dei mercati finanziari.
In concreto, il MiCA obbligherà le società di criptovaluta a registrarsi in uno degli Stati UE. A valutarne la conformità saranno l’Autorità europea degli strumenti finanziari e l’Autorità bancaria europea. Quello che apparentemente può apparire come un limite, in realtà può diventare un vantaggio, se pensiamo che una simile licenza permetterà di operare in tutto il territorio dell’Unione europea, senza la necessità di ottenere specifiche autorizzazioni da parte di tutti i Paesi membri.
Il provvedimento obbligherà anche le società a fornire informazioni dettagliate sui rischi associati alle criptovalute e prevede la creazione di un fondo di riserva per coprire eventuali perdite dei clienti dovute all’insolvenza delle piattaforme, una situazione che negli ultimi mesi si è già abbattuta come un treno in corsa sull’intero settore.
PRO
In linea teorica, i vantaggi del provvedimento non sono trascurabili.
In primis per quanto riguarda la protezione dei consumatori, che grazie alla maggiore trasparenza saranno obbligatoriamente molto più informati su rischi, costi e oneri connessi alle loro operazioni.
Allo stesso tempo, regole omogenee garantiscono una maggiore certezza giuridica alle stesse aziende che operano nel settore, che non saranno più obbligate a doversi adeguare alle singole legislazioni che, talvolta, andavano addirittura in contrasto tra loro.
Infine, il Regolamento dovrebbe mettere anche una stretta all’enorme giro di riciclaggio di denaro. Le cripto sono infatti diventate la valuta preferita della criminalità organizzata: soltanto negli ultimi anni si stima un giro d’affari da miliardi di dollari.

CONTRO
Gli scettici sostengono che il MiCA possa rappresentare un freno all’innovazione, perché un regolamento così complesso, unito ai costi di registrazione e licenza verosimilmente maggiorati, potrebbe portare le società a dirottare i propri investimenti in mercati più “liberi”, come ad esempio quello asiatico. Si ripresenta, in sostanza, una situazione analoga a quella relativa allo stop della vendita delle automobili con motori a combustione: un provvedimento lodevole e doveroso, ma che impatto reale avrà sul pianeta, se verrà applicato solamente all’interno dell’Unione europea e verrà ignorato nel resto del mondo? Il rischio di perdere competitività nel settore delle criptovalute, in favore di Asia e/o Sud America, è quindi una possibilità da non escludere a priori.
LE PAROLE DEL RELATORE
Il mondo della politica è comunque globalmente soddisfatto dei risultati ottenuti, come confermano le percentuali bulgare con cui è stato approvato il Regolamento.
Stefan Berger, tedesco del Partito Popolare Europeo che è stato il relatore del testo finale, al termine del voto ha dichiarato: “Questa legge porta l’UE in prima linea nell’economia dei token con 10.000 cripto-attività diverse. I consumatori saranno protetti da inganni e frodi, e il settore che è stato danneggiato dal crollo di FTX potrà riguadagnare fiducia. I consumatori avranno tutte le informazioni di cui hanno bisogno e tutti i rischi propri delle cripto-attività dovranno essere monitorati. Ci siamo anche assicurati che gli investitori in cripto-asset prenderanno in considerazione l’impatto ambientale. Questo regolamento crea un vantaggio competitivo per l’UE. L’industria europea dei cripto-asset ora ha una chiarezza normativa che non esiste in Paesi come gli Stati Uniti”.

CONCLUSIONI
Il Regolamento MiCA rappresenta, dunque, un deciso passo in avanti nella regolamentazione delle criptovalute in Europa. L’impressione è che la politica, sia europea che nord americana, voglia mettere ordine in un settore che, fino a questo momento, “navigava” in acque poco definite. Se poi il mondo politico voglia passare da una forma di controllo “soft” a una più invasiva, magari attraverso l’euro e il dollaro digitale che arriveranno a breve, lo scopriremo nei prossimi anni. Per ora il settore è in subbuglio, ma pronto a raccogliere la nuova sfida.




Un articolo davvero ben fatto ed esplicativo
Grazie mille, Paolo! Ho già in programma un’intervista con alcuni operatori del settore per conoscere anche il loro punto di vista.