Ieri, 22 Ottobre 2024, è iniziata uno dei vertici più importanti a livello mondiale e no, non riguarda l’Occidente.
A Kazan, in Russia, ha ora luogo l’incontro ufficiale dei capi di stato BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), più i nuovi membri (Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti – BRICS+). Il blocco geopolitico che si è creato tra questi paesi ha infatti gli obiettivi di rafforzare la cooperazione tra economie emergenti e la creazione di un valido sfidante all’egemonia economica americana dell’ultimo secolo; quest’ultima è infatti rafforzata a sua volta dai legami con l’Europa, con Israele in Medio Oriente, con il Sud America e con altri paesi ancora dipendenti economicamente.
Il vertice ha il palese obiettivo di creare un blocco alternativo a quello costruito a partire dal secondo dopoguerra e dalla caduta del muro di Berlino (1989). Il tema principale del meeting riguarderà delle strategie a lungo termine per affrancarsi dall’utilizzo del dollaro americano come valuta di scambio internazionale e dall’uso del sistema SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication; è una rete globale di messaggistica che consente alle banche e ad altre istituzioni finanziarie di inviare e ricevere informazioni in modo sicuro, standardizzato ed efficiente riguardo le transazioni finanziarie).
Cerchiamo dunque di analizzare l’impatto economico che un confronto dei BRICS+ contro l’occidente potrebbe portare.
La visione politica
La situazione che prevediamo potrebbe essere quanto mai tesa e delicata, tanto da rasentare una seconda guerra fredda, qualora qualcuno dei paesi commettesse un passo falso.
La Russia, tanto per iniziare, la quale fino ad ora non si è lasciata scalfire dai 16 pacchetti di sanzioni applicati dal 2022 con l’inizio della guerra in Ucraina (e dal 2014, con l’annessione della Crimea) sta esplorando nuovi fronti economici, intensificando i rapporti con Cina, India e gli altri paesi prima citati. Questi rapporti sono mirati a rendere ancor più inutile l’isolamento imposto dall’Europa, ma soprattutto a costruire un sistema anti-americano capace di sostenere e influenzare l’economia mondiale.
Ora però serve essere onesti, in questa posizione la Russia ha tutte le carte in regola per farlo: ha giacimenti di oro, gas naturali e minerali che sfrutta serenamente, un’industria convertita in industria delle armi che lavora alla grande proprio grazie alla guerra e molte altre risorse. A questo elenco si aggiungono tutti gli scambi coi paesi vicini, economie emergenti e desiderose di scalare velocemente la vetta. Putin potrebbe dunque riuscire a mettere ko l’influenza europea sull’economia russa, sempre che esca presto dal conflitto con l’Ucraina.
Da una parte poi abbiamo la Cina, la quale viene guidata con una politica di forti finanziamenti nel settore tecnologico e che stiamo vedendo correre veloce (ne è un esempio il mercato dell’elettrico e dell’ibrido). Ne parliamo meglio qui. In più c’è da dire che se il futuro presidente degli USA non riprenderà i rapporti con Pechino, la separazione (e di conseguenza la rivalità) tra Cina e occidente potrebbe amplificarsi, rendendo più difficili le collaborazioni e il dialogo, trasformandoci a meri clienti del mercato cinese del quale saremo dipendenti.
A seguire l’India, la quale sta vivendo una forte crescita (ha toccato vette di incremento anche del 10%) dovuta a riforme economiche che hanno aumentato la competitività del paese, pur dovendo affrontare difficoltà come l’innovazione del tech, la disoccupazione, il rinnovo delle infrastrutture e molto altro.
Se poi ci mettiamo vicini anche Iran ed Emirati Arabi Uniti diventa evidente come grandi potenze mondiali in collaborazione, seppur molto differenti, potrebbero creare una vita difficile all’oriente. L’obiettivo alla base è infatti controbilanciare lo strapotere americano accumulato negli anni.
Potere che adesso sembra sospeso, in attesa di un leader capace che lo possa esercitare. Chissà se Kamala ne sarebbe all’altezza; chissà se Trump avrebbe intenzione di guarire i rapporti con gli attuali “nemici dell’economia americana”. Staremo a vedere, le variabili in gioco sono moltissime.
Il risultato geopolitico è chiaro: abbiamo un occidente lento nel reagire e un oriente pronto a fare i balzi da leone. Ne consegue che davvero il potere dei BRICS si sta allargando.
La nuova Guerra Fredda tra Stati Uniti, Cina e tutti gli altri paesi…
Le intenzioni descritte non sono certo nuove. Parliamo infatti di un colosso (quello americano) che, dal 1945 in poi, è stato un punto di riferimento economico, politico e militare per il mondo intero.
Le tensioni che potrebbero sorgere si manifesterebbero inizialmente sul piano economico. I mercati, per quanto imprevedibili, possono essere influenzati facilmente. Tuttavia, ciò che desta maggiori preoccupazioni riguarda la presenza di basi militari statunitensi e della NATO in Oriente. Non si parla solo del confine ucraino, ma anche delle installazioni dislocate in tutto il Medio Oriente. Quanto è probabile che anche un conflitto minore possa innescare scontri indiretti tra le due fazioni?
Già nel conflitto tra Israele e Gaza vediamo come sia facile che si generino fraintendimenti, con incidenti che coinvolgono persino i caschi blu dell’ONU. Questo lascia presagire che un’escalation non sia affatto da escludere. Con l’unico svantaggio che il conflitto vedrebbe il coinvolgimento di molte più superpotenze
Le tensioni potrebbero dunque essere all’ordine del giorno, specie se l’occidente si doterà in futuro di politici incapaci di mediare e dialogare coi corrispettivi in oriente.
La visione economica: competizione tecnologica, economica e militare tra le superpotenze
Il gruppo BRICS+ rappresenta il 45% della popolazione mondiale, il 23% della ricchezza globale, e il 16% del commercio internazionale. Se scelgono una linea comune quanto è facile che possano trascinare con sé l’economia mondiale?
In effetti stiamo già vedendo gli effetti della loro influenza in occidente; ne è un esempio lampante il fatto che l’Argentina pochi mesi fa ha pagato una parte del suo debito verso il FMI in yuan piuttosto che in dollari. Non era mai accaduto prima che un debito equivalente a 1 miliardo di dollari venisse saldato con una valuta estera, seppur forte. Ciò significa che un po’ alla volta il piano dei BRICS di allontanarsi dall’influenza americana, rafforzando nel frattempo le proprie economie, sta prendendo sempre più piede.
A lungo andare, infatti, il dollaro potrebbe perdere di valore se, in scambi commerciali o per operazioni finanziarie importanti, venissero utilizzate altre valute come quella russa o cinese. Il cambio tra rubli e yuan è infatti apparso recentemente, introdotto proprio dalle nuove iniziative del nuovo blocco orientale, con l’obiettivo di staccarsi gradualmente dal cambio col dollaro e boicottando così la moneta commerciale per eccellenza.
Cosa comporterà tutto questo? Economicamente parlando, nel breve termine, potremmo vedere pochi effetti, se non chiari eventi come quello dell’Argentina prima citato.
Più in là con gli anni invece potremo vedere la nascita di un’economia completamente nuova, di un concorrente della finanza costruita attorno al dollaro, creando dunque un commercio america-centrico molto più debole e meno sicuro di come è oggi, sbilanciando l’attenzione degli investitori a est.
Non è infatti una novità che in fatto di tecnologia e industria militare l’est abbia fatto enormi progressi, creando un’alternativa valida e interessante alle industrie americane o in Europa (con prezzi decisamente più vantaggiosi).
È profetico poi uno dei punti dell’agenda del BRICS Summit che si sta tenendo in questi giorni di ottobre, riguardante lo sviluppo di un sistema di pagamento in valute nazionali BRICS e di un sistema di messaggistica alternativo a SWIFT; per non parlare poi della proposta di uno strumento finanziario internazionale alternativo al FMI per supportare i membri in crisi economica.
Morale della favola? Teniamo d’occhio il dollaro, favoriamo il dialogo tra nazioni e investiamo fette cospicue delle casse pubbliche in ricerca e sviluppo: serve tornare ad essere competitivi e innovatori. Tra qualche decennio l’aereo occidentale volerà con un po’ di turbolenze.



