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La guerra in Ucraina finisce in 24 ore

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«Se vengo eletto Presidente degli Stati Uniti parlo con Vladimir Putin e la guerra in Ucraina finisce in 24 ore». Solo chi è vergine di campagne elettorali, può credere che Donald Trump farà cessare il conflitto fra Mosca e Kiev in singola giornata. La sua è una provocazione che “nasconde” scenari futuribili (visti i sondaggi), già a partire dal 2024, e che spaventano soprattutto l’Unione Europea.

La guerra in Ucraina finisce in 24 ore

Nonostante il 72% dell’opinione pubblica repubblicana sia favorevole al coinvolgimento degli Stati Uniti nella sicurezza e nella difesa europea, Trump ha minacciato di ritirare gli Usa dalla Nato. Il motivo – neanche a dirlo – è economico. Secondo il Tycoon, gli Stati Uniti spendono troppi soldi rispetto agli alleati. Siccome non può dirlo pubblicamente, Trump manda in avanscoperta uno dei suoi fedelissimi: Richard Grenell. Ex Ambasciatore degli Usa in Germania – ruolo chiave per la diplomazia a stelle e strisce, contando che fu addirittura del padre di JFK durante gli anni Trenta -, attuale direttore ad interim dell’intelligence Nazionale, Grenell è fra i favoriti alla Segreteria di Stato. Nell’intervista alla TV della Svizzera dichiara: «Perché Trump e i repubblicani sono riluttanti a un nuovo pacchetto di aiuti a Kiev? A quanto siamo arrivati? Attorno ai 150 miliardi di dollari». Poi la stoccata: «Non c’è nulla che indebolisca di più la Nato e la sua credibilità di quei Paesi membri che non pagano il loro contributo». È un modo elegante per far capire come gli Stati Uniti possono cambiare idea sulla guerra in Ucraina. 

Il terrore europeo

Un’America fuori dalla Nato è l’incubo della Ue. Questo gioco del «vado via, resto» mette i membri dell’Alleanza “schiavi” alla leva di pressione preferite da Trump: il rispetto della soglia di spesa per la difesa del 2% del Pil. Ecco l’importanza dell’intervista di Grenell. Chi è il primo finanziatore di Kiev a livello militare? Gli Usa con 42,10 miliardi di dollari. Poi ci sono la Germania con 17, il Regno Unito con 6,58 e, a ruota, Norvegia, Danimarca e Polonia con investimenti di 3 miliardi di dollari. Dai dati nasce la seconda “bordata” di Grenell: «Credo che qualsiasi Paese che non investa il 2% del proprio Prodotto interno lordo nella difesa non dovrebbe essere autorizzato a votare sull’adesione di nuovi membri». Poi l’altro passaggio: «Penso che l’integrità territoriale ucraina sia estremamente importante e che sia una delle cose su cui essere intransigenti al tavolo delle trattative. Certamente l’adesione alla Nato dovrebbe essere uno degli argomenti da portare in un simile negoziato». Una frase che lascia ben sperare, ci sono due punti che non tornano. Il primo. Al tavolo delle trattative, oggi, la Russia di Putin ha il coltello dalla parte del manico e Putin ripete, fin dal primo giorno, cosa vuole. E cosa vuole non è un’Ucraina unita. Il secondo dato: di nuovo la Nato. «Siamo ancora in campagna elettorale e mancano dieci mesi al 2025, ma  – fa notare la TV svizzera che ha intervistato Grenell – pare evidente come il ruolo nel mondo dell’America di Trump sia destinato a cambiare. E a Washington c’è chi spinge affinché si inizi subito». 

Il ruolo di Israele

C’è poi un altro aspetto da tenere in considerazione. Il 7 ottobre Hamas attacca Israele. Pochi giorni dopo inizia l’operazione di terra dei soldati di Gerusalemme che ancora oggi prosegue in Palestina nonostante il massacro di oltre 12.000 bambini in quattro mesi. A quanto si apprende, i legislatori repubblicani sono riluttanti a votare fondi aggiuntivi per l’Ucraina. L’amministrazione di Joe Biden, indietro fra i 4 e i 10 punti nei sondaggi, sta cercando di collegare questi aiuti ai fondi per Israele e l’immigrazione.

L’ossessione di Trump

A questo puzzle manca ancora un pezzo. L’ossessione del (quasi certo) futuro Presidente degli Stati Uniti è rivolta a Oriente alla Cina. Il suo approccio “falco” durante l’ultimo mandato, che ha visto una continuità nell’amministrazione Biden, è un ulteriore argomento per Trump per allontanare gli Stati Uniti dal continente europeo. In caso di crescente militarizzazione attorno a Taiwan, gli Usa dovrebbero mobilitare le risorse. Inoltre Trump rischia di compromettere gli ultimi sforzi dell’amministrazione Biden per ristabilire canali di comunicazione tra le due grandi potenze. Gli ultimi discorsi del tycoon testimoniano dunque la distanza strategica. L’ex presidente non ha menzionato l’Ucraina nei suoi recenti discorsi, concentrandosi sulla politica interna, sulla guerra tra Israele e Hamas. Neanche a farlo apposta in un sondaggio del 29 novembre 2023, il 34% degli elettori repubblicani intervistati era favorevole ad aumentare l’assistenza militare a Israele e il 44% a ridurre l’assistenza militare all’Ucraina. Insomma, un gran “casino”. E quindi? L’abilità di un politico è distrarre l’attenzione. Da qui la frase di Trump «Se vengo eletto Presidente degli Stati Uniti parlo con Putin e la guerra in Ucraina finisce in 24 ore». Perché? Perché vuol dir tutto e vuol dir… niente.

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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