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La forza delle idee: il segreto del successo nelle Startup

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Avviare una startup non è mai semplice. Entrano in campo tanti fattori diversi: la novità, il cambiamento, l’innovazione e, talvolta, l’imprevedibilità. Per far fronte a tutto questo è fondamentale essere pazienti (perché i risultati di una startup si vedono a lungo termine), coraggiosi e pronti a trovare soluzioni alternative a ogni tipo di problema. Insomma, non è un lavoro da tutti.

Per questo oggi ho deciso di intervistare Federico Capuzzo (responsabile vendite) e Alessandro Zaccaro (responsabile tecnico), due giovani di 25 anni che si occupano della gestione di diverse startup. Federico e Alessandro hanno la grande responsabilità di far funzionare tanti nuovi progetti e quindi anche di far fronte a tante nuove difficoltà cercando nuove e svariate soluzioni. “Dobbiamo essere degli abili problem solver” mi diceva Federico.

Raccontatemi un po’ la vostra storia!

Federico: Sono arrivato in OSM nel 2017 senza saper fare nulla in particolare. Non avevo un diploma e non possedevo grandi skills. Nonostante ciò, Paolo Ruggeri mi ha comunque dato fiducia e ha creduto in me fin da subito: non potevo deludere le sue aspettative. Ho quindi cominciato step by step: all’inizio ero una sorta di magazziniere, spedivo i libri, preparavo i materiali per gli eventi; poi sono diventato consulente. Paolo mi ha sempre detto, fin dal 2017, che sarei stato un bravo venditore e, alla fine, ho preso davvero quella strada. Come dice Paolo “ha successo chi persevera, non chi fa meglio” e penso che questa frase mi rappresenti. Non penso di essere il migliore e nemmeno di avercela fatta, ma ho sempre perseverato, mi sono impegnato e non smetterò mai di farlo.

Alessandro: io sono in OSM da circa un anno e mezzo, quasi due. Venivo da un’esperienza lavorativa di tre anni in un’azienda multinazionale americana. Non che mi trattassero male, però era un posto dove le persone lavoravano giusto per farlo. Il classico lavoro dalle 9 alle 18 con una paga standard e senza opportunità di raggiungere grandi traguardi. Non venivo valorizzato come persona, ero solo un numero tra tanti.

Ad un certo punto ho iniziato a riflettere sul mio futuro in quell’azienda. Ho avuto un attimo di sconforto: in quel posto non potevo crescere. Non stavo facendo qualcosa che mi interessava veramente e per essere felice avrei dovuto cercare altro.

Da lì ho iniziato a capire cosa volessi davvero da un lavoro. Cercavo qualcosa di diverso, un bel progetto insieme a belle persone con cui stare bene e con cui condividere momenti. Un posto nel quale poter crescere, migliorarsi e fare soldi, perché anche l’aspetto “materiale” ha un suo ruolo nella crescita. 

Tra le persone che seguivo sui social c’era Paolo Ruggeri. Ho scoperto così OSM, questa azienda che lavorava in un settore che mi interessava, con valori vicini ai miei e che prestava grande attenzione all’individuo prima di tutto. Mi sono detto: “Questa è l’unica azienda per cui lavorerei”.

Come siete arrivati a questa posizione di responsabili?

Federico: Ad un certo punto del mio percorso ho dovuto decidere se fare il consulente “a tempo pieno”, e quindi dedicarmi solamente a quello, oppure se prendere parte ad una sfida diversa, più difficile: sviluppare un nuovo progetto. Chiaramente per questa seconda alternativa ci sarebbe voluto più tempo e tanta fiducia, poiché in ogni nuovo grande progetto, i veri risultati non sono immediati. Come ho detto prima: “ha successo chi persevera, non chi fa meglio” e qui la perseveranza era davvero fondamentale. Io ho deciso di percorrere comunque questa strada. Si trattava di un progetto chiamato “Virtual coach”, una piattaforma sulla quale sono presenti gratuitamente tutte le informazioni che servono ad una persona per potersi formare e migliorare a livello lavorativo e personale. Il mio compito era quello di farla “adottare” a tutti inostri consulenti e clienti.

Poi è arrivato anche Alessandro. A quel punto non eravamo ancora dei responsabili, semplicemente seguivamo Virtual coach. Poi abbiamo dato il via anche ad altri progetti, come l’OSM COIN (il token di OSM che guadagni grazie al valore che crei per la community), imprenditore.info, il marketplace (dove puoi crearti opportunità di business con gli studenti della nostra scuola per imprenditori)... Con il tempo abbiamo iniziato a gestire persone e a farci conoscere. Poi Paolo, vedendo che riuscivamo a gestire bene tutto, ha iniziato a pensare di fare qualcosa di serio legato alle startup.

Alessandro: Sono entrato a far parte di OSM come assistente di Paolo per i progetti speciali. Il fatto di essere diventato un responsabile è poi venuto da sé. Quando si lavora in un bell’ambiente, ad un progetto stimolante e con persone ammirevoli, ci si inizia ad affezionare al proprio lavoro. Non è più solo un “impiego”, ma qualcosa di molto più grande. Inizi a sentirti come se l’azienda fosse tua e ti impegni al massimo, fino a raggiungere posizioni sempre più importanti. In più, a fianco alle persone giuste, quelle che sono interessate a farti crescere, progredire è inevitabile!

Come ci si sente a svolgere una funzione di responsabili alla vostra età e a dover talvolta gestire persone più grandi di voi?

Federico: Non credo sia tanto una questione di età. Sai quando si dice che l’età è solo un numero? Ecco, questo è vero e si può applicare alla nostra esperienza. Non è l’età a dirti quanto sei bravo, ma è una questione di idee. Il processo è: idee, azioni, risultati. Se la tua idea è buona, però poi non agisci, il risultato non lo vedrai mai. Quindi è importante lavorare sulle idee.

Devi sempre pensare, a prescindere dalla tua età, che la tua idea sia di valore e che tu stesso abbia un grande valore. Pensa a Steve Jobs, lui ha creato un telefono molto bello, ma alla fine è un telefono. Non per sminuirlo, assolutamente, io amo Apple, ma oggettivamente non ha inventato lui il telefono, esisteva già, si poteva già chiamare e messaggiare al tempo. Non ha salvato il mondo con la sua idea, però l’ha cambiato.

Steve Jobs credeva talmente tanto nella sua idea che ha convinto tutti. E alla fine il mondo l’ha cambiato davvero. Perché? Perché lui pensava che la sua idea fosse di valore e che LUI avesse un valore. L’importante è darsi sempre un valore. Non conta chi sei o che età hai, ma quanto valore ti dai.

Alessandro: All’inizio può non essere semplice gestire persone più grandi. È importante però tenere a mente che non è l’età a dire chi sei. Come diceva Federico, l’età non conta assolutamente nulla! Poi, se tu sei una bella persona con dei valori, dopo un po’ chi ti sta davanti lo riconosce e supera lo scoglio dell’età.

Se sei giovane e ti sottovaluti per questo, fermati un attimo e pensa: “Se sono qui è perché qualcuno ha creduto in me”. Questa è la prova che tu vali. Devi abbattere tutti gli stereotipi e i pensieri limitanti che ti crei da solo!

Voi siete anche amici, è possibile far coincidere lavoro e amicizia?

Federico: Noi diciamo sempre: “prima chi e poi che cosa”, che significa che è più importante con chi fai le cose piuttosto che il progetto in sé. Puoi avere anche l’idea del secolo, ma se non hai a fianco le persone giuste con cui condividerla e realizzarla, non otterrai neanche un risultato. Il tuo progetto, il “che cosa” vale zero se non hai il tuo “chi”.

Io e Alessandro siamo sicuramente molto diversi. Allo stesso tempo, però, in qualche modo, troviamo sempre un punto di incontro in questa diversità. Abbiamo una sorta di limite da non superare e, nonostante a volte venga un po’ superato, non siamo due che litigano e che si odiano. Certo, com’è normale che sia qualche volta capita anche a noi di discutere.

Poi ci sono casi in cui lavoro e famiglia/amicizia possono coesistere e altri in cui è meglio di no, dipende sempre dalle persone. Di nuovo: prima chi e poi che cosa. Il nostro, per esempio, è un “mix” che funziona!

Se io vedo Alessandro in difficoltà lo aiuto e lui fa lo stesso per me. A volte, per darci una mano, ci ritroviamo addirittura a fare uno le cose dell’altro, perché prima chi e poi che cosa. Bisogna giocare in squadra.

Quello che vedo è che da quando io e Alessandro ci conosciamo le nostre vite sono migliorate. Non dico che la causa sia il fatto che ci siamo incontrati, però “guarda caso” le nostre vite sono migliorate. Io non credo molto nelle coincidenze, o meglio, penso che le coincidenze siano la porta d’entrata per un mondo più “spirituale” molto più grande di noi. Quindi, forse, non è proprio per caso che lavoriamo insieme.

Alessandro: L’amicizia può essere un mix positivo perché tra amici c’è complicità e ci si intende meglio. Certo, questo non significa che non si discute, anzi, come diceva Federico abbiamo idee molto diverse. Nonostante ciò, i nostri valori coincidono ed è questo che fa funzionare il tutto.

Una cosa che io e Federico abbiamo imparato nella nostra diversità è quella di affrontare ogni piccola discussione che ci possa essere, perché è questo che poi ci farà progredire. Non bisogna mai evitare di parlare o far finta di niente: se qualcosa non va, bisogna dirlo. Se la mia idea non va bene a Federico, lui deve dirmelo e viceversa. È così che la nostra produttività migliora insieme anche al nostro rapporto.

Poi è importante anche saper scindere, in parte, l’amicizia dal lavoro. È giustissimo divertirsi mentre si lavora, noi lo facciamo sempre, ma non devono esserci troppi momenti in cui, per divertirsi, si smette di lavorare. Bisogna distinguere le situazioni.

Qual è la fase più difficile nell’avviare una startup?

Federico: Sicuramente la difficoltà più grande si affronta subito dopo la parte iniziale. Mi spiego: l’evoluzione di una startup segue una curva. La partenza è caratterizzata dall’entusiasmo, tutti sono motivati e le aspettative sono alle stelle. Qualche risultato subito lo ottieni perché, all’inizio, un po’ di supporto lo dà chi crede in te oppure chi ha una visione più innovativa e viene travolto dall’effetto novità.

Poi arriva quello che noi chiamiamo “tunnel della tristezza”, quella fase dove bisogna andare a tentativi: provi qualcosa e va male, poi tenti qualcos’altro e va bene, cerchi di capire ciò che funziona. Ci sono tanti dubbi, vengono a galla i problemi e talvolta è necessario cambiare tutto. Anche qui è importante perseverare e mantenere il focus per non rischiare di abbandonare tutto, per questo credo sia la fase più difficile. Poi, terminato questo momento, pian piano inizia il vero e proprio decollo.

Alessandro: Sono d’accordo, perché è la fase in cui si lavora duro, ma i risultati non arrivano. Molte cose non funzionano e bisogna rivoluzionarle completamente.

Poi su una startup lavorano sempre poche persone, se non una sola, perché sei all’inizio. Per questo, soprattutto in questa fase, ci si sente oppressi, sopraffatti, ma non bisogna mollare mai! Ci saranno dei momenti bui, ma poi la luce arriverà.

Che consiglio daresti a un imprenditore che vuole avviare una startup?

Federico: Come dicevo qualche domanda fa, l’importante è darsi un valore.

Tu pensi di valere 100.000 euro? Io penso di sì, io penso di valere molto più di 100.000 euro! Tante persone non credono di valere così tanto e non sto parlando solo di un valore economico.

A livello lavorativo, chi pensa di non essere all’altezza magari andrà anche bene, ma non migliorerà mai. I suoi risultati saranno sempre gli stessi e lui, pensando di non valere, si accontenterà. Chi invece crede di valere, magari impiegherà un po’ più di tempo per migliorare, però lo farà, e anche tanto! Devi darti un valore!

Alessandro: Io consiglierei di avere sia generazione Z sia Millennials nel progetto, dove i più giovani, che sono più “malleabili” possono dare una visione più vicina alla novità, alla contemporaneità, mentre i Millennials avranno una visione che unisce l’innovazione con l’esperienza e la conoscenza. Sono due generazioni con grandi capacità di problem solving, ma espresse in modo diverso.

Poi nell’avviare una startup è importante avere una visione chiara e saperla trasmettere in modo che le persone vadano in assonanza con il tuo pensiero. Non è necessario avere un grosso capitale, enormi aiuti o investimenti, si può fare tutto da zero. Bisogna però essere disposti ad arrangiarsi, ad impegnarsi nell’erogare i servizi e nel persistere sempre, perché nelle startup i cambiamenti sono all’ordine del giorno. Sono sicuro che ce la farai, fatti guidare dalla tua missione!

Questi due, alla mia destra e sinistra, sono i Men in Black di OSM che si dedicano alle operazioni speciali.
Persone giovani ma versatili (le ho coinvolte in così tanti cicli aperti che, in un modo o nell’altro, devono imparare a fare tutto), lavorano sotto una pressione incredibile:
tipo dover fare il marketing di prodotti ancora inesistenti, trovare risorse economiche per progetti con zero budget e che devono assumere persone, imparare nel giro di una serata come funziona un nuovo settore in cui non si sono mai cimentati e tante altre confusioni che gravitano nel mondo delle start up.
Ci mettono l’anima e ci aiutano a costruire la OSM del futuro. Sono la prova che, non importa l’età, con l’entusiasmo si può fare tutto

Paolo ruggeri
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