La corsa all’oro della Cina fa paura. Mentre l’Italia taglia i fondi per la ricerca, all’ombra della Grande Muraglia si ragiona diversamente. Il nostro Paese è 18° su 27, all’interno dell’Unione Europea, per percentuale di Prodotto interno lordo investito in ciò che serve per accrescere il potenziale competitivo ed economico. I piani quinquennali di Pechino hanno portato la Cina, dal 2000 a oggi, a esser leader mondiale nelle scienze fisiche, nella chimica e nelle scienze ambientali. Secondo i dati di Clarivate, un’azienda di analisi scientifica, nel 2003 gli Stati Uniti producevano 20 volte in più studi con un alto “fattore d’impatto” rispetto alla Cina. Nel 2013 la proporzione era scesa a quattro volte. Nel rapporto del 2022 la Cina ha superato sia gli Stati Uniti sia l’Unione Europea.
La corsa all’oro della Cina fa paura
Il reportage dell’Economist evidenzia come dal 2000 la spesa della Cina in ricerca e sviluppo è cresciuta di 16 volte. Pechino, secondo i dati Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) del 2021, è ancora indietro rispetto agli Stati Uniti nella spesa complessiva in ricerca e sviluppo a parità di sistema d’acquisto. La situazione: 668 miliardi contro 806. «Ma – scrive The Economist – se si considera solo la spesa delle università e delle istituzioni pubbliche, la Cina è in testa». Il partito comunista non tralascia nulla. L’esempio arriva dall’intelligenza artificiale. All’ombra della Grande Muraglia si produce il 40% degli studi rispetto al 10% degli USA e al 15% dell’UE e Regno Uniti messi insieme. L’ultimo piano quinquennale (2021) mira a promuovere la ricerca nel campo delle tecnologie quantistiche, delle neuroscienze, della genetica, della medicina rigenerativa e dell’esplorazione di “aree di frontiera” come lo spazio profondo, i fondali oceanici e le regioni polari. Mentre l’Occidente discute, Pechino fa. Nelle scorse settimane «il lander robotico Chang’e-6 è allunato in un gigantesco cratere sulla faccia nascosta della luna. Ha raccolto alcuni campioni di roccia. Ha piantato una bandiera cinese. È tornato sulla terra» informa l’Economist. Lo avete letto su qualche giornale occidentale?
I risultati sorprendenti
I massicci investimenti stanno dando i frutti. Negli ultimi anni gli scienziati cinesi hanno scoperto un gene che, una volta rimosso, aumenta la lunghezza e il peso dei chicchi di grano, un altro che migliora la capacità di cereali come il miglio di crescere in terreni salini e un altro che può aumentare la resa del mais del 10%. Non male visto che l’ultima analisi dell’Integrated food security phase classification (Ipc), l’iniziativa di monitoraggio e classificazione delle Nazioni Unite, avverte: ci sono regioni dell’Africa (come il Sudan) dove metà della popolazione affronta i peggiori livelli di fame mai registrati. Pechino ha ottenuto risultati sorprendenti anche nel campo della chimica. Gli scienziati hanno ideato un nuovo modo per estrarre l’idrogeno dall’acqua di mare e «nel maggio del 2023 – ricorda The Economist – hanno creato uno stabilimento galleggiante sperimentale per la produzione di idrogeno».
Il legame con l’esercito
Gli osservatori internazionali non hanno dubbi. Il successo della scienza cinese è un’arma a doppio taglio per l’Occidente. D’altronde il sistema scientifico è legato allo Stato e alle forze armate. «Molte università – ricorda The Economist – hanno laboratori che lavorano esplicitamente per la difesa e molte sono state accusate di attacchi informatici e di spionaggio». Brutte notizie per chi pensa che il colosso scientifico di Pechino smetterà di crescere. «Sarebbe imprudente credere che questo miracolo abbia dei limiti, perché – dicono gli osservatori – finora non ne ha avuti». Ecco perché questa corsa all’oro… del sapere spaventa. La Cina si sta ritagliando uno spazio (più che vitale) nel mondo in continua evoluzione. E il gigante sta diventando sempre più il punto di riferimento del mondo. Anche in questo caso, insomma, si fa presto… a dire America.



