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La Corea del Nord produce e commercia droghe per finanziarsi – Il “narco-stato”

È un pensiero condiviso che, ad oggi, la Corea del Nord sia un paese quanto mai particolare, oltre che isolato e con un’economia fragile. La mancanza di libertà e la violazione di diritti fondamentali sono evidenti a tutto il mondo.

Quel che spesso si ignora è che, da molti anni ormai, la dittatura nordcoreana ha intrapreso attività illecite per sostenere il suo regime e l’élite al potere. Queste attività, che includono la produzione e il traffico di droga, la contraffazione di valuta e il commercio di beni proibiti, hanno rappresentato una fonte di valuta essenziale per il governo di Pyongyang. Ma la cosa più sorprendente è che sia stato lo stesso governo, in più occasioni, ad avallare la produzione e il commercio di attività illecite pur di rimpinguare le casse del tesoro: ciò fa della Corea del Nord un vero e proprio “narco-stato“.

Il coinvolgimento nelle attività illecite si è però evoluto nel corso degli anni, passando da un iniziale contrabbando di oppio e hashish a una produzione su larga scala di metanfetamina ed è stato ricostruito da più fonti, tra le quali l’HRNK – The committee for Human Right in North Korea, un’organizzazione con sede a Washington e con l’obiettivo di sensibilizzare e lottare per la tutela dei diritti fondamentali nella nazione più controllata del mondo. Uno dei loro trattati proprio sui commerci illeciti nordcoreani è tutt’ora disponibile online.

In evidenza un’immagine satellitare della Corea del Nord presa da HRNK. È evidente la differenza tra la Corea del Nord e quella del Sud, la prima sigillata e al buio, la seconda illuminata dall’elettricità così come la Cina e il Giappone.

La produzione nel tempo

Pare che, tra la metà degli anni ’70 e ’90, la Corea del Nord si è concentrata sul traffico principalmente di oppiacei e hashish, acquistati da altri paesi per poi essere ridistribuiti. In questa fase, i diplomatici nordcoreani erano spesso usati come corrieri, sfruttando l’immunità diplomatica e la facilità di spostamento.

Dopo il crollo dell’URSS, la Corea ha perso i suoi finanziatori legati al regime comunista e ha dovuto affrontare una grave carestia, dato il suo isolamento. Per far fronte alla crisi, il regime ha iniziato a produrre sostanze stupefacenti con maggiore frequenza. Le comunità di contadini erano obbligate a coltivare papaveri da oppio.

In questa fase, tra gli anni ’90 e i primi 2000, la Corea del Nord ha spostato il suo focus sulla produzione di metanfetamina, oltre agli oppiacei, decisamente più richiesta dal mercato; fonti americane riportano come della metanfetamina rintracciata sul territorio e ricondotta alla Corea del Nord avesse una purezza superiore al 95%. Il commercio e la produzione di droga erano supervisionati da ufficiali governativi ed aziende di stato e si è dato il via ad una vera e propria collaborazione con le organizzazioni criminali.

Nel tardo 1997 il Governo centrale ordinò che tutte le fattorie collettive locali coltivassero circa 10 chungbo (25 acri) di papavero a partire dal 1998. Tutta la produzione di oppio veniva poi mandata agli impianti farmaceutici, dove era trasformata in eroina sotto la supervisione di esperti dalla Thailandia. La produzione mensile di eroina e metanfetamina era di circa una tonnellata per tipo. Un vero e proprio impero del narcotraffico.

Dal 2005 in poi si assiste ad una diminuzione del monopolio statale su alcune attività illecite, con un aumento della produzione privata e semi-privata di droga: la produzione di metanfetamina era infatti inizialmente gestita da aziende di stato, successivamente decentralizzata a produttori privati o in collaborazione con lo stato. Dopo il 2006 incidenti di traffico di droga sono risultati essere principalmente di piccola scala e lungo il confine sino-coreano, lasciando intendere una diminuzione della produzione.

Ma, come se non bastasse, oltre alla droga la Corea del Nord è stata coinvolta nella produzione di banconote false da 100 dollari, sigarette contraffatte e traffico di specie protette, tutto per versare liquidità nelle casse del governo.

Motivazioni economiche e politiche

Perché il regime della famiglia Kim ha scelto proprio questo business e di impegnarsi in questa direzione? Come accennato prima, una volta crollata l’URSS, la Corea ha avuto un bisogno costante di valuta forte a causa delle sanzioni internazionali e di recuperare i danni provocati da disastrose politiche economiche, non potendo più contare sul sostegno dai paesi comunisti. Il commercio illecito era quindi diventato un mezzo facile e veloce per ottenere i fondi necessari per la sopravvivenza del regime e per l’acquisto di beni di lusso per l’élite.

Il regime nordcoreano ha così promosso un’ideologia di autosufficienza e indipendenza dalle influenze straniere, in modo da rafforzare il proprio potere e la propria influenza, danneggiando ulteriormente il tessuto sociale nordcoreano già ampiamente vessato da anni di dittatura, indottrinamento e politiche economiche fallimentari.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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