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JULIAN ASSANGE LIBERO – La notizia improvvisa e la vittoria della Verità

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Si stenta a credere. Sembra troppo bello per essere vero. O forse ci eravamo solo abituati a vederlo dietro le sbarre. Eppure la notizia, questa mattina, sta facendo il giro del web con non poco entusiasmo a supporto.

Julian Assange è libero, o almeno lo sarà presto.

Nella notte WikiLeaks annuncia sul suo account  X: “Julian Assange è libero”. Il giornalista, programmatore e attivista australiano – cofondatore di WikiLeaks – dopo un lungo sentiero fatto di prigione, accuse e battaglie burocratiche, vede uno spiraglio di libertà dopo ben 1901 giorni trascorsi nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, Londra.  

La vicenda

Tutto è iniziato con la creazione, in Australia, di WikiLeaks nel 2006, l’organizzazione dedicata alla diffusione di informazioni e documenti sensibili o classificati, con il conseguente obiettivo di smascherare governi e organizzazioni dal comportamento non etico. 

In particolare nel 2010 WikiLeaks pubblica quasi mezzo milione di documenti riguardanti le guerre degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan, attirando l’attenzione internazionale su eventuali crimini di guerra commessi in Oriente. 

Da lì iniziano le fatiche di Assange. 

In agosto, i procuratori svedesi emettono un mandato di arresto contro Assange per accuse di stupro e molestie, negate sin da subito dal giornalista australiano. Sebbene il mandato venga ritirato inizialmente, le indagini vengono riaperte a settembre, costringendolo a rifugiarsi in Regno Unito.

Tra il 2010 e il 2012 rimane lì e, in seguito a vari tentativi di appello, nel giugno 2012, entra nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, cercando asilo per evitare l’estradizione in Svezia. Gli viene concesso l’asilo solo ad agosto 2012. 

Nel frattempo tra il 2014 e il 2015 le autorità svedesi continuano a perseguire le indagini, quando poi, nell’agosto 2015, alcune accuse cadono per prescrizione. Tuttavia l’indagine per stupro rimane aperta.

Fino al 2018 le tensioni tra Assange e il governo ecuadoriano aumentano, fino a vedere revocato il diritto di asilo (siamo già ad aprile 2019) con conseguente arresto da parte delle forze dell’ordine britanniche. Arresto giustificato dalla violazione della cauzione e su richiesta degli Stati Uniti, dove già era stato etichettato come “nemico pubblico” a seguito della pubblicazione dei documenti prima citati.

Dovendo scontare una prima pena di 50 settimane in prigione per aver violato la cauzione, si vede anche accusato di ben 18 reati dagli USA, inclusa la cospirazione

Rimane nei successivi 2019 e 2020 nel carcere di massima sicurezza a Londra, da dove ha inizio la battaglia legale per evitare l’estradizione negli Stati Uniti. Questa avrebbe comportato indubbiamente un grosso rischio per l’attivista. Presentarsi in queste condizioni davanti un tribunale americano avrebbe significato una sicura condanna a vita, per non parlare poi del dubbio trattamento che avrebbe ricevuto in quanto “nemico della nazione”. 

La battaglia prosegue fino al 2022 quando la Corte Suprema del Regno Unito gli nega la possibilità di appellarsi contro la decisione di estradizione. Assange e i suoi legali continuano a fare appello e finalmente nel giugno 2023 si vede un barlume di speranza, anche se debole: la Corte Suprema chiede ulteriori garanzia dagli USA in merito al trattamento che Assange avrebbe ricevuto una volta atterrato su suolo americano. 

Per poi arrivare ad oggi con un colpo di scena. Giugno 2024, dopo un forte attività di sensibilizzazione e protesta internazionale da parte di organizzazioni mondiali e private, gli Stati Uniti allentano la presa sul cappio di Assange e patteggiano

L’accusato dovrà presentarsi davanti ad un tribunale americano e riconoscersi colpevole di un unico capo di accusa (quello di cospirazione) per il quale dovrebbe scontare 64 mesi di reclusione, già compensati dagli ultimi 5 anni passati nel carcere londinese.  

Intanto l’attivista più famoso al mondo ha finalmente lasciato la sua cella di 6 metri quadrati dove ha trascorso, malauguratamente, gli ultimi 5 anni. Che questa sia una vittoria per l’informazione libera non c’è dubbio! Ora sarà fondamentale non dimenticare la lezione appresa da questa vicenda (non ancora conclusa): la verità non merita di rimanere celata e chi se ne fa portavoce non merita di essere dimenticato. Abbiamo il diritto di sapere come i governi e le istituzioni là fuori si comportano veramente, e finché ci sarà qualcuno disposto a correre dei rischi affinché ciò sia possibile, avremo un barlume di speranza. 

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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