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Israele: la riserva di petrolio e gas dietro alle torture

Israele: la riserva di petrolio e gas dietro alle torture

Israele: la riserva di petrolio e gas dietro alle torture. Siamo al 271° giorno di guerra fra lo stato ebraico e la striscia di Gaza ma la situazione non sembra rasserenarsi. Dietro le quinte del conflitto, che ha portato al massacro di bambini palestinesi, continuano ad agire diverse economie. Lo si intuisce dall’appello del ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant. «Servono altri 10.000 soldati» e relativo arsenale (anche perché c’è un’azienda bellica di Gerusalemme appena crollata in borsa).

Israele: la riserva di petrolio e gas dietro alle torture

A monte c’è l’intreccio fra Blackrock ed Israele. Il fondo di investimento americano è nell’azionariato di Lockheed Martin (6,78%), Raytheon Technologies (7,07%) e Boeing (6,07%). La prima azienda è attiva nei settori aerospaziali e della difesa; la seconda sviluppa e produce prodotti ad elevata innovazione tecnologica, missili, sistema di difesa aerea e droni; la terza produce sì veivoli civili, ma anche militari. Senza dimenticare la partecipazione nell’italiana Leonardo (di cui detiene il 30,2%). Indovinate, ora, su cosa scommettono gli speculatori? Sull’aumento della domanda di missili, artiglieria e tecnologie militari che i venti di guerra continuano ad alimentare, trasformando le aspettative future in immediate plusvalenze. In questo scenario si inserisce Hezbollah, l’organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista libanese. «Sta diventando più ardito» conferma Amal Saad, esperta del movimento libanese che insegna politiche all’università di Cardiff. «Conoscevano – ha aggiunto a Middle East Eye – il suo arsenale, non pensavano che avrebbe avuto l’audacia di usarlo, almeno non per Gaza». Cosa significa? Mentre l’occidente e Israele sperano che la pressione su Hamas lo spinga a cedere alle richieste, gli esperti sostengono che Hezbollah stia usando altre tattiche. Il movimento libanese vuole alzare il prezzo che Israele dovrebbe pagare se non firmarà l’accordo con Hamas.

Le riserve di gas naturale e di petrolio

Perché dopo 271 giorni di guerra Israele non molla il tiro? Da alcuni anni sappiamo che il territorio palestinese si trova sopra importanti riserve di petrolio e gas naturale. Sono l’area C della Cisgiordania (circa il 60% dell’area a cui è negato l’accesso ai palestinesi) e la costa mediterranea al largo della Striscia di Gaza. Questi giacimenti sono parte del più ampio bacino del Levante. Con la possibile complicità del governo israeliano, può esserci un’opportunità di profitto per i gruppi economico-finanziari che dominano un’economia mondiale in rallentamento. È una coincidenza? Sta a voi rispondere. Intanto gli israeliani si sono accorti che «dall’altra parte del confine c’è un’entità capace di rispondere al fuoco» come detto da Mustafa Asaad, esperto di armi che vive negli Stati Uniti. E non è un caso che il prezzo delle azioni dell’azienda di armi Elbit Systems sia crollato proprio dopo che Hezbollah ha abbattuto alcuni droni in volo sul Libano. «Gli esperti – scrive Nader Durgham sul Middle East Eye – ritengono che questi sviluppi rendano più temibile l’avversario del nord».

Le pressioni internazionali

Nelle scorse ore, intanto, è stato rilasciato Muhammad Abu Salmiya. È il direttore dell’ospedale al Shifa a Gaza. «Molti prigionieri sono stati martirizzati nelle celle degli interrogatori e medici e infermieri israeliani picchiano e torturano i prigionieri e trattano i corpi dei detenuti come se fossero oggetti inanimati» è la dichiarazione rilasciata ad Al Jazeera. «Ogni prigioniero ha perso circa 30 chili tra il cibo negato e le torture» ha affermato aggiungendo che i detenuti «sono stati aggrediti quasi ogni giorno. Non abbiamo incontrato avvocati, né alcuna istituzione internazionale ci ha fatto visita». Il Times of Israel sottolinea l’aumento delle pressioni internazionali sullo stato ebraico per la consegna degli aiuti nella Striscia, dove secondo l’Onu si toccano livelli di carestia. Infine le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani denunciano che il nord del territorio è particolarmente difficile da raggiungere.

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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