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Israele-Iran e i lupi travestiti da agnelli

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Israele-Iran e i lupi travestiti da agnelli. Neanche il tempo di capire se la Russia reagirà all’entrata nella Nato da parte di Finlandia e Svezia, che si apre un’altra strada verso il conflitto globalizzato. Nella notte fra sabato 13 e domenica 14 aprile l’Iran lancia 170 droni nessuno dei quali arriva allo spazio aereo israeliano. Sono stati tutti abbattuti. Neanche i 30 missili da crociera entrano nello spazio aereo di Gerusalemme. La buona parte giornali italiani parla di aggressione da parte dell’Iran a Israele, “dipingendo” Teheran come il Lupo che vuole sbranare l’Agnello discendente di Re Davide. È davvero così? Come sempre ricomponiamo il puzzle.

Israele-Iran e i lupi son travestiti da agnelli

A ottobre Hamas attacca Israele. Da quel momento Gerusalemme cerca di ristabilire «con la forza il proprio potere di deterrenza nei confronti dei palestinesi, conducendo una guerra senza fine e sproporzionata che – ricorda Pierre Haski di France Inter – ha devastato la Striscia di Gaza e ha fatto decine di migliaia di vittime (oltre 24.000 sono bambini, ndr). Eppure, oggi, questa guerra sembra lontana dall’aver ristabilito la capacità di deterrenza perduta dallo stato ebraico». Inciso: proprio nella notte fra mercoledì 17 e giovedì 18 aprile c’è stato l’ennesimo attacco di Israele. Questa volta a Rafa, sud della striscia di Gaza, durante il quale sono morti 7 civili tra cui tre bambini. Comunque. Cosa c’entra l’Iran e l’ossessione alla deterrenza dei discendenti di Re Davide? Sempre da ottobre 2023, Gerusalemme porta avanti uno scontro indiretto con gli Ayatollah tramite schermaglie con Hezbollah o le operazioni in Siria dove l’Iran ha solidi appoggi. Poi la goccia che fa traboccare il vaso. Il fatto definito «quasi senza precedenti nella Storia». Il 1° aprile Israele conduce l’operazione contro la struttura del consolato iraniano a Damasco. Muore un importante generale dei Guardiani della rivoluzione. Israele “rompe” la convenzione di Vienna del 1961 dove, in soldoni, c’è scritto che sia la sede della missione diplomatica sia l’abitazione privata dell’agente diplomatico non possono essere violate. 

«Per noi finisce qui»

La notte fra sabato e domenica l’Iran risponde. Subito dopo il lancio di droni e missili, l’ambasciatore Amir Saed Iravani invia una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Spiega che si tratta di «un atto di autodifesa». Poi aggiunge: «Questa azione rientra nell’esercizio del diritto intrinseco dell’Iran all’autodifesa, come delineato nell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, e in risposta alle ricorrenti aggressioni militari israeliane, in particolare all’attacco armato del 1° aprile 2024 contro le sedi diplomatiche iraniane, a dispetto dell’articolo 2, paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite». Dopodiché conclude: «Se il regime israeliano dovesse commettere nuovamente un’aggressione militare, la risposta dell’Iran sarà sicuramente e decisamente più forte e più risoluta». Come a dire: per noi finisce qui. Possiamo tirare un sospiro di sollievo? Figuratevi. Nonostante gli inviti alla calma, nel 193° giorno di guerra a ciò che resta di Gaza, Benjamin Netanyahu annuncia: «L’Iran dovrà aspettare nervosamente la nostra risposta». Tre domande, a questo punto, sono lecite: chi è il Lupo e chi è l’Agnello? Chi è che non si vuole fermare nonostante gli inviti alla calma? Perché c’è bisogno di un’escalation a tutti i costi?

L’ossessione della deterrenza

Non è mai decaduta la vecchia tentazione di Gerusalemme di distruggere i siti nucleari iraniani perché lo stato ebraico sa che il giorno in cui Teheran diventerà una potenza nucleare cambierà le regole del gioco nella regione. «Esiste un’altra opzione? Certo. Ma è complicata e riguarda la diplomazia. Dovrebbe – si legge sulle colonne di France Inter – guardare all’alleanza con parte del mondo arabo per opporsi all’Iran. Questa via passa da una soluzione al dramma palestinese e alla guerra in corso a Gaza. Il problema è che Netanyahu potrebbe essere spinto a favorire un’escalation con tutti i rischi che questo comporta». Cosa succederà? Per ora Netanyahu sembra esser stato scaricato dal principale alleato, gli USA: «Il governo israeliano deciderà da solo se ci sarà una risposta all’attacco iraniano e quale sarà la risposta» ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa John Kirby, sottolineando che gli Stati Uniti «non sono coinvolti nell’eventuale risposta israeliana».

No panic… per ora!

La reazione delle borse, per ora, è sorprendente. Chi pensava a un crollo, si è sbagliato. «Gli investitori hanno dimostrato una sorprendente resilienza difronte a una possibile escalation, impiegandosi in acquisti azionari sotto il peso di incertezze geopolitiche e pressioni del settore obbligazionario» ha detto Gabriel Debach, Italian market analyst. La possibile risposta di Israele non spaventa. Le prime fluttuazioni di oro e petrolio si sono «rapidamente stabilizzate». Secondo gli esperti i mercati hanno ritrovato la stabilità grazie alle parole del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ha dichiarato di non voler sostenere alcuna misura di ritorsione israeliana in seguito all’attacco condotto dall’Iran. È dunque probabile che gli investitori tornino a concentrarsi sugli sviluppi macro e societari in concomitanza con la stagione degli utili, con grandi nomi come Bank of America, Morgan Stanley, Netflix, L’Oréal e LVMH che pubblicheranno i risultati del 1° trimestre già nei prossimi giorni. Sempre che non capiti qualcosa di imprevedibile nella storia Israele-Iran e i lupi travestiti da agnelli…

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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