Nel panorama mondiale stiamo assistendo, nell’arco dell’ultimo decennio, ad uno stravolgimento dell’equilibrio geopolitico al quale eravamo precedentemente abituati. Ma chi sono questi draghi emergenti?
Chi sono i BRICS, le economie emergenti
I BRICS sono un gruppo di economie emergenti che include Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Il termine è stato coniato nel 2001 dall’economista Jim O’Neill per indicare le potenze economiche emergenti che, si prevedeva, avrebbero avuto un ruolo crescente nell’economia globale. Il Sudafrica si è aggiunto al gruppo nel 2010, completando l’acronimo.
O’Neil ci aveva visto lungo, i BRICS infatti contribuiscono a circa il 31,5% del PIL mondiale (in termini di parità di potere d’acquisto) e rappresentano oltre il 40% della popolazione globale. Praticamente una potenza molto più influente degli Stati Uniti, qualora tutti i paesi partecipanti scegliessero di condividere un’unica politica.
Cina e India sono i principali motori di crescita economica e anche quelle che corrono più velocemente mentre Brasile e Russia si distinguono per le loro risorse naturali. Ovviamente la Russia non si posiziona allo stesso livello cinese a causa della guerra in corso, c’è da dire però che sembra non aver perso colpi: né le sanzioni né il cambio ad economia di guerra sembrano aver leso la salute dell’economia russa.
In questo scenario, i BRICS hanno istituito la New Development Bank (NDB), una banca appositamente creata per finanziare progetti infrastrutturali nei Paesi membri e in altre economie in via di sviluppo.
Uno dei principali impegni dei BRICS è di esplorare nuovi meccanismi per ridurre la dipendenza dal dollaro nelle transazioni internazionali, promuovendo l’uso delle valute locali e indebolendo l’egemonia statunitense. I BRICS mirano infatti a riequilibrare il potere globale, contestando il dominio occidentale su istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale.
Obiettivi ambiziosi, certo, ma ormai molto concreti e realizzabili.
L’India tra i nuovi protagonisti mondiali
L’India si affaccia al futuro con una serie di punti di forza che la rendono una potenziale protagonista del panorama globale. Con una popolazione che ha recentemente superato quella cinese, diventando lo Stato più popoloso al mondo, l’India può contare su una risorsa unica: una forza lavoro giovane, con metà dei suoi abitanti sotto i trent’anni. Questo vantaggio demografico, unito a una crescita economica costante (9% nel 2021 e 7% nel 2022), stanno posizionando il paese come una delle economie più promettenti del pianeta, con la prospettiva di diventare la terza economia globale entro il 2027.
Dal punto di vista economico, l’apertura agli investimenti stranieri promossa dal primo ministro Narendra Modi ha trasformato il paese in un polo attrattivo per capitali internazionali nei settori farmaceutico, automobilistico, minerario e soprattutto tecnologico. L’India è oggi il più grande esportatore mondiale di servizi IT, con sette distretti tecnologici e aziende come Tata Consultancy Services che operano su scala globale. Bangalore, soprannominata la “Silicon Valley indiana”, guida un ecosistema di startup in rapida crescita, con migliaia di nuove imprese nate ogni anno. Questo slancio innovativo si estende addirittura al settore spaziale, con traguardi come la recente missione Chandrayaan-3, che ha portato l’India tra le poche nazioni capaci di allunare.
Dobbiamo riconoscere che questi sono risultati straordinari per una nazione che vien fuori da secoli di profonda povertà. Se l’India mantiene questa rotta, ne sentiremo sempre più spesso parlare nell’anno che ci attende.
Gli USA Indietreggiano? La rivalità con la Cina si fa sentire
L’India tuttavia non sarà l’unica potenza che si affaccerà al panorama mondiale. A competere contro Stati Uniti ed Europa avremo la giovane, tecnologica e agguerrita Cina.
Già con l’elezione di Trump sono arrivate le prime domande sul possibile stato delle relazioni internazionali che intratterremo. La rivalità infatti tra Cina e Stati Uniti – dei quali siamo, come Europa, vassalli – può essere concretamente considerata una sorta di “guerra fredda” moderna, sebbene il contesto attuale sia profondamente diverso rispetto al confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel XX secolo.
La tensione tra Cina e USA si sviluppa su molteplici fronti, dall’economia alla tecnologia, passando per l’ambito militare e geopolitico, ma senza raggiungere il livello di scontro diretto o la polarizzazione ideologica che ha caratterizzato la crisi tra URSS e America.
Sul piano economico, Cina e Stati Uniti sono fortemente interdipendenti, ma al tempo stesso impegnati in una competizione serrata. La guerra commerciale iniziata nel 2018 ha evidenziato accuse reciproche: gli USA imputano alla Cina pratiche sleali, mentre Pechino accusa Washington di protezionismo.
In parallelo, la tecnologia rappresenta un altro campo cruciale della rivalità, con entrambe le nazioni impegnate in una corsa per il predominio nei settori emergenti come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori e il 5G. Restrizioni imposte dagli USA su aziende cinesi, come Huawei e TikTok, riflettono la preoccupazione per la sicurezza nazionale, mentre la Cina continua a espandere le sue capacità tecnologiche, le quali stanno superando ampiamente la produttività europea (ne abbiamo avuto le prove, ad esempio, con le auto elettriche).
In ambito militare, la Cina ha rafforzato poi la sua presenza nel Mar Cinese Meridionale, costruendo infrastrutture e militarizzando isole, mentre gli Stati Uniti consolidano alleanze strategiche con paesi come Giappone, Corea del Sud, Australia e India. Dal punto di vista geopolitico, la Cina cerca di ampliare la sua influenza attraverso iniziative come la Belt and Road Initiative, mentre gli Stati Uniti si impegnano a contenerne l’espansione rafforzando le relazioni con i loro alleati tradizionali, come Israele.
La competizione tra Cina e Stati Uniti, dunque, rappresenta una dinamica complessa che segnerà profondamente il panorama geopolitico del XXI secolo e della quale avremo, forse, i primi sviluppi appena Trump si insedierà alla Casa Bianca a Gennaio.
La competizione tra Cina e Stati Uniti, dunque, rappresenta una dinamica complessa che segnerà profondamente il panorama geopolitico del XXI secolo e della quale avremo, forse, i primi sviluppi appena Trump si insedierà alla Casa Bianca a Gennaio.
Una cosa è certa: i protagonisti del prossimo scenario geopolitico non sono più Russia-USA-Europa, ma ormai c’è la necessità di confrontarsi e relazionarsi anche a quelle nazioni che, fino ad ora, sono state considerate meno influenti ma che ci hanno già ampiamente sorpassato in termini di produttività e crescita.
Che dire, il 2025 sarà un anno molto interessante per investitori, politici e… per noi tutti.



