Forse presi dalle elezioni americane siamo stati poco attenti e non abbiamo considerato altre elezioni in corso. Si parla di quelle in Georgia e di quelle in Moldavia.
In questi giorni abbiamo visto in Moldavia – o Moldova – due grandi decisioni da parte dei cittadini, sebbene siano state entrambe combattute. Da una parte le elezioni presidenziali che hanno visto la vittoria di Maia Sandu , dall’altra un referendum per decidere se aderire o meno all’Unione Europea, con una vittoria stentata del sì.
Tuttavia, è possibile osservare una certa metodologia da parte dell’Europa nel gridare al lupo appena sembra salire in maggioranza qualche candidato sgradito. Finché è Maia Sandu, europeista convinta e favorevole alla politica in comando va tutto bene, “vince la democrazia, è il popolo che parla!”. Quando però sale nei sondaggi qualcuno di sgradito – come nel caso di Alexandr Stoianoglo, in Moldavia, il quale non è filo-russo bensì neutrale – ecco il malvagio nemico russo che ci ha messo lo zampino con dei brogli elettorali.
Giusto il tempo di qualche voto in più e… “ah no, tutto ok, nessun broglio elettorale, vince la democrazia”. Ne segue dunque che l’accusa di brogli pilotati dalla Russia salta fuori a convenienza, non appena un candidato che non piace tanto a Bruxelles acquisisce vantaggio.
Accusare un partito di aver attuato dei brogli elettorali sotto influenza russa sta diventando la nuova scusa inattaccabile e incontestabile, un po’ come chi chiede la pace a Gaza viene tacciato di essere filo-Hamas.
Dobbiamo ammettere che lo spauracchio del nemico russo sta diventando un capro espiatorio davvero efficace per qualsiasi situazione che non vada bene al parlamento europeo (o almeno ad una parte di esso). Con ciò ovviamente non si intende giustificare la guerra in Ucraina o sottrarre Putin dalle sue responsabilità nel conflitto, significa semplicemente guardare e riconoscere il meccanismo subdolo che vuole rappresentare una falsa divisione tra buoni (l’Europa, la politica ufficiosa di Bruxelles, quelli che dovrebbero essere i democratici) e i cattivi (tutti gli altri, sicuramente russi o filo-russi, certamente contro la democrazia).
Il ragionamento è affetto dallo stesso bias cognitivo dei bigotti che sospettano un musulmano di essere un terrorista solo perché legge il Corano invece della Bibbia.
Stesso meccanismo che abbiamo visto durante il referendum moldavo per l’adesione alla UE. Finché il NO era in vantaggio “dannati russi, si infiltrano ovunque”, appena vince il SI (di un sottile 0,7% in più) “ah visto? Tutti vogliono aderire all’Unione”; se non fosse che quel “tutti” significa il 50% del quorum, sufficiente comunque a superare il 33,33% per ritenere valido il referendum. Indubbiamente un “tutti” un po’ povero, ma l’importante è la vittoria della democrazia! Anzi, dei padroni dell’Occidente.
Potremmo vedere lo stesso schema in Georgia, con la vittoria di Sogno Georgiano e dove, sotto istigazione della presidente Salome Zourabichvili, migliaia di cittadini sono scesi a protestare contro presunti brogli. Tutta Europa si è indignata davanti a questa truffa orchestrata da Mosca, se non fosse che la stessa OSCE ha smentito le accuse di brogli, legittimando la vittoria del partito Sogno Georgiano.
Perché allora accusare la Russia e il partito nazionale (non filo-occidentale, bensì neutrale) di brogli? Evidentemente perché non sposa la politica di Bruxelles. Fine.
Non sei con me? Allora sei contro di me. Il gioco più vecchio del mondo.
E oggi va di moda classificare il nemico come russo o filo-russo, proprio perché grazie a questa narrazione si ha una giustificazione valida per continuare la guerra in Ucraina, a mandare armi, pacchetti di aiuti e far fare i miliardi ai magnati che investono nell’industria bellica.
Questo non è un appoggio ad una specifica fazione nella guerra in atto, bensì un’analisi dei fatti e di come la narrazione mediatica ci riporta le notizie: “loro sono i buoni e loro i cattivi, pertanto è giusto continuare a sparare”. È così che l’industria va avanti.
La verità purtroppo è che non ci sono né buoni né cattivi, ma piuttosto dinamiche geopolitiche poco evidenti e che vengono raccontate in modo distorto, in modo da far apparire un potere politico più buono di altri… e da riempire la pancia ai guerrafondai, dei quali l’Europa e l’America sono palesemente schiave.
Per rendersi conto di quanto fragile sia questa narrazione mediatica, basti ricordare che che non sono stati i russi (come al tempo accusarono i giornali), bensì gli ucraini stessi a far saltare in aria il Nord Stream in acque europee (dunque acque amiche). Di questo, però, nessuno ne parla più.


