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Impresa di coppia 

Impresa di coppia Come rimanere integri e in focus senza rischiare di vivere il sogno del proprio coniuge
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Come rimanere integri e in focus senza rischiare di vivere il sogno del proprio coniuge 

Che le coincidenze non esistano, non è sempre un dato facile da metabolizzare. Soprattutto quando i puntini della nostra vita iniziano a formare un disegno chiaro, soltanto dopo anni di esperienze, fatiche, prove ed errori. 

“Chi l’avrebbe mai detto?” – ci chiediamo, eppure, in certi istanti, tutto sembra suggerirci che le risposte a certi quesiti esistenziali, ce le avevamo già in tasca.

Le conoscevamo già. Da bambine, quando ancora forse quelle domande non ce le ponevamo nemmeno. Ho parlato di questo con Jessica Laconi, donna, mamma, imprenditrice e moglie. Da anni è titolare, assieme al marito, Alessandro Viviani, della Autotrasporti Viviani SRL, un’azienda valtellinese di trasporto merci su strada in conto terzi. 

Un’azienda che Jessica non avrebbe mai pensato di guidare da bambina, ma a cui, i suoi giochi, in qualche modo le avevano sempre suggerito di andare incontro. Non è un caso che sua cugina, a un certo punto, le disse: “Quando eri piccola giocavi con i camion, ora ti stai per sposare con uomo che ha un’impresa di trasporti…” 

L’anticamera del senso del dovere 

Fino al 2010 Jessica lavorava come dipendente in una tipografia. Lei è sempre stata una donna ambiziosa, appassionata del suo lavoro. Una donna piena di risorse, che non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani, di lavorare sodo, per ottenere grandi risultati. 

Il suo mantra? Uno solo: aiutare gli altri a sentirsi utili, importanti e orgogliosi della vita che stanno conducendo, nella piena integrità e nel rispetto dei propri valori

Jessica è una donna che crede nella necessità di rendere la propria esistenza qualcosa di bello e gratificante. Attraverso lo sforzo incessante verso la creazione di un virtuosismo tra il fare, l’avere e l’essere. Questo è quello che l’ha sempre guidata, prima e dopo il 2010. 

Più tempo per me… per il lavoro, per i figli, per il marito

Quell’anno infatti, il 2010, diventa uno spartiacque nel suo percorso. A partire dall’anno prima, aveva iniziato a dare una mano anche a suo marito, affinché potesse realizzare il suo sogno: passare dall’essere un camionista a diventare un vero e proprio imprenditore. 

In un anno intenso Jessica e il marito, Alessandro, avviano così una SRL nel settore dei trasporti. Essere la responsabile di un’azienda, “socia” di un’altra, moglie e madre di due bambini piccoli, inizia a diventare qualcosa di davvero molto impegnativo, fisicamente certo, ma anche e soprattutto mentalmente. 

Ecco allora che Jessica chiede un part-time: “in questo modo riuscirò ad essere più presente e meno oberata” – si diceva. 

Una volta conquistato il part-time, Jessica, però, si ritrova a lavorare più di prima. 16 ore al giorno districandosi tra i due lavori, più tutto il resto: pensare alla casa, ai figli, alle faccende quotidiane che una donna conosce molto bene

Non è mai soltanto il tempo a mancare quando non si è felici 

Non era infatti soltanto il “tempo” ciò di cui Jessica aveva bisogno. Da un po’ di tempo il suo lavoro (seppur part-time) non la rendeva più felice e soddisfatta come un tempo. 

Di fatto “il tempo” non c’entrava proprio nulla con le condizioni che l’avrebbero fatta stare bene davvero. 

Ed è per questo che, nello stesso anno, il 2010, Jessica riceve una nuova offerta di lavoro. La scelta non era delle più semplici, passare ad avere l’ufficio da sette minuti di auto a 45 chilometri di distanza, poteva sembrare agli occhi di tanti una scelta azzardata per una donna con due bambini piccoli a casa e un altro lavoro in cui dava tutta se stessa. 

Ma Jessica si butta, in lei è più forte il desiderio di vivere una vita con il sorriso, orgogliosa del suo operato, circondata di persone piene di entusiasmo e volenterose di fare la differenza. Proprio come lei. 

L’importanza di prendere decisioni 

Nonostante le cose nella nuova azienda vadano un filo meglio, nel 2012, soltanto due anni dopo, Jessica prende un’altra decisione importante. Abbandona il ruolo da dipendente per dedicarsi totalmente all’impresa di famiglia.  Ma ancora una volta, le sue condizioni non cambiano. 

In Autotrasporti Viviani le cose in azienda andavano bene, ma l’espansione è un vortice che richiede sempre di più: sempre più attenzione, responsabilità, competenze e benessere

Come se però ci dimenticassimo di noi stesse, nonostante tutti gli sforzi ci portino a fare sempre di più e sempre di meglio, nelle cose che riguardano l’esterno e/o gli altri, ci dimentichiamo della cosa più importante: la nostra libertà, la nostra salute, la nostra felicità. 

Queste ultime bussano instancabili alla nostra porta, finché un giorno, stanche di aspettare che qualcuno apra loro, iniziano a manifestarsi nel modo più brutale che conoscono. Tra dubbi, sensi di colpa e tanta, tanta confusione.   

Perché? Quella luce “in fondo al tunnel” che non si vede “mai”

“Perché lo stavo facendo?” – mi chiedevo di continuo. 

Vivevo una vita in rincorsa, e mentre in un attimo gioivo dei risultati aziendali, di botto mi sentivo persa. Non ero felice, il senso di colpa nei confronti dei miei figli certe sere mi lacerava il petto. Che tipo di madre ero? Che cosa stavo facendo? Era davvero questo ciò che volevo? Era davvero questo il risultato di anni di scelte difficili e sacrifici?

Questo era ciò che rimbombava nella mente di Jessica, una mente che nonostante tutto non si dava per vinta. Lei avrebbe fatto di tutto per far funzionare le cose. Del resto il suo estremo senso del dovere, l’aveva sempre accompagnata nel suo cammino. Si sa che le cose non sono facili, si sa che quando si ha sotto il sedere la bicicletta, non si può far altro che continuare a pedalare. 

E Jessica pedalava, pedalava forte. Sempre più forte. Senza riuscire a girarsi indietro, nemmeno per un attimo per osservare la strada che aveva percorso. Per capire se certi massi, lungo il cammino non le avessero bucato le ruote. 

La confusione, un sintomo da decifrare

Quando non stiamo bene, mille dubbi arrivano a galla

Jessica iniziava a immaginarsi come sarebbe stato se non avesse mai lasciato il suo vecchio lavoro, come sarebbe stata se non avesse accettato di aiutare suo marito. Ma le sue scelte erano quelle giuste, e nel profondo probabilmente lei lo sapeva. 

Eppure qualcosa non andava, qualcosa sembrava suggerire che se non era felice un problema c’era, doveva solo capire quale fosse esattamente.  

Nel marasma della mia confusione mentale, non sapevo più se ciò che stavo facendo lo stavo facendo per me oppure per mio marito, per me oppure per avere più tempo, per me oppure per avere il riconoscimento dagli altri, per me o per i miei figli, per me o per chissà qualche altra cosa

Sé stesse: la prigione da cui è più difficile scappare 

Non c’è da sorprendersi se in questo stato le cose, anche nella vita di coppia, iniziassero ad incrinarsi. Quando non siamo in equilibrio con noi stesse, a forza di tenere duro, di sopportare o di vivere nella confusione, ogni cosa diventa un problema. Ogni cosa finisce per essere un motivo di fuga, di sofferenza. 

Quando non siamo felici a fronte di tutto lo sforzo e l’impegno profuso, è come se il mondo ci crollasse addosso. Ci sono troppi fattori da considerare, cause che si mischiano ai loro effetti, imprevisti che non capiamo come valutare. “Tutte a me?” – Ci diciamo. “Come ne esco?” – ci chiediamo. 

In questi casi a salvarci sono proprio le domande che facciamo a noi stesse. Perché solo finché continuiamo a farcele, abbiamo il potere di cambiare  davvero le cose. Per Jessica è andata così, perché sapeva che una soluzione nel bene o nel male doveva pur esserci. Sapeva che forse non stava osservando le cose dalla giusta prospettiva. Sapeva che era arrivato il momento di chiedere aiuto. 

Galeotto fu un corso di formazione 

Fino a che non ho partecipato al corso Spiritual Economics, non avevo idea di avere generato dei compromessi nella mia vita. Non ne avevo idea perché per tutti quegli anni non mi ero resa conto di “essermi persa di vista”. 

Stavo conducendo la vita che desiderava mio marito, mi ero lasciata completamente sopraffare da quel senso del dovere e del sacrificio, tipico di molte donne, mogli, madri, imprenditrici. Azione dopo azione mi ero incuneata in uno stile di vita che non mi apparteneva, a fare un lavoro che non mi apparteneva, per un motivo che non mi apparteneva. 

Avevo perso la bussola della mia missione, della mia identità: ero arrivata al punto che non sapevo nemmeno più che cosa io volessi davvero. Non dimenticherò mai la risposta che diedi nei primi dieci minuti del corso: “perché sei qui?” – questa era la domanda. Fu la prima volta in cui riuscii ad essere onesta con me stessa. 

Superata la paura di dire una qualche sciocchezza o di fare la figura della “sfigata” mi venne fuori tutto il coraggio di cui avevo bisogno. 

 “Sono qui perché voglio capire chi sono”

La mia trasformazione era già iniziata. 

La rinascita 

Da quel giorno in poi la mia vita è letteralmente cambiata. 

Sono rinata, sono tornata me stessa.  Il corso Spiritual Economics, che ho fatto insieme a mio marito, è stato davvero una rivalutazione di quanto era successo nella mia vita. Ho messo in discussione tutto: il mio ruolo in azienda, il mio ruolo di madre, il mio ruolo di moglie. 

Dirti quante cose ho compreso, sperimentato e provato richiederebbe un intero libro, ma quello che posso dirti è che, finalmente, dopo tanti anni, ora mi sento libera. 

Libera di dire ciò che provo, penso e sento. 

Riesco a comprendere chi ho di fronte e so come interagire con gli altri. Non lascio più che il mio senso del dovere o che la mia propensione ad aiutare le persone comprometta le mie relazioni e il mio benessere. Ho migliorato il rapporto con il mio corpo, e con me stessa: mi voglio bene e riesco a dirmelo. 

Attraversare il fango per assaporare l’acqua 

Oggi mi occupo di Autotrasporti Viviani dirigendo la parte amministrativa e contabile, area in cui ho delegato tutta l’operatività e in cui riesco a dedicarmi a ciò che più mi piace: cresco le mie collaboratrici, sostengo Alessandro nel prendere decisioni. Inoltre continuo a partecipare ogni mese al corso Spiritual Economics in veste di assistente. Aiutando altri imprenditori come noi a ritrovare il proprio equilibrio interiore e a chiarire il proprio scopo di vita, al di là di ogni possibile compromesso o abitudine malsana. 

Chi l’avrebbe mai detto? – Non è vero?! 

I più scettici potranno pensare che cambiare vita non sia possibile, specialmente dopo un corso di formazione. La verità è che la rinascita di Jessica non è stata un miracolo, non è stato un colpo di fortuna. 

Per riuscire a ritrovare la propria integrità e tornare a desiderare, prendendo in mano il timone della propria vita è necessario attraversare il fango, la tempesta, la sensazione di non farcela, la paura di ricominciare tutto da zero. 

Se non si è disposti a guardarsi dentro, a fare i conti con la rabbia, i propri errori e il dolore cicatrizzato nelle ferite più profonde dell’anima, niente potrà cambiare fuori di noi

Niente è impossibile: per migliorare il mondo, inizia a migliorare te stessa 

Forse ora sei nella condizione della Jessica di qualche anno fa, forse ora sei già nel pieno della tua integrità. In qualunque fase tu sia ora, non smettere mai di guardarti dentro, non smettere mai di farti domande e di desiderare ciò che è bene per te. 

Non è facile, ma non è nemmeno impossibile. Ognuna di noi sa che quando le cose non vanno come dovrebbero, non c’è imprecazione che tenga. Non c’è alibi, non c’è imprevisto, non c’è sfiga. 

Nessun altro, al di fuori di noi, ha il potere di renderci felici, soddisfatte e piene della bellezza di cui siamo già portatrici. Continua a guardarti dentro con l’idea di poter essere tutto ciò che vuoi.

 Le risposte che cerchi sono già dentro di te. 

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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Il Coraggio Di Fiorire: Intervista a Doretta Scutti
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Quando si parla di impresa, di realizzazione personale o professionale, si parla spesso di coraggio. Coraggio di cambiare, di sciogliere compressi, di tuffarsi nel vuoto, di rischiare, di investire ecc. Ma che cosa significa davvero, avere coraggio? E come possiamo noi ogni giorno alimentarlo e farlo vivere al di là di ogni paura e giudizio? 

L’etimologia della parola coraggio deriva dal latino coratĭcum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cŏr, cŏrdis cioè ’cuore’ e dal verbo habere ossia ‘avere’. L’origine della parola coraggio dunque risiede nell’espressione: avere cuore. 

Per comprendere il significato di “coraggio”, dunque, dobbiamo passare attraverso l’esplorazione del nostro cuore.

Se ci pensi quando accordiamo uno strumento che cosa facciamo? Allineiamo le frequenze sonore affinché possa esserci un’armonia. E se rifletti su quello che accade quando prendi un accordo con qualcuno, ti puoi rendere conto che, in sostanza, fai sì che le vostre volontà vibrino alla stessa frequenza. 

Avere coraggio vuol dire quindi connettersi alla sede dell’amore, la forza più grande che esista, quella che supera ogni paura, ogni dolore, ogni giudizio. Significa tornare a vibrare con le proprie frequenze più intime, quelle appunto del cuore, che sanno come connettere ciò in cui crediamo con ciò che facciamo. 

Ed è proprio questo che ha fatto Doretta Scutti a un certo della sua vita, quando ha deciso di rifiutare un posto fisso, quando ha deciso di aprire il suo negozio e poi di chiuderlo per rivoluzionare il suo business.

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Una delle cose che mette al proprio posto il nostro Ego è l’attività di gestire e far crescere collaboratori sotto la nostra guida. Per riuscire in questo intento, infatti, bisogna essere pronti a dedicare una grande quantità di tempo, cure ed energie ad altre persone in modo totalmente disinteressato. Bisogna essere coscienti di star piantando dei semi in azienda, i cui frutti, probabilmente non riusciremo a vedere. Semi che però faranno la grande differenza nel futuro delle nostre organizzazioni. 

Coloro che pensano di far vincere le proprie persone mettendo avanti se stessi, puntando ad un immediato tornaconto, difficilmente ottengono risultati straordinari. Difficilmente riescono a godere di una vera e propria leadership tra i propri collaboratori. Questo perché l’autorevolezza è qualcosa che ti viene riconosciuta dal basso, non ha a che fare con il ruolo o la targhetta che si trova alla porta del tuo ufficio. E quando abbiamo la responsabilità di far vincere qualcuno, si sente, se in verità ciò che puntiamo a far crescere è il nostro potere o il nostro stipendio.

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In questa rubrica abbiamo già avuto modo di parlare di come i nostri abiti siano il simbolo della nostra identità e del nostro benessere. Di come essi non siano semplicemente un modo frivolo di vestire i nostri corpi e di mostrarci al mondo.

Lo dice anche la stessa etimologia della parola “abito”. Dal latino habitus questo termine è profondamente connesso alle nostre abitudini e alla nostra disposizione d’animo, ossia il nostro carattere.

“Abito” quindi è una parola che ha che fare con i nostri comportamenti, le nostre inclinazioni e personalità. Ben più di un outfit da acquistare per un’occasione particolare, ben più di una serie di indumenti da impilare nel nostro armadio.

L’abito nel suo significato più profondo si intreccia dunque con l’etica, con la ricerca costante della propria felicità e della propria realizzazione. Non è un caso che quando ci sentiamo perfettamente allineate con i nostri valori attraverso i nostri comportamenti ci sentiamo “a casa”, abitiamo il nostro vero io.

Tutto questo lo ha colto molto bene Arianna Rubin, la nostra intervistata di oggi. Una ragazza di quasi trent’anni, un’imprenditrice e un’influencer, che da tempo lavora duramente non solo per realizzare il suo sogno, ma per far sì che ogni donna possa realizzare il suo.

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