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Imparare ad imparare: intervista a Massimo De Donno di “Genio in 21 giorni”

Imparare
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In questo momento della mia vita sto perseguendo una missione piuttosto importante per me, che è quella di aiutare le persone a re-innamorarsi dello studio. Dico “re-innamorarsi” perché guardando un bambino si può facilmente notare che, in realtà, ogni essere umano ha una predisposizione naturale ad esplorare, scoprire, incuriosirsi. È quindi intrinseca la motivazione dell’essere umano ad apprendere

Massimo De Donno

Ti è mai capitato di avere problemi a concentrarti mentre studi? O di fare fatica con la lettura? Oppure ancora di non riuscire ad elaborare o a ricordare quello che leggi? Spesso ci si demoralizza e si collega tutto ad un unico pensiero: “Non sono portato per lo studio, non ce la farò mai ad ottenere buoni risultati”. Quello che molti non sanno è che tutti questi problemi in realtà non dipendono da noi o dalla nostra intelligenza, ma dal fatto che non sappiamo studiare perché nessuno ce l’ha mai insegnato.

Assurdo come a scuola non venga insegnato come imparare! E i motivi sono svariati. Intanto perché, per diventare insegnante, non è necessario sapere come si impara e, purtroppo, per insegnare non ci sono nemmeno dei corsi veramente efficaci su come si insegna. Quindi si ritiene che per insegnare basti avere la conoscenza della materia e, a volte, addirittura si incontrano insegnanti che non sono poi così competenti e non conoscono poi così bene la loro materia. Alcuni sono lì un po’ “per caso”; altri magari sono partiti con le migliori intenzioni, però poi si sono ritrovati in mezzo ad un sistema veramente demotivante, che è quello della scuola italiana. Perciò anche chi parte molto bene alla fine si arrende a questo sistema completamente sbagliato.

Per comprendere meglio la generazione Z è importante riflettere su alcune tematiche scolastiche siccome i più giovani sono usciti dalla scuola da non molto tempo. La nostra esperienza a scuola può influenzare il nostro futuro lavorativo ed è importante che ogni imprenditore conosca bene l’argomento. A parlarcene oggi è Massimo De Donno, che con le sue bellissime parole è riuscito a farmi riflettere molto sulla mia vita scolastica e sul mio rapporto con lo studio e sono sicura che avrà lo stesso effetto anche su di te!

 Il ruolo prevalente di Massimo è quello di CEO di Genio Net, una rete di imprese che coordina il lavoro delle società che diffondono Genio in 21 giorni, un metodo di studio personalizzato nel quale le tue caratteristiche di apprendimento vengono sfruttate per renderti ancora più abile nello studio. Genio in 21 giorni non è solo in Italia, ma anche in altre nazioni nel mondo.

Cos’è “Genio in 21 giorni”? Qual è la sua missione?

La missione di Genio in 21 giorni è quella di far re-innamorare le persone dello studio permettendo loro di raggiungere i risultati a cui aspirano nel campo dell’apprendimento e dell’acquisizione di nuove conoscenze, anche nel mondo del lavoro.

Molto spesso la scuola, con esami e interrogazioni, uccide un po’ quella motivazione intrinseca dell’essere umano ad apprendere. In questo modo perdiamo di vista il gusto di imparare, scoprire, comprendere.

Spesso associamo il concetto di studio alla testa sui libri, ma studiare non significa soltanto leggere, schematizzare e ricordare. Puoi studiare in tantissimi modi ed è più facile farlo se sai come al tuo cervello piace imparare le informazioni. Siamo fatti tutti in maniera diversa ed è quindi importante che ognuno di noi sviluppi il proprio metodo di apprendimento personalizzato. È grazie a questo metodo fatto apposta per te, e che purtroppo non viene insegnato a scuola, che riesci a riappropriarti dell’amore naturale che ognuno di noi ha per lo studio. Solo così studiare torna ad essere un’attività gratificante e non più un sacrificio, ma qualcosa che proprio desideri fare perché è nella tua natura e che ti dà ottimi risultati.

Genio in 21 giorni serve proprio a fare pace con questa capacità così importante, che è imparare, e, di conseguenza, ad avere buoni risultati in ogni ambito della tua vita.

Perché hai deciso di percorrere questa strada?

Io ho conosciuto questo mondo attraverso un corso di formazione sulle tecniche di memoria. La mia fidanzata dell’epoca aveva frequentato questo corso ottenendo ottimi risultati. Lei ci teneva molto a farlo frequentare anche a me, nonostante io non credessi mi sarebbe servito molto siccome ero già uno studente in gamba.

Poi mi sono fatto convincerete e sono andato alla presentazione. Quando ho visto gli esercizi di memoria fatti da questi ragazzini che sembravano dei prodigi, mi sono detto “nonostante tutti i 30 che ho preso, io questo non lo so fare”. Questa cosa mi ha fatto riflettere e ho voluto quindi iniziare subito il corso.

Quando mi sono iscritto ho scoperto un mondo intero, totalmente nuovo. C’erano delle strategie per lo studio che potevano farmi ottenere risultati che prima di allora avrei ritenuto impossibili. Anche se ero uno studente mediamente molto bravo e mi ero laureato a pieni voti, queste tecniche non le conoscevo.

Nel frattempo, avevo tanti amici all’università che erano ancora fermi ad alcuni esami. Ho deciso allora di aiutarli a studiare usando queste nuove strategie. Per esempio, ho insegnato il metodo ad un mio amico che doveva dare un esame molto difficile e in quattro ore di “tutoring” è riuscito a memorizzare quello che normalmente riusciva a studiare in due settimane.

Quando è riuscito a passare l’esame era felicissimo e mi era davvero grato. Lì ho cominciato a sentire che il fatto di aiutare gli altri a migliorarsi nello studio mi appassionava tantissimo e così ho cominciato a fare il tutor.

Poi, ad un certo punto, ho deciso che volevo dedicare anima e corpo a questo nuovo progetto, così ho iniziato a formarmi su tanti altri ambiti che non avevo mai toccato, dall’aspetto commerciale a quello della promozione, a quello della docenza, del tutoraggio. Tutto per riuscire a diventare un istruttore di queste nuove tecniche. Dopodiché ho aperto la mia sede, ho evoluto il corso, abbiamo creato l’azienda, insomma, sono successe tante cose. Ma quella più importante è che abbiamo trasformato quello che inizialmente era un corso di tecniche, in qualcosa che davvero aiuta le persone a costruire il proprio metodo di studio e a migliorare la propria vita.

Quali sono i problemi principali nello studio secondo te?

I problemi più grandi sono collegati al fatto di non avere un metodo personalizzato.

A scuola vengono fatti imparare tanti termini e un bambino o un ragazzo, per prendere un buon voto e farsi dire “bravo” dalla maestra, cerca di memorizzarli tutti. L’interesse a comprendere realmente ciò di cui si sta parlando risulta secondario alla preoccupazione di riuscire a ricordare le cose correttamente, come le ha spiegate la maestra. Manca quindi un momento di approfondimento rispetto alla terminologia, alle definizioni di questi termini, ma soprattutto rispetto al metodo per allenare quei processi cognitivi fondamentali per imparare. Io lì rivedo la radice di ogni problematica collegata all’apprendimento.

Ad un certo punto la persona ritiene che studiare significhi memorizzare informazioni da riproporre in maniera fedele all’insegnante. Ma questo non ha niente a che vedere con il vero studio, con la scoperta, l’esplorazione, la comprensione, l’arricchimento dei propri processi di pensiero.

A scuola non si impara come imparare, ed è sbagliatissimo. Quando studiare per una persona significa leggere, rileggere, ripetere, riscrivere, riuscire a superare in maniera sufficiente un’interrogazione, ha perso il senso dello studio. La cosa più sbagliata di tutte è proprio non dedicare neanche un po’ di tempo alle strategie per apprendere.

Quindi la radice di ogni problematica legata allo studio dipende dal fatto che nessuno insegna ai bambini come si apprende e quindi si creano una serie di credenze negative nei giovani che non si trovano bene a fare questo lavoro di lettura e ripetizione. Qualcuno ci riesce anche (e sono quelli considerati bravi a scuola), ma altri fanno più fatica. Questi ultimi si sentono poi dire frasi come: “non studi abbastanza” o “sei troppo pigro”. 

È inutile dire di impegnarsi maggiormente ad un ragazzo che non riesce bene nello studio. Questo perché, se la metodologia è sbagliata, il ragazzo può anche impegnarsi di più, ma non otterrà mai risultati, solo tanta frustrazione. La conseguenza è che il giovane non metterà in discussione il metodo, ma sé stesso! Perciò inizierà a pensare di non essere intelligente, di non essere portato per una certa materia, di non poter studiare cose difficili.

A volte si sente dire “no, io non sono proprio portato per questa materia”. Secondo te è vero che le persone hanno una predisposizione naturale a certe materie o a certi argomenti?

Di sicuro ognuno di noi ha delle propensioni. Poi però chiunque, con un buon metodo di studio, può ottenere ottimi risultati, anche nelle materie che gli piacciono di meno. È vero che uno può avere un’intelligenza più artista rispetto ad un altro più matematico o più musicale. A scuola non hai la possibilità di fare solo le cose per cui sei più predisposto e, allo stesso tempo, non ti viene insegnato un metodo che ti faccia vincere anche negli ambiti in cui sei meno bravo. Viene tutto “appiattito” diciamo.

In un ambiente del genere c’è qualcuno che casualmente riesce a trovarsi bene con quel metodo e qualcun altro che invece non riesce. È come se chiedessi a un pesce di arrampicarsi su un albero. Il pesce è forte a nuotare, la scimmia è brava ad arrampicarsi. Quindi in una scuola di arrampicata il pesce penserà di essere stupido. Se però viene messo in acqua, si sentirà un fenomeno.

Spesso ci si sente dire che il metodo di studio è soggettivo e quindi che ognuno dovrebbe impararlo da solo. Questo non è vero! Non è banale costruirsi un metodo personalizzato, perché bisognerebbe innanzitutto partire dalla consapevolezza di come al proprio cervello piace imparare le informazioni. Per capirlo sono molto d’aiuto i test di profilazione che usiamo anche noi di Genio in 21 giorni, ma che purtroppo non usano nelle scuole.

Una volta comprese quali tecniche il nostro cervello preferisce per apprendere e con un giusto metodo fatto su misura per te, le cose che pensavi fossero impossibili, diventano invece possibili. Quando capisci che non ci riuscivi solo perché utilizzavi delle strategie sbagliate e non perché tu non fossi portato, cambiano tante cose.

Pensa, ad esempio, allo studio delle lingue. Tanta gente pensa di non esserne portata. Di sicuro qualcuno è più predisposto di qualcun altro. Alcuni, però, fanno fatica solo perché la didattica classica, dove si studia tantissima grammatica e poi si inizia ad utilizzare la lingua, per loro non funziona. Di conseguenza si convincono di non essere bravi e di non poter mai studiare le lingue. Si demoralizzano tanto da precludersi esperienze all’estero perché “sarebbe bello, però non riuscirei”. Così si perdono tante nuove avventure per colpa di un limite mentale, solo per la paura di non riuscire a imparare le lingue.

Questa paura di non riuscire, questo freno a mano sempre tirato, dipende semplicemente dall’aver avuto un’esperienza negativa riguardo lo studio delle lingue. È assurdo perché la lingua è una cosa per la quale il nostro cervello è predisposto naturalmente. Il cervello umano è proprio predisposto all’apprendimento dei diversi tipi di linguaggi.

Perciò, alla fine, è solo una questione di credenze e di metodo di studio.

Quale consiglio daresti ad un genitore che ha un figlio che non ne vuole sapere proprio di studiare? Oppure un imprenditore che vede che il suo collaboratore non ne vuole sapere di formarsi e migliorarsi, siccome alla fine lo studio è qualcosa di importante e che rimane anche a livello lavorativo?

Quando conosco per la prima volta una persona con cui potrei collaborare, per me questo è un punto focale. Il desiderio di migliorare sé stessi è essenziale ed è uno dei primi elementi che valuto. Sicuramente l’imprenditore, a differenza del genitore, ha la possibilità di licenziare la persona. Se il collaboratore proprio non ne vuole sapere PER NIENTE di formarsi e non c’è nulla da fare per convincerlo, allora c’è un’alta possibilità che io lo mandi via. Se poi ha solo difficoltà a studiare, non c’è problema, glielo insegno io.

Penso che tutti in fondo siamo estremamente curiosi, non esistono persone che non amano studiare. Ci sono persone che non sanno farlo e che quindi, quando studiano, vivono un senso di incapacità. È davvero demotivante e debilitante sentirsi incapaci in qualcosa che è tipicamente umano. Se ci pensi, non esistono altri esseri viventi che dedicano la loro vita alla crescita. Gli animali sanno quello che devono fare nella loro vita e fanno quello. Noi esseri umani, invece, siamo naturalmente fatti per studiare ed imparare cose nuove ed è frustrante non riuscire a farlo.

Io sono sicuro, però, che non esista nessuno che non abbia voglia di imparare. Ogni nostra meta richiede che impariamo qualcosa, altrimenti sarebbe già qualcosa che abbiamo realizzato. Quando pensi ad un obiettivo, quello che ti motiva realmente non è tanto conseguire il risultato quanto essere diventato la persona in grado di realizzare quel risultato. Quindi, quando una persona dice di non aver voglia di studiare sta anche dicendo di non aver voglia di imparare, ma non è possibile, perché nessun essere umano sta bene senza imparare.

Se schioccando le dita potessi avere la vita che sogni, con tutte le mete, sul momento saresti felicissimo, ma poi immagina di rimanere cinque anni così. Il tuo livello di realizzazione e felicità, man mano che passa il tempo, non sarà più quello del primo giorno. Questo perché la nostra felicità coincide con la sensazione di essere in evoluzione.

Perciò, se io avessi il collaboratore che mi hai descritto nella domanda, lo aiuterei ad associarsi positivamente allo studio, facendolo vincere in questo. Quando fai re-innamorare la persona allo studio, emerge di nuovo il suo desiderio di crescere e migliorarsi, che è nella natura dell’essere umano.

Invece, nel caso di un figlio, gli farei fare il corso Genio in 21 giorni. Poi un’altra cosa importante che farei da genitore è farmi vedere spesso con un libro in mano piuttosto che col telefono. L’esempio che noi genitori diamo ai nostri ragazzi è estremamente importante. Se ad un genitore non piace studiare, è difficile che riesca a motivare i propri figli ad essere studenti modello, ma “essere studente” non inteso solo come andare a scuola, bensì nella vita. Mi spiego: dovremmo smettere di pensare agli studenti come quelle persone con lo zaino sulle spalle che vanno a scuola, perché siamo studenti per tutta la vita, non smettiamo mai di imparare, in ogni ambito.

Il problema è che spesso i genitori, oltre a non dare l’esempio, pretendono molto dai figli. Se per esempio da giovani a scuola hanno faticato tanto, riversano sui figli questo senso di rivalsa. Oppure se erano studenti molto in gamba, pretendono dai figli che lo siano anche loro. Comunque vada i figli ti considerano o come un esempio o come un monito, e, delle due, è meglio essere un esempio!

Per cui se vuoi motivare tuo figlio allo studio, studia. Quanto studi nella tua vita? Quanto tempo dedichi all’apprendimento? E alla crescita personale e professionale? Quanto stai sui libri? Quanto ti fai vedere appassionato? Quando i tuoi figli ti vedono sui libri pensano che ti stia divertendo o che ti stai rompendo le scatole?

Questo è un primo passo, poi è importante anche cambiare il proprio stile pedagogico: se tuo figlio non ha voglia di studiare e tu cerchi di aiutarlo senza ottenere risultati, dovresti mettere in discussione il tuo metodo. È poi essenziale mettersi in testa che il problema è SEMPRE il metodo di studio, non il ragazzo. Dunque, se vuoi aiutarlo devi portarlo da qualcuno che gli insegni un metodo personalizzato, perché non ne esiste uno adatto a tutti.

Perciò, basta punire i ragazzi e dir loro che non si impegnano abbastanza! È come buttare qualcuno che non sa nuotare nell’acqua e, quando si sta dimenando per non annegare, dirgli: “dovresti impegnarti un po’ di più, nuota un po’ meglio”. Devi tenere in considerazione che nessuno gli ha insegnato come nuotare e come stare a galla.

Trovo che questo argomento sia importante e utile ad un imprenditore per comprendere meglio un giovane: quando si chiede ai giovani di descrivere la scuola con una parola, la maggior parte delle volte rispondono “ansia”. Secondo te che impatto mentale ha la scuola sui giovani e sul loro futuro?

Certo, provano ansia perché devono sostenere delle prove per cui in realtà non sono stati preparati.  Tu immagina di essere un atleta professionista, perché la professione dello scolaro è andare a scuola. Le interrogazioni e le verifiche sono le gare che devi sostenere, però non ti alleni mai. Quindi sei un professionista e l’unica cosa che fai sono le gare. Non passi tempo in palestra, non alleni i fondamentali del tuo sport, solamente gare. Come pensi di vivere queste gare?

Già la gara di per sé ha un livello di adrenalina diverso da tutto il resto, se in più non ti senti abbastanza preparato e non sai come prepararti, l’ansia aumenta inevitabilmente. L’ansia degli studenti è causata dal fatto che non hanno un metodo, non hanno lo studio sotto controllo e quindi si preparano, ma non si sentono mai sicuri.

Anche con il lockdown e quindi il fatto di rimanere molto soli, per i fatti propri, non ha aiutato in questo. Anzi, ha ostacolato lo sviluppo di competenze sociali che servirebbero temporaneamente ai giovani ad imparare a gestire i propri stati d’animo. Ci sono addirittura studenti che hanno un problema d’ansia tale da doverlo affrontare con un professionista. Quest’ultimo, però, può aiutare, ma non se il problema per cui si prova ansia è il metodo di studio, in quel caso purtroppo l’ansia rimane. Per questo vorrei che tutti facessero il corso Genio in 21 giorni, perché può aiutare a tutte le età. Chiunque impara quante cose può fare il nostro cervello, uno strumento meraviglioso, aumenta la qualità dei propri sogni di mille volte.

Da questa intervista si possono ricavare molti spunti importanti. Io ho riflettuto molto sul rapporto studio-persona e mi trovo estremamente d’accordo con Massimo: ognuno di noi dovrebbe darsi l’opportunità di re-innamorarsi dello studio, di scoprire, di apprendere. È questo che ci mantiene in vita, che ci fa sentire vivi: imparare. Ogni volta che impariamo una cosa nuova anche noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo, acquisiamo un pezzetto in più che prima ci mancava e non vediamo l’ora di imparare qualcos’altro, di aggiungere un altro pezzetto, poi un altro, poi un altro ancora.

Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia venti o ottant’anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La cosa più importante nella vita è mantenere la mente giovane.

Henry Ford

Link per assistere gratuitamente ad una masterclass di Genio in 21 giorni

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TEDx Massimo: “Genio si nasce o si diventa?”

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