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Il voto libero: tra emozioni, fake news e scelte condizionate

voto
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Cari lettori, cosa c’è dietro al voto e a quel segno che tracciamo sulla scheda elettorale?

Sono da poco terminate le elezioni comunali, quindi mi sembra proprio il momento adatto per riflettere su questa tematica, non vi pare?

Quando andiamo a votare, pensiamo di fare una scelta libera e consapevole, ma in realtà siamo influenzati da fattori che spesso sfuggono alla nostra attenzione, facendoci compiere scelte (volontariamente o involontariamente) “guidate”.

I politici “avveduti” conoscono bene questi fattori e possono giocare ad arte per costruire le loro campagne elettorali.

Parliamo di emozioni, di slogan, di fake news ma soprattutto di bias cognitivi che oggi voglio approfondire con voi.

Che cosa sono questi bias? Sono degli errori che si verificano nel processo di elaborazione delle informazioni da parte del nostro cervello. Essi influenzano il modo in cui percepiamo, elaboriamo e prendiamo decisioni su determinate situazioni o questioni. 

Avete mai sentito parlare del “pregiudizio di conferma“? Ebbene, è un bias. Si tratta di un fenomeno interessante che riguarda la nostra tendenza a cercare e interpretare le informazioni in modo da confermare le nostre opinioni preesistenti. In pratica, se abbiamo un’idea in testa, cercheremo inconsciamente conferme a quella idea, ignorando tutto ciò che potrebbe metterla in discussione. È come indossare occhiali con lenti colorate che ci fanno vedere solo una parte della realtà. Immaginate di essere un sostenitore di un partito politico e di imbattervi in un articolo che critica aspramente il vostro partito. Cosa fareste? Probabilmente cerchereste di screditare l’articolo, mettendo in dubbio la sua veridicità o trovando errori nella sua argomentazione. Ignorereste, quindi, le informazioni contrastanti e confermereste le vostre convinzioni preesistenti.

La campagna politica si serve anche del “bias dell’ancoraggio” per condizionare la vostra valutazione. È molto comune che vengano lanciati messaggi iniziali che pongono l’attenzione su un aspetto negativo di un avversario politico. Questo crea un’ancora negativa nella vostra mente, che influenzerà la vostra valutazione successiva, ignorando magari le qualità positive o le politiche alternative proposte dal candidato avversario.

Passiamo al “bias del falso consenso”. Immaginate di essere circondati da amici e colleghi che condividono le stesse opinioni politiche. Questo potrebbe farvi credere che le vostre opinioni siano condivise dalla maggioranza delle persone, quando in realtà potrebbero essere solo una piccola parte del panorama politico. Questa percezione distorta potrebbe influenzare la vostra scelta elettorale, facendovi credere di stare seguendo la “volontà popolare” quando potreste essere solo in una bolla di pensiero.

E cosa dire del “bias dell’avversione alla perdita“? Le strategie politiche sono abili nel mettere in luce i potenziali rischi e perdite che si possono verificare se si vota per un determinato candidato o partito. Sono capaci di suscitare timori e paure. Questo bias viene sfruttato per indurvi a votare per un determinato schieramento, creando una sensazione di sicurezza.

Terminiamo con il “bias dell’effetto di rara eccezione”. Immaginate di essere favorevoli a una politica di immigrazione più restrittiva e di imbattervi in un caso mediatico di un immigrato che ha commesso un crimine grave. Questo caso potrebbe influenzare la vostra percezione generale sull’immigrazione, facendovi concentrare sugli aspetti negativi e ignorare gli esempi positivi di integrazione e contributo alla società.

Voglio darvi qualche informazione interessante anche riguardo all’aspetto emotivo che alcune strategie politiche mettono in campo. Ci sono politici che sfruttano delle tecniche per influenzarci, come dice George Lakoff. Una di queste tecniche è il cosiddetto “framing”, che si basa sull’idea che la presentazione di un argomento in un certo modo può attivare specifici quadri concettuali e suscitare le reazioni emotive volute. Tornando all’esempio delle politiche migratorie, il framing può essere utilizzato per presentare l’immigrazione come una minaccia per la sicurezza nazionale o come una fonte di arricchimento culturale e contributo economico. La scelta delle parole e dei messaggi utilizzati può enfatizzare gli aspetti positivi o negativi dell’argomento, influenzando così la percezione delle persone e la loro risposta comportamentale.

C’è poi il problema delle fake news, queste notizie false che si diffondono a macchia d’olio. Non posso che citare alcuni studi, come quello condotto da Pennycook e Rand (2019). Questo studio ha dimostrato che quando le persone si trovano a leggere un insieme di notizie a cui è stato apposto un avvertimento che informa della loro falsità, tendono a considerare come vere le notizie che non hanno questo tipo di avvertimento (ma in realtà non è detto che lo siano, sono semplicemente notizie a cui non è stato apposto alcun vertimento). Ciò può influenzare la credibilità delle notizie e portare a una percezione ingiustificata di totale accuratezza per le notizie non contrassegnate. Oppure lo studio condotto da Vosoughi, S., Roy, D., & Aral, S. (2018), che si concentra sull’analisi della diffusione delle notizie attraverso i social media. Il risultato principale è che le notizie false tendono a diffondersi più velocemente e raggiungono un pubblico più ampio rispetto alle notizie vere e anche con grande differenza, infatti le notizie false sono 70% più probabilmente condivise rispetto alle quelle vere e tendono a raggiungere un pubblico molto più vasto ad una velocità molto più rapida.

Questi sono solo due esempi ma ci sono altri studi che convergono nel dimostrare che le informazioni errate e fuorvianti possono avere un impatto significativo sulla percezione pubblica e sulla diffusione di credenze errate.

La disinformazione mira a manipolare le nostre opinioni, influenzando la nostra comprensione dei fatti, dei candidati e, di conseguenza, del nostro comportamento di voto.

I confini tra verità e menzogna diventano sfumati, rendendo difficile per noi, elettori, distinguere cosa sia autentico e cosa sia falso. E vi dico, ragazzi, non è affatto facile!

Ma non abbattiamoci, eh! Dobbiamo cercare la verità, scrutare criticamente le informazioni e partecipare al dibattito pubblico in modo informato. Dobbiamo mettere in discussione le narrazioni politiche e fare affidamento su fonti d’informazione affidabili.

Insomma, il voto non è solo una questione di libertà personale, ragazzi. È un momento che racchiude in sé la complessità della nostra società e della nostra democrazia.

Solo attraverso una partecipazione informata e consapevole, basata su fatti verificati e senza cadere preda delle influenze nascoste, possiamo assicurarci che le nostre scelte elettorali siano autentiche e riflettano il bene comune, a salvaguardia del nostro futuro.

Antonino Russo

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Antonino Russo

Laurea magistrale in Economia & Management e carriera nella GDO, ex carabiniere, Antonino oggi è un imprenditore nel settore della distribuzione Ho.Re.Ca. e business coach. È autore di libri, tra cui il bestseller "Pensiero Efficace". Nel sociale è fondatore dell'associazione "Con Giorgia per la Vita", impegnata nel mondo dell'Infanzia e presidente del concorso internazionale di scrittura creativa "Una Fiaba è... per Sempre".

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