Il 2024 regala tensioni, ma dietro tanto tumulto si può celare forse il salto di qualità tanto profetizzato e atteso nell’ultimo secolo.
Parliamo di un salto di qualità che riguarda la qualità di vita di tanti popoli sparsi per il mondo e che non hanno ancora raggiunto un livello soddisfacente e dignitoso di benessere. Come sta avvenendo tutto ciò? Seppur in modi e tempi diversi, lo stiamo riscontrando nell’evoluzione di sistemi politici, nel rifiuto di una narrazione pre-impostata dai media e da un sempre crescente desiderio di politica genuina.
Un esempio di questa ventata di rinnovamento lo sta sperimentando il Venezuela, il quale in questi giorni vive una profonda crisi elettorale, così come lo vive pienamente il Bangladesh, mandando a casa la vecchia “direzione”, per usare un eufemismo.
Prendiamo il Venezuela. Le recenti elezioni sono state caratterizzate da notevoli controversie. Nicolás Maduro, ufficiale successore di Hugo Chavez nel 2013, è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali tenutesi il 28 luglio 2024 dal Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), fedele però al suo partito. I risultati ufficiali hanno indicato che Maduro ha vinto con il 51% dei voti, rispetto al 44% del candidato dell’opposizione, Edmundo González, a sua volta candidato di supporto alla vera candidata María Corina Machado, alla quale è stato impedito precedentemente di candidasi. Ma procediamo per gradi.
Da anni ormai il Venezuela vive forti situazioni di povertà e un’inflazione altissima. Dopo la morte di Chavez, il mandato presidenziale è passato a Nicolás Maduro, il quale pare non aver operato nel migliori dei modi, anche perché la situazione nazionale non è cambiata. Anzi…
I diretti nemici del governo venezuelano – ispirato da marxismo, bolivarismo e chavismo – USA, UE e Canada, non si sono astenuti dal presentare sanzioni e limiti di commercio alla nazione. Tuttavia ultimamente si era vista una riapertura con una diminuzione delle sanzioni.
Perché? La risposta è tanto semplice quanto forte.
Oro nero! Ebbene sì, l’apertura di uno spiraglio economico avrebbe consentito il commercio del petrolio venezuelano, molto conveniente dato il periodo di guerra e l’Ucraina impegnata al fronte.
Ciò però è stato concesso in cambio di un’avanzamento, da parte di Maduro, in una direzione democratica tramite delle elezioni presidenziali con candidati non fantoccio.
La richiesta da parte principalmente degli USA non era infatti insensata: il governo di Maduro ha più volte fatto parlare di sé tramite accuse di malgoverno e atteggiamenti più vicini ad una dittatura che allo stato libero dipinto dalla propaganda. Quello che si vede oggi del Venezuela è infatti lo scheletro di una nazione molto impoverita nonostante la ricchezza del territorio.
Tuttavia delle elezioni democratiche avrebbero significato per il presidente una fine certa del mandato (non più rinnovato) dato il forte desiderio popolare di cambiamento. Desiderio già nell’aria a partire dagli ultimi mesi di vita di Chavez.
Oltretutto l’aria di broglio elettorale aleggiava già nelle prime elezioni che hanno visto Maduro vincitore, per non parlare poi di quelle nel 2018 nelle quali pare che si siano presentati solo candidati fantoccio oltre all’attuale presidente. Fantocci presenti solo per far apparire vero tutto il teatrino elettorale.
Da qui la quasi imposizione di elezioni democratiche, le quali hanno visto crescere la popolarità del leader dell’opposizione María Corina Machado, salvo poi essere ostacolata nel candidarsi e vedersi sostituita prontamente dall’attuale candidato settantenne González.
Il tumulto degli ultimi giorni arriva dalla preoccupazione di Stati Uniti ed Unione Europea riguardo alla legittimità dei risultati elettorali, chiedendo un conteggio dei voti trasparente ed equo. Nel frattempo, alcuni leader latinoamericani, tra i quali Gabriel Boric del Cile e Luiz Inacio Lula da Silva del Brasile, hanno anche espresso scetticismo sui risultati ufficiali, esortando Maduro a rispettare le norme democratiche. Ciò è stato addirittura un colpo di scena, rivelando come Maduro ora abbia solo l’esercito dalla sua parte, lasciato quindi da solo da alleati e popolo.
Il popolo e l’opposizione affermano infatti che González abbia ottenuto una vittoria schiacciante basata su sondaggi all’uscita e conteggi rapidi, suggerendo che abbia ricevuto addirittura il 70% dei voti. Questa discrepanza ha portato a significative proteste e disordini in tutto il paese, con molti venezuelani che sono scesi in strada per manifestare, anche a nome dei milioni che sono all’estero, fuggiti un po’ per scappare dal regime di Maduro e un po’ dalla fame.
Il tumulto si inasprirà? Dipenderà tutto dalla reazione di Maduro stesso,il quale può ancora salvare la pelle lasciando l’esercito al servizio del popolo e tagliando la corda (anche in fretta). Se ciò non avviene potremmo vedere la fine in diretta dell’ennesimo dittatore?
Stiamo a guardare la vicenda da vicino, prendendo atto che può essere davvero l’esempio di come un popolo stanco talvolta sia davvero l’unica miccia per un cambiamento concreto.



