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Il talento non ha età: come creare un team di campioni under 30

OSM JUNIOR TEAM MANAGER
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Le aziende che vogliono vincere nel futuro devono avere giovani nelle prime linee

Bravo, ma troppo giovane per questa posizione!
“Come può gestire persone più grandi?”
“È un giovane, che può mai capire?”

Queste sono solo alcune delle affermazioni, dubbi e domande che ascoltato nell’arco della mia vita quando si parlava di manager e giovani.

Ho intervistato chi, nella sua azienda, a livello nazionale, è riconosciuta come il manager talento a individuare, gestire e portare al successo giovani collaboratori: Elisabetta Comite.

Elisabetta (Betta per tutti i suoi ragazzi) è socia e manager della società di consulenza aziendale OSM, e insieme al suo team di giovani talenti, si occupa della scuola management per imprenditori. Oltre a queste attività, Betta è anche imprenditrice di altre società insieme al marito Matteo e ha due bambine.
L’età media del team di giovani manager gestito da Elisabetta è di 23 anni, il più giovane aveva solo 19 anni quando entrò nel team.

Quando Elisabetta parla dei suoi ragazzi la sua voce diventa dolce e gioiosa, si vede e si percepisce l’enorme affetto e stima che prova per ognuno di loro.

Come attirare giovani talenti nelle aziende? Quali sono le leve per gestirli con successo e farli crescere professionalmente?

Per attirare giovani talenti in azienda, una delle cose più importanti da fare è creare l’ambiente idoneo ad accoglierli, devi inserirne almeno due insieme. Se non lo fai, corri il rischio che si sentano fuori luogo e che la tua azienda non sia per loro. Questo è il principale motivo per cui molti giovani talenti non restano in azienda o non entrano proprio: a vent’anni lavoreresti con grinta ed energia in un ambiente in cui non c’è nessun tuo simile? Il secondo passo, dopo averli inseriti, è metterli a lavorare insieme, creare una squadra.

Devi comunicare nel loro modo, quindi easy, veloce e senza troppi “fronzoli”. Devi utilizzare gli stessi canali di comunicazione (Instagram, Tik Tok, ecc) che sono poi anche quelli del presente. Se non sei ancora social, è il tempo di aggiornarti!
Le leve più importanti per gestirli e portarli al successo sono diverse. In primis non sminuire mai il loro sogni, anzi, devi pensare anche molto più in grande di loro. Le altre leve, invece, sono tutte quelle che riguardano il fare la differenza per la società: i giovani hanno un gran desiderio di aiutare e migliorare il mondo in cui vivono.


Quali sono le caratteristiche che permettono di individuare un talento anche in un’età così giovane?

Il desiderio di “voler far bene”, ovvero quanto sono disposti a mettersi in gioco, in discussione, impegnarsi, ma soprattutto voler fare la differenza. Ogni giovane talento è un piccolo diamante da portare alla luce e tu puoi farlo andando a fondo nella loro conoscenza. Quando si accendono nel sentire le mete dell’azienda e chiedi la loro opinione, vengono fuori le loro vere caratteristiche e il loro valore come persone.

Betta, tu quanti anni avevi quando hai iniziato a lavorare? Quali sono le difficoltà che ricordi di aver vissuto?

Io avevo 18 anni. Le prima difficoltà che ho vissuto e ho dovuto superare era la mia timidezza (lavoravo in un bar e quindi dovevo interagire con persone che non conoscevo) e poi dopo un paio di anni, quando sono diventata responsabile, quella di gestire un team che era in parte più grande di me e con maggiore esperienza.

In entrambi i casi, la cosa che mi ha aiutato è stata la resilienza e la disciplina, ovvero la capacità di non mollare mai e di trovare costantemente soluzioni nuove. Nel caso della timidezza, ad esempio, ho iniziato a sforzarmi di fare domande ai clienti per entrare in contatto con loro, nella gestione di collaboratori più grandi, invece, ho fatto in modo di essere un esempio: ero la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via, se un cocktail o altro non erano “buoni” o “fatti bene” mi sono messa in gioco nel formarmi e fare meglio e così via. Questo è il consiglio che mi sento di dare a tutti i giovani.

Quali sono i punti di forza dei giovani? Quali sono gli aspetti su cui lavorare?

I loro punti di forza: forte motivazione, entusiasmo, un grande senso di responsabilità, il desiderio di far bene e di ottenere grandi risultati. Sono fonte continua di creazione e innovazione, sempre disposti a portare nuove idee e semplificare procedure.

L’aspetto caratteriale su cui lavorare è il desiderio fortissimo di “correre”, “essere veloci” nella crescita professionale. Non gestita bene da un manager, una crescita rapidissima, può diventare una sorta di “ego” che li porta ad avere alle volte un atteggiamento di superiorità verso gli altri colleghi, oppure, li porta a bruciare tappe importanti di crescita. Un buon manager deve trasferire il valore e l’importanza del percorso.
Se metti subito un giovane di vent’anni (anche davanti ad elevate capacità e senso di responsabilità) in un ruolo di responsabilità importante, rischia di perdersi tutto quello che c’è nel viaggio per arrivare lì e in seguito rischia anche di annoiarsi.

Un altro aspetto centrale è la loro formazione, sia a livello teorico ma soprattutto pratico. Richiede un grande sforzo (tempo ed energie) da parte del manager, ma le soddisfazioni sono grandi perché applicano subito. Devi affiancarli molto e farli studiare tanto, facendo così imparano veramente in poco tempo.

Clienti senior e consulenti giovani. Com’è il confronto professionale tra queste due generazioni?

Il confronto tra due generazioni alle volte è impegnativo, soprattutto sulla modalità di comunicazione. La generazione Z è molto tecnologica e utilizza molto i social sia per comunicare (inteso scrivere) sia per informarsi e intrattenersi, questo alle volte crea una barriera.

In realtà, per loro è molto semplice entrare in comunicazione. Nel rapporto che instaurano con il cliente mi è capitato davvero di rado di avere feedback sui cui intervenire. Apprendono e applicano le competenze in modo veloce. È la parte strategica in cui aiuta l’esperienza di vita su vari campi (gestione del denaro, di un’azienda, dei collaboratori, la parte fiscale, legale ecc) quella che richiede più attenzione, ma è semplicemente un discorso di formazione e di esperienza.

Che cosa non si dovrebbe fare nel gestire collaboratori giovani?

La cosa che ho capito più di tutte è che non devi fare delle enormi “smazzolate” al primo errore. Devi essere consapevole che stai insegnando loro un mestiere e devi avere pazienza. Altra cosa da non fare assolutamente è non sminuire mai i loro sogni/obiettivi: anche se a te sembrano poco fattibili sogna anche tu più in grande, questo li carica di un’energia pazzesca.

Parlaci dei tuoi ragazzi

Ognuno di loro, nella propria diversità, ha delle caratteristiche uniche. Sensibilità, determinazione, disciplina, altruismo, energia, intuizione. Ogni loro punto di forza arricchisce il team e crea valore. E poi il divertimento con loro non manca mai, è sempre presente in ogni momento, ridiamo costantemente.
Posso dirti che ho così tanti soprannomi che non rispondo più al mio vero nome!

Quello che volevamo trasmetterti io ed Elisabetta in questo articolo è che per costruire l’azienda dei futuro devi puntare sui giovani. Abbandona tutti i pregiudizi e i preconcetti sull’immaturità o l’inadeguatezza dei giovani nell’occupare ruoli di responsabilità. Formali e farli crescere.
Apri il cuore, sii il manager che vorresti per i tuoi figli, crea l’azienda che vorresti per i tuoi figli.
Per rendere la tua azienda immortale devi vivere il cambiamento e l’innovazione a partire dalle persone.
Nessuno di noi è eterno, ma possiamo creare qualcosa di valore e di eterno solo interpretando e incarnando il futuro. Come? Attraverso quelli che verranno dopo di te.


Tu imprenditore puoi far esplodere talenti, realizzare sogni e dare il tuo contributo nel mondo e nella società semplicemente cercando e riconoscendo il valore di quello che c’è intorno a te. Tutto quello che fai in questa direzione poi ti ritorna (anche in termini di utili!)

Elisabetta, insieme al suo giovanissimo team, crea valore e ricchezza per altri imprenditori. Grazie al lavoro di squadra con i suoi ragazzi aiuta centinaia di aziende a prosperare.

Vincono le aziende, vincono le persone, vincono tutti.

Elisabetta Comite
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a cura di Aline Improta

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Aline Improta

La scrittura è fin da piccola il mio grande amore. Giornalista pubblicista dal 2010, negli ultimi dieci anni, ho riversato la mia passione in un altro settore: il marketing. Dopo anni a scrivere per le aziende, ritorno all'anima che c'è dietro ognuna di loro: gli imprenditori e tutte le persone che vivono in quell'ecosistema. Vi starete chiedendo come... Sono Editor e Ghostwriter per Engage Editore. la prima casa editrice italiana che pubblica libri dedicati agli imprenditori scritti da imprenditori. Amo le persone e credo che in ognuna di esse ci sia una luce da tirare fuori e una bellissima storia da raccontare.

One thought on “Il talento non ha età: come creare un team di campioni under 30”

  1. Elisabetta è una guida, un mentore sempre pronto a essere sia spettatore sia supporto. Grazie Betta!

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