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Il soldato d’élite che vuole impadronirsi dell’Iran

Il soldato d’élite che vuole impadronirsi dell’Iran
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Mojtaba Khamenei. Un nome che – siate sinceri – vi dice poco o nulla. Mojtaba Khamenei è il soldato d’élite che vuole impadronirsi l’Iran. Il padre – decisamente più famoso – è Ali Khamenei, la Guida Suprema. Ossia: la più importante figura politica e religiosa del paese che si è appena ritrovato senza presidente. Domenica Ebrahim Raisi è morto in un incidente in elicottero avvenuto vicino alla città di Jolfa, nella provincia dell’Azerbaigian Orientale. Oltre a Raisi, sull’elicottero viaggiavano anche il ministro degli Esteri, Hossein Amir-Abdollahian, il governatore della provincia, Malek Rahmati, e l’ayatollah Mohammad Ali Ale-Hashem.

Una morte con alcuni interrogativi

Dopo le schermaglie con Israele, la morte di Raisi ha fatto emergere diversi interrogativi. Ad oggi non ci sono prove che indichino, “oltre ogni ragionevole dubbio” come direbbe la Corte di Cassazione, la causa effettiva dello schianto. Domenica il meteo non era buono. Anzi. L’elicottero era un Bell 212. Il modello è stato introdotto negli anni Sessanta ed è uscito di produzione a metà degli anni Novanta. Perché il presidente di uno Stato così importante viaggiava su un mezzo così datato? Senza dimenticare che l’embargo degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran ha sempre reso difficile il reperimento di pezzi di ricambio per veivoli come il Bell. L’ex ministro, Mohammad Javad Zarif, ha quindi incolpato proprio le sanzioni a stelle e strisce. In pochi (meglio dire: nessuno) ci hanno creduto. Un altro “strano particolare”: il convoglio presidenziale contava tre elicotteri. Due sono atterrati in sicurezza all’aereoporto di Tabriz. Quello di Raisi si è invece schiantato. Dopo i cinque giorni di lutto nazionale, sono attesi sviluppi nelle indagini. In queste ore, sul web, girano tutte le teorie più strampalate. Diffidate. Restiamo sui fatti. È meglio.

Il soldato d’élite che vuole l’Iran

I giornali di mezzo mondo hanno messo gli occhi su Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema. Mojtaba è già adesso uno degli uomini più potenti del paese. Qualcuno sussurra: “Ora deve proprio solo aspettare…”. Che cosa? La Guida Suprema è una carica a vita. Il padre, Ali, ha 85 anni e non pochi problemi di salute. La sua successione è (quasi) questione prioritaria. D’altronde l’Iran è uno Stato che insegue la bomba atomica e ha rapporti tesi con il mondo Occidentale. Indovinate chi era l’altro candidato in corsa per il ruolo di Guida Suprema? Sì, esatto: il presidente Ebrahim Raisi, morto domenica. Mojtaba Khamenei ha 54 anni. Il suo nome, tra l’altro, significa “prescelto”. Guardate che belle le coincidenze, no? Comunque. Giovanissimo partecipa alla guerra fra Iran e Iraq come soldato in un’unità di élite. Il suo nome espatria” la prima volta nel 2005 perché i riformisti iraniani lo accusano di aver contribuito all’elezione alla presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, conservatore. La questione si ripropone nel 2009, quando Ahmadinejad viene rieletto in elezioni estremamente contestate che portano al grande movimento di protesta: Onda Verde. Tra gli slogan c’è: «Mojtaba, che tu possa morire e non diventare mai Guida Suprema». Per chi lo ha dimenticato, quelle contestazioni sono state represse in fiumi e fiumi di sangue. In queste ore c’è, però, chi racconta (sarebbe meglio dire: spera) che Mojtaba faccia la fine del figlio di Khomeini, il fondatore della repubblica islamica. Emarginato dal padre, non è mai diventato Guida Suprema. La situazione oggi appare un po’ differente. 

I ruoli in Iran

La struttura della Repubblica Islamica, la politica estera e la strategia di sicurezza nazionale sono in mano alla Guida Suprema (Ali Khamenei) e ai Guardiani della Rivoluzione, attori che non escono minimamente intaccati dalla morte di Raisi. Per questo gli esperti concordano: chi esce più forte dall’incidente di Raisi sono proprio i Guardiani della Rivoluzione. Quindi? Questo potrebbe accelerare il processo, iniziato da tempo, per trasformare la Repubblica Islamica in una realtà a guida militare. Nel lungo periodo questo processo potrebbe far mutare la politica estera iraniana, facendola diventare sicuramente più aggressiva. In tutto questo che c’entra Mojtaba? Ci siamo dimenticati due particolari. Il primo: è chiamato l’eminenza grigia (ricordate la doppia elezione di Ahmadinejad?). Il secondo: è funzionario dei servizi segreti…

La questione Israele

Come vi abbiamo raccontato in questo articolo, la situazione fra Iran e Israele per ora è in stand by. Per ora. Dopo l’operazione di Tel Aviv contro il consolato iraniano, in cui ha perso la vita un ambasciatore, la Repubblica Islamica ha risposto. Poi Amir Saed Iravani ha inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. «Un atto di autodifesa» ha definito l’operazione messa sul campo nella notte fra il 13 e il 14 aprile. Ha poi aggiunto: «Se il regime israeliano dovesse commettere nuovamente un’aggressione militare, la risposta dell’Iran sarà sicuramente e decisamente più forte e più risoluta». E Israele? Benjamin Netanyahu ha ripetuto alcune volte: «L’Iran dovrà aspettare nervosamente la nostra risposta».

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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