A chi non è capitato di aspettare un tempo interminabile in fila al pronto soccorso o per una visita medica? Oppure di farsi prescrivere un controllo specifico e dover aspettare mesi e mesi prima di poterci arrivare, per poi magari stufarsi e rivolgersi ad un privato?
Il problema
È una situazione comune a tutti gli italiani, i quali si dividono in due macro-categorie: chi ha la possibilità di rivolgersi ad un ente privato per tutelare la propria salute e chi, con meno possibilità, è costretto a rivolgersi al pubblico, con il rischio tuttavia di attendere tempi infiniti e aggravare il proprio stato.
La situazione è davvero così disequilibrata. Ad esempio, l’attesa media per un intervento chirurgico per tumore alla prostata varia da 15 giorni in Molise a 79 in Abruzzo. Nel 2022 più di 4 milioni di italiani si sono rivolti a servizi privati per svolgere interventi o esami che avrebbero potuto avere gratuitamente grazie ai servizi pubblici. I motivi alla base sono la qualità del servizio ricevuto e, ancor di più, la tempestività.
La divisione per regioni
La differenza è principalmente evidente in un confronto tra regioni del nord e del sud. La gestione della sanità è infatti compito dell’amministrazione regionale e non nazionale, permettendo dunque ad ognuna di queste di organizzarsi come meglio crede e con una disparità anche nei finanziamenti. Inevitabilmente, regioni più ricche hanno servizi migliori, sbilanciando anche le richieste degli utenti.
Quanti di noi si sono spostati da una regione all’altra per ricevere una visita specializzata, un intervento o esami specifici, o magari hanno qualche parente che lo ha fatto? Accade spesso dal sud verso il nord, creando un turismo sanitario non indifferente e lasciando chi non può permettersi frequenti spostamenti ad usufruire dei servizi forniti dalla regione di residenza.
Quali sono le falle?
Di fatto, gli svantaggi nel sistema sanitario esistono. In Italia ci sono solo 3,1 posti letto per 1000 abitanti, contro i 7,8 della Germania. Per non parlare poi della mancanza di personale: l’Italia ha solo 6,2 infermieri per 1000 abitanti, contro i 12 della Germania. Inoltre, il 56% dei medici italiani ha più di 55 anni (rendendo più frequente il supporto medico necessario) e molti giovani medici emigrano all’estero.
E la causa… ?
Una delle cause scatenanti potrebbe indubbiamente essere il sottofinanziamento. Nonostante l’aumento di 5 miliardi di euro nel 2023 per il SSN (Sistema Sanitario Nazionale), il finanziamento resta insufficiente. Secondo esperti, mancano circa 50 miliardi di euro per adeguarsi agli standard di spesa sanitaria di altri paesi occidentali.
Così come, purtroppo, mancano anche degli incentivi economici sostanziosi per attirare qui investitori dall’estero o semplicemente per permettere ai medici italiani, i quali ricevono una formazione altamente specializzata e di qualità, di rimanere ed esercitare in Italia.
La formazione fornita dal nostro sistema di istruzione in ambito medico, infatti, sembra essere tra le migliori nel panorama europeo e mondiale, ma il sistema retributivo non è tale da permettere alla classe formata di esercitare qui.
Strano, vero? L’Italia è considerata uno dei paesi con una delle sanità migliori al mondo, classificandosi seconda nel Bloomberg Health Index e nella classifica dell’OMS, subito dopo la Spagna e la Francia. Oltretutto, strutture come l’ Istituto Tumori di Milano, il Policlinico Gemelli a Roma, e il Monzino di Milano si distinguono nel trattamento oncologico, cardiologico, gastroenterologico e neurologico, attirando l’attenzione estera. Tutto ciò però non è corrisposto dalla ricompensa che merita chi si specializza e lavora nel Bel Paese.
Il problema rimane comunque nei finanziamenti e negli incentivi per chi, questo sistema di eccellenza italiana, lo deve mantenere: medici, specialisti, infermieri e tutti i lavoratori nel sistema sanitario. Gli stessi lavoratori capaci di gestire e mantenere i nervi saldi durante l’emergenza sanitaria creata dal COVID. Quest’ultimo risultato infatti non è certo da poco, tante altre nazioni hanno vissuto momenti peggiori dei nostri (nonostante in alcune regioni mancassero strutture e supporto, costringendo talvolta il personale a svolgere anche turni di 15 ore e più).
Come migliorare il sistema
Un modo per poter gestire la sfida del sistema sanitario è indubbiamente quello di versarci sopra una fetta importante di liquidità. Per questo esistono varie strategie, ma quante di queste sono concretamente in atto? Come detto prima, 5 miliardi non sono sufficienti a meno che non si aggiunga uno zero accanto.
Oltretutto integrare la sanità con servizi informatici, migliorando la connessione tra medici di famiglia e pazienti, potrebbe anche far risparmiare del tempo prezioso. L’alternativa migliore resta però quella di offrire possibilità più dignitose a medici, cervelli e staff tecnici per rimanere qui e offrire il loro contributo. Per far ciò occorre sicuramente un’offerta valida, un trattamento adeguato e tanti fondi che non possiamo più prendere da aiuti esterni ma dobbiamo imparare a produrre in autonomia. Ecco perché diventa sempre più importante supportare l’economia interna e rivolgersi ad una politica attenta al tema.



