Forse un po’ in ritardo, ma meglio adesso che mai.
Il 14 Novembre viene divulgato dal sito ufficiale delle Nazioni Unite un rapporto sull’operato di Israele a Gaza il quale dichiara che la guerra in atto rispecchia le caratteristiche di un genocidio. Nello specifico il rapporto dichiara:
“Dall’inizio della guerra, i funzionari israeliani hanno pubblicamente sostenuto politiche che privano i palestinesi delle necessità fondamentali per sostenere la vita — cibo, acqua e carburante. Queste affermazioni, insieme all’interferenza sistematica e illegale negli aiuti umanitari, rendono chiara l’intenzione di Israele di strumentalizzare le forniture salvavita per obiettivi politici e militari.”
Cosa dice il rapporto
Nello specifico il documento riporta le informazioni verificate raccolte dal Comitato Speciale tramite investigazioni sulle pratiche Israeliane.
Quanto riportato dichiara come i funzionari israeliani abbiano pubblicamente sostenuto politiche che privano i palestinesi di cibo, acqua e carburante attuando la diffusione di fame e malattie come strategia bellica: vere e proprie punizioni collettive nonché gravi violazioni del diritto internazionale.
Si sottolinea l’impatto della distruzione di infrastrutture essenziali come scuole e ospedali, così come anche servizi vitali che garantivano l’accesso ad acqua pulita, igiene e a beni alimentari, causando una catastrofe ambientale e sanitaria con conseguenze a lungo termine e che segnerà per anni il territorio colpito.
Si fa cenno anche alla pratica dell’esercito israeliano di utilizzare sistemi di targeting basati sull’intelligenza artificiale con supervisione umana limitata, che impedisce comunque la distinzione tra militari e civili, contribuendo a un alto numero di vittime innocenti, tra cui donne e bambini.
Per arrivare poi alla censura dei media, alla repressione del dissenso e agli attacchi ai giornalisti, limitando l’accesso globale alle informazioni. Inoltre, è stato rilevato un trattamento discriminatorio sui social media, con una rimozione sproporzionata di contenuti pro-palestinesi.
Ma certo, che la situazione fosse grave è diventato palese ormai da un po’ di tempo. Vederlo scritto su un documento ufficiale può dare speranza, ma la domanda adesso è un’altra.
Quali saranno le conseguenze adesso?
Il rapporto condanna anche gli attacchi diffamatori contro UNRWA e le Nazioni Unite, ritenendoli parte di una strategia per ostacolare gli aiuti umanitari. Ora però c’è da vedere quanto si chiederà conto ai vertici israeliani di quanto sta accadendo a Gaza, in Libano e in tutte le zone toccate dal conflitto.
Il rapporto verrà presentato il 18 Novembre all’Assemblea Generale dell’ONU. Che sia l’inizio di un cambiamento concreto? Sicuramente vedere un’istituzione ufficiale accogliere un documento del genere è un passo importante, dobbiamo tuttavia sperare che non passi in sordina.
Dobbiamo sperare soprattutto che le scelte conseguenti siano tanto forti verso Israele così come lo sono state per la Russia, sulla quale sono stati posti ben 14 pacchetti di sanzioni (e 0 per Israele, fino ad ora). Oppure altrettanto efficace sarebbe limitare la fornitura di armi che abbiamo visto essere usate per ammazzare più innocenti che militari. Tanto per fare un’esempio la Leonardo, società italiana attiva nel settore della difesa, ha fornito armamenti per ben 7 milioni solo nel 2024.
Ormai non ci si può più voltare dall’altra parte: la contraddizione è ovvia ed evidente. Se l’Europa non prende posizione – così come l’Italia in primis – avremo la prova che non è l’idea del bene comune a governare, bensì un altro tipo di criterio: quello economico.



