Negli ultimi anni, il prezzo del gas è diventato un tema centrale nel dibattito pubblico italiano. Non solo per il suo impatto diretto sulle famiglie e sulle imprese, ma anche per la percezione – sempre più diffusa – che una parte consistente della spesa in bolletta non sia legata al costo effettivo del gas, bensì a una serie di voci accessorie e fiscali.
Ma quanto pesa davvero il fisco sulla bolletta del gas? Tutto quel che paghiamo è giustificato dalla guerra, dalla politica internazionale o da altri fattori che ignoriamo? Alla luce di ciò, riteniamo utile fare luce sul perché paghiamo davvero così tanto per riscaldamento e servizi simili (perché sì, non paghiamo proprio quattro soldi).
Parliamone con dati alla mano.
Secondo ARERA (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), una bolletta media del gas si compone di quattro grandi voci:
- Materia prima gas naturale (30-50%): è il costo effettivo del gas acquistato dai fornitori.
- Trasporto e gestione contatore (15-20%): comprende la distribuzione, la misura e la gestione tecnica.
- Oneri generali di sistema (~5%): servono a finanziare attività di interesse collettivo.
- Imposte (35-40%): tra accise, addizionali regionali e IVA, questa è una delle voci più pesanti.
Ciò significa che meno della metà della bolletta corrisponde davvero alla fornitura di gas, mentre il resto è costituito da voci aggiuntive che, in alcuni casi, possono pesare anche più del gas stesso.
Nel dettaglio, la tassazione del gas in Italia si articola in:
- Accise: imposte sul consumo, variabili per fascia climatica e quantità.
- Addizionali regionali: ogni Regione può applicare un’ulteriore imposta.
- IVA: 10% per i primi 480 m³/anno, 22% per i consumi eccedenti.
Ma parliamo ora dei costi veri e propri.
Un costo che è aumentato negli ultimi anni
Già a partire dal 2021, i prezzi del gas all’ingrosso sono saliti vertiginosamente, complice la ripresa post-pandemica e – successivamente – la guerra in Ucraina. Ricordiamo la frase di Mario Draghi in merito: “Volete la pace o i condizionatori accesi?”. Il prezzo sul mercato TTF di Amsterdam (riferimento europeo) è infatti poi passato da circa 20 €/MWh a punte superiori ai 300 €/MWh nell’estate 2022, per poi stabilizzarsi tra i 30 e i 40 €/MWh nel 2023-2024.
Quanto incidono le tasse nella pratica?
Ma cosa vogliono dire questi incrementi? Per spiegarlo facciamo un esempio pratico.
Su una bolletta da 150 euro per un cliente domestico nella media (consumo annuo di 1400 m³), la suddivisione approssimativa delle voci può essere:
- 55 € per il gas effettivamente consumato
- 25 € per il trasporto e gestione tecnica
- 8 € per oneri generali
- 62 € per tasse e imposte
In altre parole, oltre il 60% del costo finale deriva da elementi diversi dal gas in sé! Non è dunque così infondata l’idea che il cittadino paghi molto di più del valore effettivo della materia prima. È importante dunque non giustificare un prezzo così alto, supponendo che sia ovvio “perché c’è la guerra”, come il pensiero comune spesso porta a immaginare.
L’Italia tra i Paesi più tassati d’Europa
Secondo l’ultima analisi di Eurostat (2023 – vedi il grafico in evidenza), l’Italia presenta una delle percentuali più alte di tassazione sulle bollette del gas domestico tra i Paesi dell’Unione Europea. Appare curioso che, su tutta l’area della UE, la quale dovrebbe essere completamente colpita dalla botta dei prezzi alti, l’Italia sia l’unica a risentirne così tanto. Nel ranking europeo risulta che paghiamo quasi il doppio rispetto la Germania e quasi tre volte rispetto alla Francia:
- Italia: 40,4%
- Germania: 25,4%
- Spagna: 22,3%
- Francia: 15,2%
- Polonia: 5,5%
Nello specifico, sempre nel secondo semestre 2023 (dati Eurostat), i prezzi del gas per uso domestico risultavano molto più bassi in alcuni Paesi dell’Est Europa. Ad esempio:
- Italia: 0,123 €/kWh
- Francia: 0,093 €/kWh
- Ungheria: 0,035 €/kWh
- Croazia: 0,045 €/kWh
Un altro elemento poco discusso riguarda inoltre il meccanismo della doppia imposizione della quale siamo troppo spesso all’oscuro e che influisce in maniera massiccia nella costruzione del prezzo in bolletta.
Cosa significa? Il cittadino italiano paga le imposte sui propri guadagni (IRPEF, INPS, IRAP ecc.) e, con ciò che resta, sostiene spese soggette a ulteriore tassazione, come accade nel caso del gas. Questo fenomeno, noto come tassazione a cascata, può significare che per pagare una bolletta da 150 euro siano necessari guadagni lordi di 300-600 euro, a seconda del reddito e del regime fiscale. Un numero stratosferico.
Geopolitica e instabilità: quanto incidono?
In ultima analisi, la politica fa la sua parte. Sebbene non vi sia una correlazione diretta tra impegni militari e aumento del prezzo del gas, è innegabile che la situazione geopolitica abbia un forte impatto sul mercato energetico. Le tensioni in Ucraina, la riduzione delle forniture russe, la corsa globale al GNL (gas naturale liquefatto) e la dipendenza da mercati esterni hanno reso i prezzi estremamente volatili. Per non parlar poi dell’impatto che le recenti elezioni americane hanno avuto (e avranno) sul mercato globale.
In questo quadro abbiamo quindi compreso che l’Italia è uno dei Paesi europei dove il gas costa di più, non tanto per il prezzo della materia prima, quanto per il peso delle imposte e dei costi accessori. L’effetto cumulativo della tassazione sul reddito e sui consumi incide pesantemente sul potere d’acquisto dei cittadini. Una riflessione strutturale sulla fiscalità energetica sembra oggi più urgente che mai, soprattutto in un contesto di transizione e vulnerabilità internazionale.



