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Il potere delle donne 

I super poteri delle donne: un'intervista ad Anna Marras
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Un’intervista ad Anna Marras 

“Torna a vendere rossetti!” 

Questo è uno degli “inviti”, non propriamente cordiali, che Anna Marras ha ricevuto all’inizio della sua carriera nel mondo dell’edilizia da parte di alcuni dei suoi colleghi. 

Anna è l’Amministratrice Delegata di EdiliziAcrobatica (https://ediliziacrobatica.com), socia e sostenitrice del Progetto Impresa e Donna a sostegno dell’imprenditoria femminile (https://limpresaedonna.it) e Supereroi Acrobatici (https://supereroiacrobatici.com), un’organizzazione di volontariato che realizza iniziative ed eventi a favore di bambini e ragazzi in strutture e Ospedali Pediatrici Italiani. In passato è stata una consulente aziendale e prima ancora una manager per importanti brand nel mondo della profumeria di nicchia. 

“Gestivo 32 responsabili, tutte donne, il mondo della bellezza, dell’estetica e del lusso mi appassionava e mi apparteneva, poi nel 2007, quando ho incontrato Riccardo Iovino, abbiamo iniziato a dedicare la nostra vita a rivoluzionare il modello di business nel settore delle costruzioni edili. Riccardo aveva fondato l’azienda nel 1994, la sua scelta, lungimirante e illuminata, per alcuni alquanto azzardata, è stata fidarsi di me e di farmi applicare all’interno di EdiliziAcrobatica l’esperienza maturata con i clienti, per far sì che io realizzassi la mia personale scena ideale. L’unica cosa che mi chiese in cambio è dargli prove tangibili dell’efficacia dei miei metodi. La concreta fioritura del gruppo non tardò ad arrivare. Quando siamo partiti la nostra sede era una garage e avevamo 12 addetti a cui affidare il lavoro. Oggi siamo una SPA con più di 2300 collaboratori. 

Senza Persone, le aziende non esistono 

L’amore si sa, fa fare cose eccezionali e Anna ne è una impersonificazione. Non le è stata lasciata vita facile, inizialmente. Il suo passato professionale e il suo modo di fare non sempre erano ben accolti in un settore di stampo prettamente maschile. Un mondo pieno di cose da fare, lavori da eseguire e incarichi da prendere, in cui le grandi assenti erano le persone. E sono proprio le persone quelle che alla fine Anna, con la sua innata leadership e la sua sensibilità è riuscita a far emergere e a far vincere. 

“All’inizio mi prendevano per un’assistente sociale. Facevo colloqui con le persone per comprendere i loro valori, i loro obiettivi. Passavo attraverso le loro difficoltà e sofferenze per trovare il giusto modo di aiutarle a fiorire. Ascoltavo, chiedevo, mi interessavo, fornivo strumenti per vivere meglio e poi per lavorare meglio. In gruppo, insieme. Nel 2007, quando sono entrata in società con Riccardo, insieme abbiamo avviato una vera e propria Rivoluzione Copernicana nel settore dell’edilizia, un cambio di paradigma importante: LE PERSONE AL CENTRO. In un mondo dove non si faceva altro che parlare di soldi, cemento e muri da erigere, da quel momento in poi, abbiamo dato spazio alle risorse più importanti per un’azienda: le persone ”

Da quando Anna si occupa di Risorse Umane per EdiliziAcrobatica, ha portato all’attenzione di tutto il settore un concetto, quello del CLIENTE INTERNO. Ogni collaboratore d’azienda è, infatti, per Anna, un vero e proprio cliente che deve essere accolto nei suoi  bisogni ed esigenze, mentre lo si aiuta ad ottenere importanti risultati. Senza giudicare Anna è entrata nelle vite di centinaia di persone, che nel tempo sono diventate, grazie al suo aiuto, manager e imprenditori di successo. 

I tre super poteri delle donne 

Quali sono le caratteristiche vincenti che possediamo in quanto donne? – Le ho chiesto. 

“Ci sono delle caratteristiche maschili e femminili in ognuno di noi, in ogni essere umano. Alcune sono più marcate e altre meno, ma credo che, nella maggioranza dei casi, noi donne possiamo fare la differenza mettendo in campo queste 3 abilità: 

  1. L’ascolto “materno” 

Non importa se siamo madri o meno. Per ascolto materno intendo la capacità di riuscire ad entrare nell’intimità dell’altro attraverso l’interesse privo di giudizio. Noi donne siamo abituate per cultura a parlare di noi, dei nostri sentimenti, dei nostri problemi. Questa abitudine centenaria ci mette in connessione profonda con noi stesse e con gli altri. Sappiamo come indagare fra sensazioni, paure e pensieri e questo è proprio ciò che nel mio ruolo ha fatto la differenza. 

  1. Lo spirito di ricerca 

Non ci fermiamo mai alla superficie delle cose. Siamo naturalmente portate ad indagare, chiedere, andare a fondo. Vogliamo scoprire la verità nelle sue sfaccettature, non ci accontentiamo di risposte sociali. Le donne in fondo non amano il finto quieto vivere, esigono delle risposte chiare, reali, sentite. È per questo che spesso ci dicono di essere delle rompi scatole, o delle impiccione. Lasciamo che ci definiscano così coloro che mi invitavano a “vendere rossetti”. Chi ha un’attitudine verso il proprio miglioramento e l’armonia, sa che la ricerca è uno degli strumenti migliori per modificare le cose, per renderle più belle, funzionali ed efficaci. La ricerca crea sviluppo. 

  1. La visione dall’alto 

Come potenziali generatrici sappiamo che tutto è possibile e tutto è risolvibile. Basta guardare le cose dalla giusta prospettiva. Storicamente le donne sono quelle che si sono sempre occupate di tutto: della casa, dei figli, del marito, spesso anche delle risorse e delle finanze di famiglia. Abbiamo per questo un’attitudine ad avere occhi vigili un po’ ovunque e difficilmente ci soffermiamo sui dettagli. Questo ci rende flessibili e dotate di un senso di responsabilità che va al di là dei risultati immediati.  

Quando sono entrata nel settore edile, ho messo in campo cose che avevo imparato nell’azienda in cui lavoravo prima. Creavo eventi per imprenditori dando loro gratuitamente formazione e know how. All’inizio mi prendevano per pazza, ma grazie a quegli eventi superammo brillantemente la crisi del 2009. Dare qualcosa gratis e avere un ritorno positivo dall’Universo materiale, oggi può sembrare scontato, ai tempi non lo era. Ma se funzionava con i profumi, perché non avrebbe dovuto funzionare con le costruzioni e ristrutturazioni? Io ci ho creduto. 

Noi donne colleghiamo i puntini, contaminiamo i saperi. Il nostro è un potere trasversale che non possiamo non sfruttare nel nostro lavoro.” 

La forza delle donne: una questione di Fede 

Mentre Anna parla non posso che annuire. Mi riconosco nelle sue parole. Spesso però di questi straordinari poteri ce ne dimentichiamo. Nell’intento di prenderci il nostro spazio nel mondo, ci scordiamo della nostra vera indole, della nostra identità. E finiamo così per scimmiottare i modi e le maniere di un emisfero che non ci appartiene. Fatto di virilità, voci “grosse” e ordini perentori. 


“Noi siamo dotate di una grande fede, che a volte rischia di affievolirsi, ma che è bene tener sempre presente: noi abbiamo una forza interiore incommensurabile, capace a volte di vincere anche il dolore più brutale. Noi siamo vita, e incuranti delle circostanze esterne, sappiamo che in un modo o nell’altro riusciremo a farcela, a sopravvivere, a rinascere. Ognuna di noi ha questa potenza dentro, che non ha bisogno di sbraitare per essere vista. Noi siamo diversità e difformità e proprio per questo siamo così brave a generare valore, dunque prosperità. Da donna mi sento di incoraggiare tutte le altre donne ad essere loro stesse, osando, credendo perseguendo nel loro cammino e soprattutto: stringendosi per mano l’una con l’altra. Quando trovi un’altra donna allineata ai tuoi principi il tuo potere esplode.”

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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Una delle cose che mette al proprio posto il nostro Ego è l’attività di gestire e far crescere collaboratori sotto la nostra guida. Per riuscire in questo intento, infatti, bisogna essere pronti a dedicare una grande quantità di tempo, cure ed energie ad altre persone in modo totalmente disinteressato. Bisogna essere coscienti di star piantando dei semi in azienda, i cui frutti, probabilmente non riusciremo a vedere. Semi che però faranno la grande differenza nel futuro delle nostre organizzazioni. 

Coloro che pensano di far vincere le proprie persone mettendo avanti se stessi, puntando ad un immediato tornaconto, difficilmente ottengono risultati straordinari. Difficilmente riescono a godere di una vera e propria leadership tra i propri collaboratori. Questo perché l’autorevolezza è qualcosa che ti viene riconosciuta dal basso, non ha a che fare con il ruolo o la targhetta che si trova alla porta del tuo ufficio. E quando abbiamo la responsabilità di far vincere qualcuno, si sente, se in verità ciò che puntiamo a far crescere è il nostro potere o il nostro stipendio.

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In questa rubrica abbiamo già avuto modo di parlare di come i nostri abiti siano il simbolo della nostra identità e del nostro benessere. Di come essi non siano semplicemente un modo frivolo di vestire i nostri corpi e di mostrarci al mondo.

Lo dice anche la stessa etimologia della parola “abito”. Dal latino habitus questo termine è profondamente connesso alle nostre abitudini e alla nostra disposizione d’animo, ossia il nostro carattere.

“Abito” quindi è una parola che ha che fare con i nostri comportamenti, le nostre inclinazioni e personalità. Ben più di un outfit da acquistare per un’occasione particolare, ben più di una serie di indumenti da impilare nel nostro armadio.

L’abito nel suo significato più profondo si intreccia dunque con l’etica, con la ricerca costante della propria felicità e della propria realizzazione. Non è un caso che quando ci sentiamo perfettamente allineate con i nostri valori attraverso i nostri comportamenti ci sentiamo “a casa”, abitiamo il nostro vero io.

Tutto questo lo ha colto molto bene Arianna Rubin, la nostra intervistata di oggi. Una ragazza di quasi trent’anni, un’imprenditrice e un’influencer, che da tempo lavora duramente non solo per realizzare il suo sogno, ma per far sì che ogni donna possa realizzare il suo.

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“Mia madre ha sempre fatto l’insegnante, lavorare con i bambini era la sua più grande vocazione. Per lei la scuola non era un lavoro, era uno stile di vita, un modo di vivere. 

Sono cresciuta vedendo brillare i suoi occhi mentre lottava per realizzare il suo sogno e non le sarò mai abbastanza grata per avermi trasmesso tutto il suo amore e la sua resilienza nei confronti del bene più prezioso che esiste nella nostra società: i bambini. 

Nel ‘94 mia sorella Federica era in arrivo, la sua vitalità e la sua voglia di scoprire il mondo si sarebbero presto aggiunte alla mia e a quella di mio fratello. Fu proprio quell’anno che mia madre fondò la ZEROSEI, una scuola per l’infanzia dedicata ai bambini dai tre ai sei anni.

Non ho mai avuto dubbi rispetto al fatto che un giorno avrei portato avanti il progetto di mia madre, prendendo le redini della scuola, assicurandomi che continuasse a crescere ed espandersi.

Mai, però, avrei pensato di doverlo fare all’improvviso, nel giro di pochi mesi, in un rapido aggravarsi della sua malattia. Fu un periodo davvero duro. Vivevo momenti di sconforto, rabbia e tristezza che però sapevo di non poter mostrare fino in fondo. 

Avevo delle responsabilità, avevo delle decisioni importanti da prendere senza alcun lusso di poter temporeggiare. Molte persone pensavano che non ce l’avrei fatta, che “sostituire” mia madre era impossibile, che avrei chiuso nel giro di poco. Ebbene eccomi qua…”

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