• BANNER-mastermind.png
  • bella vita cinzia
  • osmcoin promo
  • BANNER-imp.info-nuovo.png
  • BANNER-time-management-nuovo.png
  • carlo partipilo
  • medical
  • BANNER-osmcoin.png
  • BANNER-utili-patrimonio.png
  • mazzotta desktop
  • polidori
  • guru jobs
  • BANNER-virtual-coac.png
  • polidori
  • mazzotta
  • guru mobile
  • banner medical mobile
  • carlo partipilo
  • sogi
  • banner mobile cinzia bonfrisco
  • banner-mobile-virtual-coach.png
  • banner-mobile-OSMCOIN.png
  • osmcoin promo mobile
  • banner-mobile-mastermind.png
  • sogi
  • banner-mobile-imp.info-nuovo.png
  • banner-mobileutili-patrimonio-e-rendite.png
  • TIME-MANAGEMENT-mobile-nuovo.png

L’Inquinamento che Vestiamo: Scopri l’Impatto Ambientale e Sociale Distruttivo del Fast Fashion

Segui Francesco Iavarone
( 1 Followers )
X

Segui Francesco Iavarone

E-mail :*

Cosa significa FAST FASHION? 

Siamo nel secolo della velocità.

Ricerche veloci. Macchine veloci. Acquisti velocissimi.

Domande molto elaborate. E risposte veloci come una Ferrari, spesso date da intelligenze artificiali e tecnologie che sfiorano la fantascienza. Siamo nel secolo del facile e veloce, e ce lo dice la moda.

Sì, la moda. Quello che indossiamo adesso racconta tanto delle nostre abitudini e della nostra economia. E se capisci l’economia di un popolo hai capito, in gran parte, anche come ragiona.

Mai sentito parlare di Fast Fashion? È una politica di mercato della moda basata sulla rapida ideazione, produzione e distribuzione di un capo di abbigliamento, in modo da surfare sull’onda della novità e lucrare su una vendita più frequente di capi diversi ma a costi moderati.

Un tempo l’alta moda era esclusiva di ceti più ricchi, oggi i prezzi e le catene di produzione consentono una distribuzione più facile dei prodotti, i quali arrivano facilmente all’utente ad un prezzo moderato e più accessibile. 

Assistiamo quindi, a partire dai primi anni 2000, ad una trasformazione del mercato della moda (e del mercato in generale). L’utilizzo di nuove strategie più dinamiche e studiate appositamente per vendere più dell’ultimo record, sta portando ad aumentare notevolmente il volume delle vendite. 

Possiamo identificare queste strategie di successo ad esempio nella creazione di “stagioni” più brevi. Se ad esempio un tempo organizzavamo il nostro armadio distinguendo i capi usati tra inverno, autunno, primavera o estate, oggi troviamo nuove collezioni ogni settimana, aumentando notevolmente la possibilità di scelta, la varietà e la velocità di produzione. Se 50 anni fa i cicli produttivi di un capo di abbigliamento erano quattro (uno per stagione), oggi ne possiamo identificare anche cinquanta, in base alle campagne di alcuni grandi marchi. Alla faccia di Vivaldi, che di stagioni ne aveva scelte troppo poche.

Questa enorme varietà è consentita dai grandi mezzi che la tecnologia sta mettendo a disposizione. L’analisi dei big data e gli strumenti di vendita online permettono di analizzare il pubblico, le sue preferenze e di servirlo in base a queste, saturando a velocità impressionanti la domanda con un’offerta stampata e prodotta appositamente: precisa e corrispondente ai gusti dettati dalle passerelle e dai social media. Un circolo niente male in termini di profitto.

Se poi consideriamo che i costi di produzione sono abbattuti grazie all’esportazione dell’industria produttrice all’estero, possiamo intravedere quanto l’arte del vestire sia diventata una vera e propria macchina da soldi, un po’ come l’industria farmaceutica. Potremmo infatti dire che “c’è un vestito giusto per ogni ora della giornata” e non esagerare nemmeno coi conti di quanti prodotti sono in circolazione. 

Infine, rispetto a vent’anni fa un maglione dura la metà e accade un po’ perché i materiali usati hanno perso qualità e un po’ perché così vuole il mercato. Cambiare, variare, comprare. 

Ciò porta inevitabili conseguenze. Oltre che ai consumi vertiginosi di carburante per spedire milioni di tonnellate di vestiario in giro per il mondo, con conseguente inquinamento ambientale, assistiamo ad un sovraccarico di produzione di materiali non riciclabili. Si può dire che buona parte dei danni ambientali dovuti a rifiuti non smaltitili siano dovuti a tutti quegli abiti che ormai non possono avere una seconda vita sul mercato.

Leggiamo dunque la situazione. Abbiamo rapidità, produzioni istantanee, soldi facili e acquisti ancor più veloci. 

È la maledizione del terzo millennio dove tutto è alla portata di tutti ma proprio per questo perde valore. Ovviamente con questo non si intende dire che dovremmo necessariamente avere possibilità economiche diverse. Il messaggio è semplicemente che questo mercato, il quale nasce da una cultura che contempla l’immagine e il consumo, toglie spazio a valori più importanti di crescita e realizzazione. Preferiamo sentirci importanti grazie a quello che indossiamo piuttosto che a quello che realizziamo o alle sfide che superiamo. Quella della velocità e del facile è una sfida culturale ancor prima di essere una dinamica di mercato, dove non si ricerca più la soddisfazione in una relazione, in un’attività professionale o in un piano di vita, ma nel come si appare.  

Bilanciare questa cultura con un po’ di minimalismo potrebbe essere una soluzione? Forse. Quest’ultima spinta culturale la ritroviamo difatti nelle generazioni più recenti (Millennials e generazione Y), le quali sembrano essere molto più sensibili ai temi ambientali e consumistici come questo, rispetto alle generazioni più vecchie. 

Intanto l’unico vero modo per ritrovare un modo sano di fare azienda, bei profitti e di lasciare al contempo un mondo più bello a quelli che arriveranno, è accendere l’intelligenza e preferire una coscienza pulita ad un +2% sul bilancio. 

Le future generazioni ringrazieranno. 

Segui Francesco Iavarone
( 1 Followers )
X

Segui Francesco Iavarone

E-mail :*
Follow
( 0 Followers )
X

Follow

E-mail : *
  • osmcoin promo mobile
  • polidori
  • banner-mobile-virtual-coach.png
  • banner-mobile-mastermind.png
  • carlo partipilo
  • guru mobile
  • banner medical mobile
  • banner-mobileutili-patrimonio-e-rendite.png
  • sogi
  • banner mobile cinzia bonfrisco
  • mazzotta
  • banner-mobile-imp.info-nuovo.png
  • TIME-MANAGEMENT-mobile-nuovo.png
  • banner-mobile-OSMCOIN.png
  • sogi

Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dibattito e Confronto

Cosa c’è davvero dietro la bufera tra RAI e Antonio Scurati?

Segui Francesco Iavarone ( 1 Followers ) X Segui Francesco Iavarone E-mail :* Segui Francesco Iavarone Smetti di seguire Francesco Iavarone Sul fuoco dello scandalo bolle nuovamente la pentola della politica.  Gli ingredienti? Una delle prime aziende di comunicazione d’Europa, un autorevole scrittore, docente universitario e giornalista italiano e una classe dirigente dalla comunicazione ambigua.  […]

Continua a leggere
Le balle raccontate dalla UE sulla Russia
Dibattito e Confronto

Le balle raccontate dalla UE sulla Russia

Segui Matteo Gardelli ( 3 Followers ) X Segui Matteo Gardelli E-mail :* Segui Matteo Gardelli Smetti di seguire Matteo Gardelli Le balle raccontate dalla Ue sulla Russia. Nasce tutto dai dodici pacchetti di sanzioni che avrebbero dovuto spezzare le zampe all’Orso e invece «secondo gli aggiornamenti di aprile del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la […]

Continua a leggere
Israele-Iran e i lupi travestiti da agnelli
Dibattito e Confronto

Israele-Iran e i lupi travestiti da agnelli

Segui Matteo Gardelli ( 3 Followers ) X Segui Matteo Gardelli E-mail :* Segui Matteo Gardelli Smetti di seguire Matteo Gardelli Israele-Iran e i lupi travestiti da agnelli. Neanche il tempo di capire se la Russia reagirà all’entrata nella Nato da parte di Finlandia e Svezia, che si apre un’altra strada verso il conflitto globalizzato. […]

Continua a leggere