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Il mistero del cerchio magico nella Russia di Putin

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“Si atteggia a nuovo Stalin. Questa guerra è il punto di partenza per costruire la nuova versione dell’Unione Sovietica”.

Quando mi è stato commissionato “Chi comanda davvero la Russia?”, mi è venuta in mente questa frase. L’ha pronunciata un uomo di 60 anni a Vinnycja, Ucraina, nel maggio del 2022 mentre realizzavo il reportage poi proiettato alla Commissione Diritti Umani dell’Unione Europea a Bruxelles. Le celluline grigie, direbbe Hercule Poirot, l’hanno fatta riemergere perché c’è chi crede che l’ex funzionario del KGB, Vladimir Putin, voglia davvero vestire i panni di un novello Uomo d’acciaio. In un certo immaginario popolare (anche in salsa tricolore) c’è la convinzione che sia davvero un uomo solo al comando. Proprio come Stalin. Documentandomi ulteriormente è poi emerso un altro pezzo di questo complesso puzzle: il mistero del cerchio magico nella Russia di Putin. Ma andiamo con ordine.

Putin e Stalin: i punti in comune su metodo e cerchio magico

Stalin ha purgato i suoi oppositori. Fra il 1935 e il 1936, ha dato vita a una feroce campagna dopo l’omicidio, a Leningrado, di Sergej Kirov, dirigente del partito. Putin ha utilizzato metodi più “moderni”. Il primo a finire sotto scacco matto è stato Boris Eltsin, l’ex presidente. Con lui ha usato il guanto di velluto: l’ha messo all’angolo con la minaccia di far uscire gli scandali che avrebbero definitivamente incenerito la sua reputazione. Poi sono arrivati gli espropri, i processi, gli arresti come per l’imprenditore delle materie prime Mikhail Khodorkovsky che, ora, vive in esilio a Londra. C’è anche chi, dopo aver patito pene infernali, è “morto in circostanze misteriose” come Boris Berezovsky, magnate del settore televisivo. Nelle ultime settimane, infine, l’Occidente l’ha (non tanto) velatamente sospettato della morte di Alexei Navalny, primo suo oppositore, morto in prigione.

Nei ruoli strategici Stalin ha inserito i suoi fedelissimi. Putin, dal 2000, anno in cui venne eletto la prima volta, ha fatto lo stesso. Con il referendum del 2020, passato con quasi l’80% dei consensi, ha ulteriormente accentrato i poteri su di sé. Putin, salvo colpi di scena, ha in mano il potere fino al 2036 quando avrà 84 anni. Insomma: Putin a vita, come lo fu per Stalin. 

Le quattro legioni a difesa di Putin

A difesa dell’ex agente del KGB c’è poi il cerchio magico sorretto da quattro pilastri: oligarchi, servizi segreti, esercito e uomini forti. Sono i tasselli che danno vita al mistero del cerchio magico nella Russia di Putin.

Se dici oligarca, dici Aleksej Miller, padre padrone di Gazprom, la compagnia statale capace di fatturare 137 miliardi di dollari nel 2021. Poi ci sono Nikolay Tokarev della Transneft che gestisce oleodotti e gasdotti; i fratelli Boris e Arkady Rosenberg, imprenditori nel settore del gas; Igor Panarin, il tessitore della partnership russo-cinese; Sergei Chemezov, amministratore delegato di Rostec, la società fondata dallo stesso Putin nel 2007 che si occupa anche di hi-tech. 

Quello degli oligarchi è il passaggio politico-economico cruciale. Negli anni Novanta, dopo la fine del comunismo, hanno acquisito potere e denaro grazie al processo di privatizzazione. E con quel denaro “acquistavano” il potere. Putin ha sovvertito l’ordine delle cose: la nazionalizzazione delle industrie – punto di (quasi) contatto con Stalin – ha fatto sì che sia il potere a genere denaro. Alcuni oligarchi hanno provato a ribellarsi ovviamente senza successo perché la loro dipendenza dallo Stato è totale. Chi è sceso a patti con Putin ha comunque fatto fortuna, anche in Italia. Il libro dei giornalisti Iacoboni e Paolucci – “Oligarchi” – spiega come gli amici dell’ex agente del KGB stiano facendo “shopping” nel nostro Paese. C’è chi sostiene come, grazie alle ingenti somme di denaro, stiano anche influenzando una certa parte di media e politica.

La comunicazione nel cerchio magico di Putin

Nel cerchio magico di Putin sono compresi gli esperti di comunicazione: il giornalista Vladimir Soloviev, una specie di ministro della propaganda; Maragarita Simonia, direttrice di Russia Today e Maria Zacharova, portavoce del ministero degli Esteri e inserita, nel 2016, fra le 100 donne più influenti al mondo. “Finché Putin resterà al potere, in Russia non ci saranno libertà di stampa e di espressione” disse laconica Galina Timchenko, caporedattrice di meduza.io. Secondo la giornalista, negli ultimi anni, 100 giornali sono stati classificati come “agenti stranieri” e sono accusati di tradimento e spionaggio. 

A partire dal 2014 nel cerchio magico, in concomitanza col primo caos in Ucraina, ci sarebbe un forte coinvolgimento del dipartimento di controspionaggio militare, il GRU. Il principale compito è quello di reprimere ogni tentativo di golpe. 

Infine c’è la mafia. La criminalità organizzata è così dilagante che molti membri della malavita sarebbero stati introdotti nei ruoli di potere. Questa teoria è sorretta da Elena DeGiorgio che ha apertamente parlato di Pax Mafiosa e da Bill Browder che ha definito il sistema putitniano come un sistema di potere para mafioso. 

Quindi: guerra per rivendicare la grandezza della Russia, repressione dei nemici, controllo dei media, ramificazione dello Stato in ogni comportato della vita quotidiana e campagna di nazionalizzazione sono i punti di (quasi) contatto con Stalin. Finiscono qui, però. 

Il ruolo delle banche e delle grosse corporazioni

L’ex consigliere presidenziale Gleb Pavlovski sostiene che siano “le grosse corporazioni e le banche a decidere della sua stabilità. Putin è al centro di un complesso sistema di potere del quale lui rappresenta, sì, la figura di vertice ma del quale è soltanto un ingranaggio di una più ampia oligarchia. 

Quindi: chi comanda in Russia? MircoMega cristallizza così l’attuale situazione: “Più che un uomo solo al comando, Putin si è rivelato essere un abile mediatore di interessi spesso contrastanti, provenienti dall’establishment politico e militare, dai potentati economici e da quegli stessi servizi segreti in cui egli stesso si è formato, che è stato capace di impiegare sempre più allo scopo di assoggettare la magistratura al volere dell’esecutivo”. 

La Russia assiste a un complesso gioco politico e burocratico fatto di propaganda, strumentalizzazione dei valori del passato e limitazione del dissenso, nel quale lo staff presidenziale si trova a mediare tra le diverse anime. Il mistero del cerchio magico nella Russia di Putin, per ora, sembra lontano dall’essere svelato. Anche perché c’è un altro particolare tutt’altro che trascurabile: la guerra in Ucraina non è cruciale solo per gli interessi economici ma anche per il potere di Putin. Una prova di forza è arrivata a inizio 2024: due bombardamenti mai visti fino a oggi. E l’ex agente del KGB? Si è detto disponibile a trattare al cessate il fuoco… alle sue condizioni, ovviamente. Condizioni che non sono mai cambiate dal primo giorno dallo scoppio del conflitto. L’Ucraina deve rinunciare a Donbas e Crimea e di fatto venire smembrata. 

Allora ha ragione chi vive in Ucraina a dire “si atteggia a nuovo Stalin”? 

L’economia che cresce, il deficit che si riduce

Sicuramente l’economia sta dando una spinta a Putin come lo fece proprio con Stalin. Perché, non va dimenticato, sarebbe un ragguardevole vuoto storico, mentre il mondo affogava dopo il crollo di Wall Street del 1929, l’allora Unione Sovietica gettava le basi per diventare una potenza mondiale capace, solo 28 anni più tardi, di mandare il primo essere vivente “in gita” nello spazio. 

Oggi la Russia putiniana vede le previsioni del FMI superiori a quelle della Banca Mondiale, che all’inizio di gennaio stimava una crescita dell’1,3% nel 2024 e dello 0,9% nel 2025. La Russia ha visto anche una riduzione del deficit di bilancio nel 2023, all’1,9% del PIL dal 2,3% del 2022. Il Ministero delle Finanze russo ha annunciato un obiettivo di deficit inferiore all’1% per il periodo 2024-2026. Dati tutt’altro che catastrofici per chi doveva esser affondato dagli embarghi dell’Unione Europea.

Chi comanda in Russia porta l’attenzione anche su un altro concetto: il pensiero putiniano, il modo di agire dentro e fuori dall’ex URSS. Siamo così sicuri che scomparirà anche se Vladimir dovesse abdicare?

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