20 Gennaio 2025. Donald Trump ha assunto la carica di 47° Presidente degli Stati Uniti, inaugurando una presidenza che si presenta come l’ennesimo punto di rottura con il passato, oltre che come una forte rivincita dei Repubblicani e della destra americana (e di riflesso di quelle mondiali).
La cerimonia diventa un evento dove essere presenti a tutti i costi per accaparrarsi un posto in qualcosa che, un giorno, verrà raccontato sui libri di storia. Nelle file degli spettatori si notano infatti numerosi volti di politici e grandi imprenditori che scommettono sull’uomo del momento, convergendo in un unica linea politica, quella del trumpismo.
Tra i personaggi presenti a Washington sono ben evidenti Musk, Zuckerberg e Bezos, tra i più ricchi e potenti attualmente sul globo, tutti convergenti in un unico momento politico che rappresenta l’apice del potere. Cosa potrebbero infatti fare i magnati dei social e del tech, grazie a dati e capitali, nel momento in cui si miscelano al potere politico, per di più della nazione più influente del mondo?
Questa concentrazione di potere in un unico punto può essere di enorme impatto, così come pericolosa.
È presente anche Chew Shou Zi, il CEO di Tik Tok, nonostante la limitazione recentemente imposta alla piattaforma social in America e le accuse ricevute.
Come primo colpo il neo-presidente si concentra subito a chiarire alcune cose.
Nel discorso di insediamento, Donald Trump ha infatti tracciato con chiarezza le priorità del suo secondo mandato, promettendo un rafforzamento della sicurezza ai confini, con nuove misure contro l’immigrazione illegale e i cartelli della droga, e un rilancio della produzione energetica nazionale, accompagnato dall’abbandono degli impegni climatici internazionali. Ha enfatizzato il ritorno ai valori tradizionali – “esistono solo due generi”, ha dichiarato nel discorso di insediamento – asserendo la fine delle politiche sulla diversità nelle istituzioni e promuovendo il merito come principio guida. Sul piano internazionale, ha annunciato ambiziose iniziative, tra cui una nuova corsa allo spazio e un ruolo più assertivo degli Stati Uniti nel controllo delle risorse globali, come il Canale di Panama (facendo non poco scalpore).
E tra il dire e il fare è passato poco tempo. Subito dopo l’insediamento, il tycon ha firmato una serie di ordini esecutivi che segnano un netto cambiamento rispetto alle politiche del suo predecessore, Biden, quasi inorridito dal discorso.
Ma in quali settori verranno applicati gli ordini esecutivi? Cosa cambierà rispetto a prima?
Energia e ambiente
Trump ha proclamato un’emergenza energetica per promuovere lo sviluppo dei combustibili fossili, accelerando la costruzione di infrastrutture per petrolio e gas, revocando restrizioni sulle trivellazioni e riducendo l’attenzione verso le iniziative sul cambiamento climatico. Una delle scelte più discusse è infatti il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo sul clima di Parigi, invertendo le politiche climatiche precedenti.
Più petrolio e meno controlli sulla situazione climatica: un’impennata per l’economia ma un gelido (o forse troppo caldo) rischio per il clima.
Immigrazione e sicurezza dei confini
È stata dichiarata un’emergenza nazionale quella relativa alla gestione dei confini, in modo da rafforzare la sicurezza al confine meridionale, includendo l’invio di truppe e la ripresa della costruzione del muro col Messico.
In più, da oggi, gli Stati Uniti hanno sospeso (temporaneamente, in base a quanto dichiarato) l’ingresso di richiedenti asilo al confine e ha ripristinato la politica del “Remain in Mexico”, obbligando i richiedenti a rimanere fuori dal confine statunitense durante l’elaborazione delle loro domande.
Diritti civili e politiche sociali
Sono stati firmati e confermati ordini esecutivi che limitano il riconoscimento federale del genere a maschio e femmina basati sull’anatomia riproduttiva, bloccando servizi di transizione finanziati a livello federale e altre affermazioni di identità di genere nelle strutture governative, ponendo fine oltretutto alle iniziative DEI (programmi di Diversità, Equità e Inclusione) all’interno del governo federale, promuovendo un ritorno a un trattamento basato sul merito.
Giustizia e politica estera
Sulla scia delle grazie concesse da Biden (l’ultima addirittura ad Anthony Fauci, responsabile delle misure anti-covid durante la pandemia), Trump ha concesso il perdono ai partecipanti all’assalto del Campidoglio del 2021: si tratta di ben oltre 1.500 persone arrestate in relazione all’assalto.
Ma la lista di misure tempestive continua fino a toccare il ritiro dell’America dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e la designazione di cartelli della droga come organizzazioni terroristiche, aumentando le risorse per combattere il traffico di droga.
Possiamo quindi rimanere sorpresi davanti ai 100 e più decreti firmati nell’arco di poche ore, la maggio parte dei quali con impatti mostruosi non solo sull’economia ma sia dal punto di vista politico che sociale. Questo però non lascia che pensare a cosa aspettarci dai prossimi mesi. Quale sarà l’impatto di una politica americana più aggressiva e meno gentile con l’ambiente, l’Europa e le istituzioni? Potremmo assistere in effetti ad un’impennata economica così come ad una profonda spaccatura sociale e politica, accentuata anche dal carattere teatrale e sopra le righe del team di Trump.


