Se oggi dovessimo intraprendere un viaggio vicino casa, nella maggior parte dei casi, utilizzeremmo un auto o dei mezzi pubblici. Usando un po’ di fantasia e immaginando di salire, invece, su una carrozza, verrebbe spontaneo un sorriso di ilarità. “Che cosa curiosa e assurda”, penseremmo. Eppure questa ilarità non era così ovvia quando Henry Ford – imprenditore statunitense, cofondatore della Ford Motor Company – sognava di produrre automobili acquistabili anche dal ceto medio agli albori del XX secolo, fantasticando sulla possibilità di fornire un’automobile per ogni famiglia americana.
È la magia del cambiamento e dell’evoluzione tecnologica, del quale impatto talvolta sembriamo dimenticarci. Oggi avviene similmente con l’intelligenza artificiale, l’uso di criptovalute e una miriade di innovazioni con le quali ci stiamo interfacciando sempre più spesso e che stanno modificando, un po’ alla volta, il mondo al quale eravamo abituati o nel quale siamo cresciuti.
Eppure il mondo andrà così, dobbiamo riconoscerlo. L’evoluzione è un sistema naturale incontrovertibile e inevitabile, tanto vale gestirla e conviverci. Le notizie però sono comunque più positive di quanto i catastrofisti pronosticano.
Il mercato del lavoro, a causa di tante innovazioni, sta sì cambiando ma altrettanto sta facendo il genere umano, adattandosi al cambiamento e preparandosi per un secolo di rivoluzione.
Le statistiche del lavoro
Cosa dicono i dati raccolti fino ad ora?
Tanto per iniziare è altamente probabile che l’IA sostituirà dei ruoli, non tanto gli esseri umani. Questo per il semplice motivo che certe peculiarità possono essere percepite e utilizzate unicamente da un essere umano, ma non da un sistema artificiale (si veda come esempio il settore dell’artigianato o del luxury, nel quale il tocco umano è un motivo di vanto rispetto alla catena industriale e artificiale utilizzata da almeno un secolo e mezzo). Questa tecnologia servirà piuttosto a velocizzare e implementare alcune attività, piuttosto che a sostituire persone.
Si stima infatti l’intelligenza artificiale cambierà il 75% dei lavori. Secondo quanto dichiarato da alcuni report, la domanda di lavoro con competenze in IA aumenterà in 9 settori su 23, inclusi telecomunicazioni, utilities e chimica, mentre potrebbe diminuire in ambiti come banche e assicurazioni, per via ovviamente del trasporto di processi, servizi e informazioni da cassetti e cartaceo a digitale e cloud.
Eppure la domanda aumenterà necessariamente per ruoli diversi e più specializzati. Potremo vedere una lenta eclissi di lavori come gli sportellisti, le segreterie e molti ruoli simili, ma un certo incremento nel settore tech che offre una moltitudine crescente di branche nelle quali specializzarsi (non necessariamente nel settore informatico o AI). Vediamo quindi che, se da una parte alcune figure professionali verranno meno, altre nasceranno richiedendo anche un adattamento del sistema educativo: non possiamo infatti pretendere che il sistema educativo rimanga inalterato, in futuro sarà fondamentale l’insegnamento di informatica, approccio alla tecnologia ed etica, per garantire un sereno vivere comune.
Un recente studio evidenzia infatti come la rapida evoluzione tecnologica e l’adozione di strumenti digitali stiano aprendo nuove opportunità professionali, creando posti di lavoro, migliorando l’accesso all’istruzione, aumentando la produttività e rendendo le attività lavorative più efficienti ed efficaci. Secondo le stime contenute nel rapporto, l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire, entro i prossimi dieci anni, a un incremento di circa 6.470 miliardi di euro del Pil globale annuo. Inoltre, dati forniti dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE) rivelano che il 63% delle persone che utilizzano l’IA nei settori finanziario e manifatturiero ha riscontrato un miglioramento del proprio livello di soddisfazione lavorativa grazie a questa tecnologia.
Morale della favola: più che paura, occorre concentrarsi su come rimanere al passo e non essere lasciati indietro da un mondo che corre veloce.
Cosa adattarsi al cambiamento senza esserne vittime?
C’è purtroppo molta diffidenza da parte degli italiani, ecco perché in risposta a quanto ci attende nel futuro, come imprenditori, è opportuno seguire semplici passi.
Primo fra tutti, investire nella formazione continua, specialmente per acquisire nuove competenze legate alle tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale, e sviluppare abilità trasversali come problem solving, comunicazione e creatività per restare competitivi nel mercato del lavoro. Il tutto ovviamente mentre si rimane informati sugli sviluppi tecnologici e le innovazioni specifiche del proprio ambito lavorativo per anticipare i cambiamenti. Laddove ciò non fosse possibile, sarà cruciale investire almeno in personale qualificato o vicino al tema.
In secondo luogo adottare una mentalità flessibile, abbracciare il cambiamento come un’opportunità, accettando che la trasformazione tecnologica sarà un aspetto inevitabile del futuro, così come lo è stato per il passaggio dal cavallo all’automobile.
Infine puntare su competenze non automatizzabili – non sostituibili cioè dall’avvento dell’intelligenza artificiale – come sul capitale umano e sulla sua gestione. Approfondire oltretutto abilità tipicamente umane come l’empatia, la leadership e lo sviluppo relazioni interpersonali sane.



