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Il futuro di Joe Biden, la vedova di Steve Jobs e LinkedIn

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Il futuro di Joe Biden, la vedova di Steve Jobs e LinkedIn. Dopo il confronto TV perso contro Donald Trump, il mondo politico ed economico attende di conoscere il futuro dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Ma cosa c’entra la vedova di Steve Jobs, fondatore di Apple il colosso che supera il mezzo trilione di dollari, e l’ideatore di LinkedIn? Un passo alla volta. Il primo. Persino quella considerata “stampa amica”, ha voltato le spalle a Biden dopo aver avviato una campagna “lacrime e sangue” contro Trump come vi abbiamo raccontato in questo articolo. In una colonna d’opinione firmata dall’Editorial Board, un gruppo di giornalisti ed esperti del New York Times, il quotidiano ha chiesto che il presidente si ritiri dalla corsa presidenziale. Nel testo si legge: «Il più grande servizio pubblico che il signor Biden può fare è annunciare che non continuerà la corsa per la rielezione». Oppure: «È chiaro che Biden non è più lo stesso di quattro anni fa». Nel partito democratico c’è più di uno scontento per la prestazione televisiva di “Sleepy Joe”. Ma attenzione: c’è la componente decisiva che dirà l’ultima parola su Biden.

Il futuro di Joe Biden, la vedova di Steve Jobs e LinkedIn

Prima di arrivarci, bisogna approfondire come funzionano le campagne elettorali americane che hanno un costo enorme. Scoprire da dove proviene il denaro permette di comprendere i rapporti di tra politica ed economia. Nel momento in cui un candidato decide di correre per la Casa Bianca viene costituito un comitato elettorale ufficiale. Quest’ultimo raccoglie donazioni per finanziare gli spostamenti, le convention e il materiale con cui si svolge la campagna. La legge non permette di accettare più di 2.700 dollari da ogni individuo e non più di 5.000 dollari dalle associazioni. La parte più consistente dei contributi arriva dalle “piccole donazioni”, inferiori a 200 dollari. Ci sono, però, i “dark money”, i fondi investiti in maniera non tracciabile specie da alcuni enti no-profit che per uno stato legale particolare non sono obbligati a sottostare alle leggi sulla trasparenza dei finanziamenti alla politica. Opensecrets sintetizza alcuni dati sui finanziamenti oscuri: tra le tornate elettorali 2004 e il 2012, il totale di questi finanziamenti è salito da 5,9 a 308,7 milioni di dollari. Tutto chiaro?

Prima i sondaggi e poi lo scacco matto

L’ultima rilevazione dava Donald Trump al 47,5%, il presidente in carica al 46,7%. Poi, però, è arrivata la disastrosa prestazione di “Sleepy Joe” nel confronto televisivo di Atlanta. Con l’aiuto dei prossimi sondaggi (molto probabilmente) negativi, i donatori da cui dipendono le risorse economiche della campagna presidenziale potrebbero iniziare a chiudere i portafogli. E quindi? Biden sarà costretto a prendere atto della necessità di un passo indietro. Nelle scorse ore lo ha lasciato intendere sempre il New York Times, mentre il capo della Casa Bianca era in missione a Manhattan, tra i miliardari degli Hamptons e in New Jersey, per rimpinguare le casse e rispondere al sorpasso da parte di Trump nella raccolta dei fondi. Basterà? Difficile. Perché se la costa Est appare più morbida, i miliardari della Sylicon Valley sono molto preoccupati. Personaggi come Laurene Powell, vedova di Steve Jobs – eccoci al nodo chiave – e Ron Conway, hanno iniziato a contattarsi freneticamente per discutere cosa fare. Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn che ha la leadership tra i donatori del settore digitale, ha ammesso di avere ricevuto «molte mail nelle ultime 24 ore, che chiedevano se non sarebbe il caso di lanciare una campagna pubblica per fare pressione sul presidente Biden affinché si faccia da parte».

Le ore decisive

La campagna di Biden ha raccolto, a giugno, 212 milioni in contanti, ma Trump ha annullato lo svantaggio iniziale di 100 milioni e ora lo ha superato, come dicevamo, con 235 milioni. I portavoce del presidente hanno risposto che hanno raccolto 14 milioni tra il dibattito e la mattina di venerdì e le 24 ore successive alla sfida di Atlanta sono quelle in cui hanno ricevuto in assoluto più donazioni. È possibile però che questa sia stata una reazione emotiva al collasso in diretta tv. La resa dei conti arriverà con i primi sondaggi. Se crolleranno, la pressione dei finanziatori potrebbe unirsi a quella già in corso dei media. Insomma: la democrazia statunitense è alle dipendenze… dei miliardari come la vedova di Steve Jobs o il fondatore di LinkedIn. Aveva ragione Vittorio Zucconi: si fa presto a dire America.

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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