Quasi metà Ottobre 2024. Le forze israeliane hanno condotto operazioni al confine con il Libano, causando un grave incidente che ha coinvolto i caschi blu dell’ONU stanziati nel sud del Libano. I carri armati israeliani hanno sparato contro le posizioni delle forze di pace della missione delle Nazioni Unite (UNIFIL), ferendo almeno due peacekeeper.
Questi attacchi hanno colpito una torre di guardia presso il quartier generale dell’UNIFIL e altre postazioni tenute dai caschi blu – le milizie delle nazioni unite -, in un contesto già caldo e prossimo all’escalation del conflitto tra Israele e i militanti di Hezbollah nella regione.
Né governo né stampa reagiscono bene e il motivo è anche evidente. L’attacco, palesemente voluto e lontano dall’essere un errore, costituisce uno schiaffo in pieno viso per l’ONU. Ma cosa accadrà a breve? Cosa ci aspettiamo nei i prossimi giorni?
Tutto ciò non fa altro che gettare benzina su un fuoco già pericoloso, alimentando la tensione. Cosa ci aspettiamo nei prossimi giorni e a cosa dobbiamo fare attenzione?
Confondere popolo e aggressore
Una situazione alla quale abbiamo già assistito è il possibile verificarsi, per un bias cognitivo, di veri e propri episodi di antisemitismo, dovuti all’identificazione del popolo israeliano (o degli ebrei in generale) con i responsabili di questi massacri e conflitti. Ebbene, come già abbiamo sottolineato in passato, non sono i cittadini israeliani i sostenitori della guerra, bensì chi tira le fila della macchina militare e governativa. Eppure c’è chi, in piena ignoranza, fa di tutta l’erba un fascio.
Non possiamo certo permetterci di cadere in un errore tanto folle. Non sono certamente i popoli a volere un conflitto che metta in pericolo vite.
Ma si sa, a pagare il prezzo delle guerre non sono mai i guerrafondai, bensì soldati e civili.
Restrizioni da parte dell’occidente su Israele
Forse è la volta buona. Forse ci siamo per davvero.
Se Nazioni Unite ed Europa converranno, davvero vedremo le prime sanzioni o i primi limiti imposti allo stato di Israele. In tal caso Bibi non la prenderà bene, rischiando di sbilanciarsi e di sbandierare un deterrente per legittimare le operazioni militari (invasioni incluse).
Ma quale deterrente? Questa è la vera domanda. Come moneta di scambio l’unica cosa che Netanyahu potrebbe promettere sembra essere la pace, ma sappiamo benissimo che questa ha una bassa probabilità di esser presa in considerazione. Dobbiamo supporre che nel momento in cui davvero l’Occidente dirà basta e inizierà a farsi davvero valere, il governo israeliano reagirà mettendo sul piatto qualcosa che non potremo ignorare.
Dopotutto sembra assurdo che quando si parla di Ucraina fioccano gli aiuti e le sanzioni alla Russia, ma quando si parla di Israele e del resto del Medio Oriente tutti si girano dalla parte opposta.
Indubbiamente uno degli ostacoli sarà l’appoggio americano, vero ago della bilancia. Dove tenderà in quel caso?
La peggiore di tutte: ignorare l’accaduto
Crosetto ha dichiarato ieri, parlando di un avvertimento inviato alle truppe attaccate: “Né l’Italia nè le Nazioni Unite prendono ordini da Israele”. Speriamo, aggiungiamo noi, dato che nell’ultimo anno abbiamo visto di tutto tranne che un esercizio dell’autorità delle Nazioni Unite sulla reazione spropositata di Teheran.
Certamente noi prendiamo atto di una conseguenza logica. Se l’accaduto non verrà gestito nel concreto e se da qui non si otterrà un cambiamento evidente nei rapporti tra Occidente e Israele, allora sapremo che il gioco al quale stiamo giocando non è quello della democrazia, ma piuttosto quello che un sistema economico impone.
Ecco il bivio, la reazione dell’occidente: silenzio o cambiamento? Se questo evento non si tradurrà in una variazione della politica apatica che fino ad ora abbiamo dimostrato, avremo la prova tangibile che Israele è intoccabile. E con ciò arriverebbero tante altre domande (ad esempio sul perché, ma non siamo ancora arrivati a tanto).
Nella rubrica tratteremo gli sviluppi della vicenda, seguici per tutti gli aggiornamenti relativi e se hai piacere condividi questo articolo! Meritiamo di discutere apertamente, sia con rispetto che con onestà.



