Abbiamo già discusso precedentemente quanto allarmante sia l’escalation di censure scoperte o denunciate. In questo ribollire di domande tuttavia vale la pena aggiungere qualche tassello in più in merito alla questione Facebook.
È già noto che Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e CEO di Meta, ha accusato l’amministrazione Biden di aver esercitato pressioni sul suo gruppo nel 2021 per rimuovere dalla piattaforma contenuti relativi al Covid-19.
In una lettera (vedi l’immagine in alto) alla Commissione giustizia della Camera dei rappresentanti, Zuckerberg ha dichiarato che alti funzionari, inclusa la Casa Bianca, hanno insistito per mesi affinché Meta censurasse contenuti sul Covid-19, compresi quelli umoristici o satirici, esprimendo frustrazione quando la società non era d’accordo. Zuckerberg ha definito queste pressioni come “sbagliate” e ha espresso rammarico per non essere stato più esplicito nel manifestare il suo disaccordo, ammettendo che alcune decisioni prese all’epoca non sarebbero ripetute oggi.
Altri casi
Che Zuckerberg sia il principale fautore di queste censure o che la maggior parte provenga da pressioni esterne, è tutto da vedere. Quello che vogliamo evidenziare è tuttavia lo strapotere detenuto da questi mezzi coi quali interagiamo ogni giorno.
Un altro caso di polemica su contenuti probabilmente censurati riguarda il possibile blocco della promozione di un film biografico su Ronald Reagan, sostenendo che fosse troppo politico, secondo i produttori del film “Reagan”, in uscita il 30 agosto con Dennis Quaid, Penelope Ann Miller, Jon Voight e Mena Suvari.
Rawhide Pictures, la società produttrice, ha chiesto a Mark Zuckerberg di consentire la pubblicazione e promozione del film sulla piattaforma, ma gli annunci sono stati rifiutati per la seconda volta. Facebook ha successivamente dichiarato che i blocchi erano stati applicati erroneamente, ma il team di marketing del film afferma che i contenuti sono stati bloccati più volte, sostenendo che violassero le linee guida della community poiché affrontavano questioni sociali (specie in questo periodo elettorale).
Il vero potere di Facebook
In pochi tuttavia stimano o comprendo il reale potere di Meta e Facebook, così come quello delle altre piattaforme mediatiche. Ad esempio pochi, in Italia, sono venuti a conoscenza di un esperimento condotto sulla piattaforma e discusso dalla stampa americana circa 10 anni fa.
Pare che Facebook abbia condotto un esperimento su 689.003 utenti manipolando i loro Feed, rimuovendo post positivi o negativi per studiare l’effetto sulle emozioni. I risultati, pubblicati su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, è una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo), hanno mostrato che le emozioni sono contagiose: quando gli utenti vedevano più post positivi, pubblicavano contenuti più positivi, e viceversa con i post negativi.
L’esperimento, svolto a gennaio 2012, ha suscitato non poche polemiche poiché gli utenti non erano consapevoli di essere parte di uno studio psicologico. Facebook ha difeso le sue azioni affermando che l’obiettivo era migliorare il servizio, ma la mancanza di trasparenza e consenso esplicito ha sollevato questioni etiche.
Conclusioni
Tutto ciò potrebbe fomentare la preoccupazione, ma più che creare allarmismo inutile possiamo trarre delle conclusioni logiche, tra le quali:
- I mezzi di informazione, comunicazione e connessione che utilizziamo giornalmente e dei quali non faremo a meno sono uno strumento che fortemente influenza le nostre idee ed emozioni.
- Il consumo di questi mezzi è spesso manipolato da Troll Farm (fabbriche di movimenti fittizi sulle piattaforme così da influenzare l’opinione degli utenti) e da altre fonti più istituzionali, come insegna l’ultimo episodio riguardo Meta.
- Se uno dei governi più influenti al mondo ha scelto di rallentare il flusso di informazioni relative ad un hot topi come il Covid è perché, con ogni probabilità, voleva gestire lo stato emotivo e i pensieri di milioni di persone; ma in tal caso perché vietare tutte quei media satirici e che creavano un clima meno pesante? Dopotutto avremmo avuto bisogno di leggerezza, perché mai remare in senso opposto? Qui lascio a voi le conclusioni.
- Se rimaniamo consapevoli di tutto ciò, siamo anche liberi di scegliere, di informarci, di usare o meno questi mezzi di comunicazione e non cadere sotto i colpi della narrazione mediatica unidirezionale (e talvolta manipolata).
Ed è su questa quarta e ultima conclusione che si fonda tutta la speranza di un domani migliore.


