I Protocolli dei Savi di Sion sono un documento che per alcuni rappresenta un agghiacciante progetto ideato dalla lobby ebraica per influenzare e controllare il mondo, per altri uno dei falsi storici più conosciuti e discussi. Apparsi a inizio novecento, hanno costituito pretesto per perseguitare il popolo ebraico e per diffondere un indomito odio razziale culminato poi nella Shoah.
Secondo alcuni furono creati dalla Ochrana, polizia segreta zarista. Da queste analisi sono sempre stati considerati un falso, sebbene riutilizzati come arma mediatica per giustificare i movimenti antisemiti.
Prendendo però le distanze dall’uso che è stato fatto di questi scritti, si può osservare in alcuni passaggi delle inquietanti somiglianze con quello che sta accadendo oggi nel mondo, tra guerre e politica. Abbiamo pensato dunque di fare un’analisi concreta e con un pensiero critico.
1. Breve ma doveroso Disclaimer
Prima di iniziare, è doveroso spiegare il nostro punto di vista. In questo blog ricerchiamo la verità per quanto possibile. Il nostro intento, in questa rubrica, è raccontare i fatti e le relative analisi condotte con rigore e professionalità. Siamo, come redazione e blog, per la pace, l’uguaglianza dei popoli, il rispetto di tutti i diritti fondamentali dell’uomo e il rispetto dell’essere umano in quanto tale, a prescindere da chi sia, dalla sua nazionalità, religione, stato civile, orientamento sessuale, pensiero e così via. Siamo e saremo sempre contrari a ogni discriminazione e limitazione di libertà.
Con le nostre analisi vogliamo stimolare il pensiero del lettore, sconvolgerlo e far sì che si ponga autonomamente delle domande vitali per il suo benessere, affinché ricerchi e rifletta in modo indipendente e non solo tramite una narrazione fornitagli dai mainstream media.
Detto ciò, possiamo iniziare a trattare l’argomento dell’articolo: l’identificazione di una lobby mondiale che tira le fila di un sistema economico e politico corrotto e servile.
2. Strumentalizzare l’antisemitismo, il peggior insulto agli israeliani
L’Antisemitismo è l’atto di discriminare un ebreo in quanto tale. Questo, così come l’islamofobia, l’omofobia e la xenofobia, sono atteggiamenti orribili che fomentano l’odio di qualcosa che è diverso ma che, fondamentalmente, non nuoce a nessuno.
Tuttavia abbiamo visto, con gran dispiacere, una sempre più frequente strumentalizzazione dell’Antisemitismo relativamente alle tensioni tra Tel Aviv e la striscia di Gaza.
La paura dello straniero è stata una delle principali cause del marcio nella storia umana e va condannata, così come ogni atto di violenza fisica, verbale o ideologica riservata ad un popolo specifico che ha la sola colpa di avere una cultura, usanze e tradizioni differenti da un altro.
Quello che si verifica tuttavia è che, chi esprime il suo dissenso per la spropositata reazione dell’esercito israeliano contro il popolo palestinese – specialmente contro innocenti che nulla hanno a che fare con Hamas – viene accusato di antisemitismo, come se la poca tolleranza non fosse verso un atteggiamento militarmente scorretto (e numero spropositato di civili maciullati dalle bombe) ma verso il popolo ebraico. Nulla di più sbagliato, ma a livello mediatico funziona, è una risposta pronta.
Anche per chi, ai tempi, era contrario all’avanzata militare in Iraq o in Afghanistan veniva accusato di “farsela coi terroristi”. Eppure sappiamo benissimo che essere a sfavore di un conflitto armato non significa appoggiare un gruppo terroristico. Dire che chi è contro il genocidio palestinese è un antisemita è un insulto ai civili israeliani.
3. Israele è una cosa, il suo governo guerrafondaio un’altra
Possiamo già spiegare una cosa semplice ma che merita di essere detta ad alta voce. Il popolo israeliano è composto da individui (esseri umani) con desideri, bisogni e aspirazioni, così come ogni altra persona su questa terra, e sono una cosa totalmente diversa rispetto ai suoi rappresentanti politici, i quali stanno perpetrando una politica di guerra davvero discutibile.
Il punto di vista israeliano merita di essere raccontato, così come abbiamo fatto in passato prendendone le difese. Quello messo in dubbio infatti non è il punto di vista degli ebrei. Sotto la lente di ingrandimento sono le opere di un governo che non sta minimamente ascoltando il popolo che dovrebbe rappresentare.
4. Movimenti ebrei anti-sionismo, nemmeno gli israeliani vogliono una guerra. Quindi di chi è la colpa?
Numerose sono state infatti le manifestazioni da parte di ebrei di varie nazionalità contro le scelte militari di Tel Aviv e a supporto della Palestina.
La Jewish Voice For Peace, un’organizzazione di ebrei americani anti-sionisti, ha organizzato alcune tra le più grandi e importanti manifestazioni a supporto di Gaza. Una ad esempio il 30 ottobre 2023 a Manhattan, un’altra il 7 novembre 2023 a Liberty Island e poi ancora il 26 novembre 2023 al Manhattan Bridge.
Ciò implica evidentemente che il popolo israeliano stesso ripudia quello che sta avvenendo per mano dei militari, ma ciò non viene certamente raccontato, andrebbe contro la narrazione mediatica scelta dall’occidente per giustificare bombe e sangue versato.
Separiamo dunque religione e cultura dalla guerra e dalla politica: è il governo ad essere deviato e a fomentare la guerra, non il popolo. Ma più che semplicemente di governo israeliano possiamo parlare di potenti burattinai che manovrano dall’alto senza appartenere ad una determinata nazione (e fazione); questi semplicemente controllano numerose dinamiche globali grazie a delle scelte politiche ed economiche prese lontano dai riflettori.
Gruppo di burattinai che magari coinvolge anche Netanyahu e compagnia bella, ma che non ha nulla a che vedere col Giudaismo.
Ecco allora che, quanto raccontato nei Protocolli, sebbene a detta di molti pura fantasia, sembra descrivere proprio le azioni di questo gruppo deviato di politici e potenti.
5. L’inquietante parallelismo tra politica aggressiva e i passi dei protocolli di Sion. Cosa sta succedendo?
Ma diamo un’occhiata ad alcuni passaggi del testo e facciamoci qualche domanda.
“Il nostro potere sarà più invincibile di qualsiasi altro, perché rimarrà invisibile fino al momento in cui avrà acquisito una tale forza che nessuna astuzia potrà più minarlo.”
Notiamo come sia davvero difficile per media indipendenti e governi contrari alla politica anti-palestinese limitare le operazioni politiche o militari perpetrate dal governo israeliano (ribadiamo, dal governo, non dal popolo).
“Controlleremo assolutamente i media, in modo che nessun annuncio possa mai raggiungere il pubblico senza il nostro controllo. In questo modo avremo una sicura vittoria sui nostri oppositori, perché senza i media, essi sono impotenti.”
Quanto si è sentito parlare della versione raccontata da Gaza? Quanto poco ne parlano i nostri TG? Oppure perché non sentiamo una parola di quanto raccontato dalla versione russa della guerra? Cosa c’è da nascondere?
“Distoglieremo le teste vuote con concezioni vane, teorie fantastiche, divertimenti marci, giochi e passioni disgustose, così che non saranno in grado di usare l’intelletto che hanno. Non sospetteranno mai di essere stati manipolati da noi.”
I nostri social network spingono dopamina nel cervello come una droga sempre a portata di pollice, pronti all’uso ad ogni ora del giorno. Inoltre questi presentano ripetutamente scene di intrattenimento che ci tengono incollati ad uno schermo minuscolo con allusioni sessuali, esempi deprimenti di star del web e cronaca nera.
“Istituiremo enormi monopoli in modo che tutto vada in rovina quando arriverà lo scontro politico. Dobbiamo a tutti i costi privarli delle loro terre, dobbiamo abbassare i salari e aumentare il prezzo di tutte le necessità della vita.”
Quanto è aumentato il costo della vita in occidente? Abbiamo notato il costo di pane e benzina?
“Nel nostro governo, oltre a noi stessi, ci saranno solo masse di persone schiavizzate, pochi miliardari interamente devoti a noi, polizia e soldati. Per fare questo dobbiamo creare caos e ostilità e dobbiamo usare ogni inganno, tradimento e falsità possibile. La nostra arma più grande è il media.”
Quanta fiducia abbiamo perso in questi anni nelle istituzioni e nel racconto mediatico istituzionale a causa delle ripetute menzogne che abbiamo constatato col tempo e che ci siamo bevuti colmi di speranza (vedi tutte le balle raccontate in pandemia)?
Tutto ciò con gli ebrei non c’entra nulla, ma con la politica mondiale sì, c’entra eccome. La vera arma è e sarà sempre la libera capacità di andare oltre quanto raccontato dai normali media. Tutto parte dal farsi delle domande diverse dal solito, domande che nessuno ha voglia di fare ad alta voce ma che, grazie ad un pensiero laterale, possono portare risposte nuove e migliori. Domande come “e se questo falso storico – mettendo da parte l’uso malvagio che ne è stato fatto – avesse anche un fondo di verità?”.
I protocolli di Sion: per alcuni un falso storico, per altri un documento spaventoso che teorizzava già tanti anni fa quello che avrebbe tentato di fare la lobby ebraica. Chi ha ragione?


