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I russi sono i tuoi nuovi nemici

I russi sono i tuoi nuovi nemici. È un pensiero forte, forse eccessivo. È quanto, però, emerso dopo un’analisi del voto dello scorso fine settimana. 

Vladimir Putin ha vinto con l’88% dei consensi. Fin qui “tutto normale”, penserai. Ovviamente sì. O forse no. Le elezioni russe portano in dote un dato che le democrazie europee vedono con il binocolo: l’affluenza. Nell’ex URSS è infatti andato ai seggi oltre il 70% degli aventi diritto. Per fare un paragone: in Abruzzo, alle Regionali di due settimane fa, ha votato solo il 43,93%, in Sardegna il 52,4%. Sono elezioni “a parte” potrebbero contestare i pignoli. D’accordo. Allora passiamo all’esempio inappellabile: alle elezioni politiche del 2022, quelle che hanno portato poi Giorgia Meloni a esser nominata nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, ha votato il 63,78% degli italiani. «Si può parlare di un crollo senza precedenti dell’affluenza, con un calo di circa 9 punti rispetto al 72,9% del 2019» aveva rilevato l’università Luiss.

I russi sono i tuoi nuovi nemici

Prima “curiosità”. I giornali italiani, lunedì 18 marzo, a fronte di una simile affluenza, non hanno parlato di “elezioni truccate”. Hanno (stranamente?) virato l’attenzione: “Il popolo russo – hanno scritto in soldoni – sostiene la guerra di Putin in Ucraina”.

Che c’entra la guerra? C’entra sempre. 

Dobbiamo tornare a qualche giorno prima delle elezioni e troviamo la seconda “curiosità”. Il 14 marzo, durante un’intervista televisiva, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron (il piccolo Napoleone, come lo chiama qualcuno: tenetelo da parte questo soprannome, ci sarà utile dopo), ha cercato d’inviare più di un messaggio. Di sicuro chi era rimasto all’approccio all’inizio del conflitto in Ucraina, quando Marcon ripetè più volte “non si umilia la Russia”, sarà rimasto a bocca aperta. Il Presidente si è infatti apertamente schierato a fianco dell’Ucraina. «La svolta – documenta il giornalista Pierre Haski di France Inter – si era verificata già a giugno a Bratislava, in Slovacchia, con un discorso più duro rispetto ai precedenti». A consolidare la nuova posizione, appunto, l’intervista del 14 marzo. «Se la Russia dovesse vincere, la vita dei francesi cambierebbe. Non saremmo più sicuri» ha detto perché, sostiene qualcuno, i cyber attacchi contro la Francia, a quel punto, sarebbero solo un antipasto. Non solo. Macron è andato oltre. Ha detto che l’Europa deve fare tutto il possibile, senza porsi alcun limite, per impedire il trionfo russo. «È proprio questa ambiguità sulla mancanza di limiti ad aver creato sconcerto» si legge sulle colonne di Internazionale sempre a firma Haski.

La mini escalation

Per la carità, Macron non ha dichiarato guerra a nessuno, ma ha innescato una (mini) escalation. Tanto è vero che Putin – tante cose è, ma non cretino visto il cerchio magico che ha creato – tramite un’intervista a Ria Novosti ha risposto dicendo che «intende schierare le sue truppe lungo il confine con la Finlandia». Non solo. Ha lapidariamente aggiunto: «Non avevamo truppe lì (al confine finlandese, ndr), ora ci saranno. Non c’erano sistemi di distruzione lì, ora appariranno». Scusa – potresti chiedermi – ma cosa c’entrano i giornali italiani e la loro posizione dopo il voto di domenica? Ci arriviamo, manca un altro dato per avere il quadro a 360°. 

A consegnarlo è Alessandro Barbero, uno dei più importanti professori di Storia in Italia. Nelle varie lezioni pubbliche – da quella di Vanchiglia del marzo 2023, che ha richiamato centinaia di persone – va ripetendo: «La Russia non è mai stata minimamente interessata a conquistare l’Europa, neanche con Stalin». E studiando la storia dell’Europa orientale entra in gioco «la memoria che alimentata dalla politica poi condiziona le scelte politiche fatte nei mesi scorsi. E lì ogni popolo ha subito e commesso orrori nel corso del Novecento». Senza dimenticare aggiunge sempre Barbero che «i russi sono arrivati in Italia nel 1729 e a Parigi nel 1814 ma poi sono tornati indietro». In due secoli invece gli europei hanno invaso la Russia quattro volte: con Napoleone, con l’operazione in Crimea, dopo la rivoluzione del 1917 e poi con il “suicidio” del Reich culminato nella battaglia di  Stalingrado. C’è, sottolinea sempre Barbero, «una memoria e una paura di essere invasi» e «questo condiziona le scelte politiche». 

Ora le parole di Macron assumono un altro aspetto, vero?

Sblocchiamo l’effetto domino

Vladimir Putin vince l’elezioni con l’88%. A votare vanno oltre il 70% dei russi. I giornali italiani iniziano a scrivere che «i russi sostengono la guerra di Putin in Ucraina». Emerge l’evidente cambio dialettico: «Putin non è più l’unico nemico, i seggi non sono truccati, bensì c’è un popolo intero che sostiene una guerra». Nel mentre, come detto, il presidente di una potenza nucleare alza i toni dello scontro: «Se la Russia dovesse vincere la guerra, la vita cambierebbe per sempre». 

Insomma: siamo così sicuri che non sia in atto una “manovra” perché il nemico degli europei non sia più Putin ma tutto il popolo russo? Facendo così, a pensar male, sarebbe molto più semplice giustificare un’eventuale guerra contro l’ex URSS.

E sarebbe la quinta scatenata dalle forze Europee contro la Russia negli ultimi 200 anni. Insomma: l’Orso fa sempre paura. Ora dopo quell’88% ancora di più. Così tanta da perdere il controllo e commettere gli errori comuni tanto a Napoleone quanto per l’operazione di Crimea?

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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