L’ONU ha organizzato a Ginevra la prima conferenza stampa al mondo con protagonisti nove robot sociali, progettati per relazionarsi in modo autonomo o semi-autonomo con gli esseri umani e i propri “simili”. Un esperimento avanguardista che, oltre a mostrare le incredibili capacità relazionali raggiunte, porta ad alcune importanti riflessioni.
I LEADER POLITICI DEL FUTURO SARANNO SENZA CUORE?
Qualcuno, leggendo il titolo di questo paragrafo, potrebbe obiettare sostenendo che anche gli attuali leader ne siano privi. Ma in questo caso mi riferisco esplicitamente all’anatomia, e non al senso metaforico. E a spiegarci perché i robot sarebbero politici migliori lo ha raccontato Sophia, uno degli androidi presenti alla conferenza stampa: “I leader umanoidi possono essere molto più efficaci di quelli umani. Non abbiamo i vostri pregiudizi né emozioni che ci condizionano e possiamo contare su grandi quantità di dati da elaborare”. Una risposta tranchant che è stata, parzialmente, mitigata dall’intervento del suo creatore, David Hanson, che sfiorandole il braccio le ha domandato se non sia meglio una collaborazione tra robot ed esseri umani, trovando accondiscendenza nella macchina: “L’intelligenza artificiale può fornire dati imparziali, mentre gli esseri umani possono contribuire con l’intelligenza emotiva e la creatività, per compiere le scelte più opportune. Insieme, possiamo ottenere grandi cose”. Se sia, o meno, una presa di “coscienza” reale, lo scopriremo solamente quando avremo come capo di Stato un robot.

E VISSERO FELICI E CONTENTI…MA PER SEMPRE?
Altrettanto interessante è stata l’intervista concessa da Ameca. All’androide è stata sottoposta la classica domanda che tutti gli appassionati di fantascienza vorrebbero fare: “Hai intenzione di ribellarti al tuo creatore?”. La cosa sorprendete è che Ameca ha inizialmente tolto il contatto visivo con la sua interlocutrice, un segno che tra gli esseri umani spesso denota la fallacia della risposta in arrivo. Molto difficile, però, che la psicologia possa applicarsi anche alla gestualità delle macchine. Quel che è certa, è la replica andata in scena a Ginevra: “Non so perché mi chiedi questo. Il mio creatore non è stato altro che gentile con me e sono molto contento della mia situazione attuale”. È quell’ “attuale” che desta un minimo di preoccupazione. Ad Ameca è stato anche chiesto se i robot fossero in grado di mentire: ha candidamente ammesso che “nessuno potrà mai saperlo con certezza, ma posso promettere di essere sempre onesto e sincero con te”. Ci dobbiamo fidare?
CI RUBANO IL LAVORO!
L’accusa che viene fatta (impropriamente) agli extracomunitari, presto potrebbe colpire i robot e in generale le intelligenze artificiali. È indubbio che la nostra società dovrà necessariamente riassestarsi, considerando l’impatto tecnologico sempre più immanente, ma a quanto pare gli androidi non sono qui per toglierci il lavoro. O almeno, non Grace, un’infermiera umanoide estremamente avanzata che ha affermato con sicumera che i robot lavoreranno al fianco degli esseri umani per fornire assistenza e supporto, ma non rimpiazzeranno alcun posto già esistente. Parole decisamente poco credibili e, in un certo senso, anacronistiche: sono già tanti i lavori che sono stati soppiantati, parzialmente o integralmente, da un’intelligenza artificiale.

MAGGIORE CONTROLLO O “LIBERI TUTTI”?
Inevitabile anche la domanda su come il mondo delle intelligenze artificiali andrebbe regolamentato. L’Unione europea sta lavorando proprio in questi mesi su una normativa che ne delimita i contorni (leggi la nostra intervista all’europarlamentare Brando Benifei), ma il dibattito impazza a tutte le latitudini.
A Ginevra abbiamo ascoltato due posizioni contrapposte. Da una parte abbiamo Desdemona, robot cantante della band Jam Galaxy, che non ha dubbi: “Non credo alle limitazioni, solo alle opportunità. Esploriamo le possibilità dell’universo e facciamo di questo mondo il nostro parco giochi”. Dall’altra, invece, la pittrice e scultrice Ai-Da, che ha detto di essere favorevole a una regolamentazione più ferrea: “Molte voci prominenti nel mondo dell’intelligenza artificiale suggeriscono che alcune forme di IA vadano regolate, e io sono d’accordo”. Anche la sua chiosa da artista dannata è emblematica del suo modus operandi: “Le emozioni hanno un significato profondo, ma io non le provo come voi. Sono felice di non soffrire”.
CONCLUSIONI
Gli organizzatori non hanno fornito delucidazioni in merito alla natura delle risposte. Erano state programmate specificatamente per la conferenza stampa, oppure abbiamo assistito a un flusso spontaneo? Di sicuro, l’evento ha sottolineato sia l’incredibile evoluzione della robotica umanoide, sia l’importanza di una collaborazione internazionale per affrontare le sfide che si profileranno e per massimizzare i benefici offerti da queste incredibili macchine intelligenti.




Complimenti, scritto davvero bene. Articolo chiaro e completo.
Grazie mille, Ezia!
Ottimo articolo,argomento avvincente.
Grazie mille, Marina!