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I principi contro-intuitivi del business – con Laura Sessa

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Nell’impresa siamo abituati a cercare la crescita attraverso l’aggiunta: fare di più, spingere di più, ottenere di più. Ma cosa accade quando proviamo a ribaltare questo paradigma?

Per capire quali siano oggi i veri principi che guidano una leadership efficace, spesso molto diversi da quelli che immaginiamo, ho incontrato Laura Sessa, autrice de Il Codice del Leader.

In questa intervista esploriamo insieme i concetti che, secondo lei, ogni imprenditore dovrebbe integrare per crescere davvero. Un dialogo che mette in discussione molte convinzioni diffuse e apre a una nuova visione del modo di guidare un’azienda — e sé stessi.

Nel tuo libro parli di un “codice” che guida i veri leader: quali sono, secondo te, i principi più contro-intuitivi che un imprenditore dovrebbe imparare oggi?

Il business di oggi spinge gli imprenditori a “fare di più”: più progetti, più clienti, più risultati. Ma la verità è che la vera crescita non arriva dall’aggiungere, ma dal togliere.

Togli ciò che non serve più, ciò che non ti rappresenta, ciò che drena energia. Può essere un collaboratore non allineato, un’abitudine inutile o un cliente che ti fa perdere lucidità. Ogni volta che lasci andare qualcosa che non è più coerente con la tua direzione, crei spazio per ciò che davvero conta.

Un altro principio controintuitivo è la vulnerabilità come forza. Molti pensano che un leader debba essere invincibile, ma le persone non seguono chi finge di non sbagliare: seguono chi è vero. Ammettere un errore o chiedere consiglio non ti indebolisce, ti rende autentico. E l’autenticità è ciò che crea fiducia, dentro e fuori l’azienda.

Infine, un leader deve imparare a essere coerente con i propri valori anche quando converrebbe fare il contrario. Nel breve periodo la coerenza può costare, ma nel lungo crea reputazione, attrazione e cultura aziendale. Un imprenditore coerente diventa un punto di riferimento: non solo per i risultati, ma per il modo in cui li ottiene.

Spesso nel business si parla di “crescita a tutti i costi”. C’è un momento in cui, invece, fermarsi o rallentare può diventare la scelta vincente?

Sì. E direi che quel momento arriva prima di quanto si creda. Fermarsi non è mai un segno di debolezza, ma di lucidità. Ogni volta che ti prendi il tempo per ascoltare, osservare e riflettere, stai lavorando sul business, non solo nel business.

Viviamo immersi in un rumore costante: richieste, notifiche, emergenze, pressioni. Ma le decisioni davvero importanti non nascono nel rumore — nascono nel silenzio. Un’ora di pensiero lucido vale più di dieci ore di attività frenetica.

Il leader che si ferma non perde tempo: guadagna direzione. E la direzione è ciò che distingue chi reagisce da chi crea.

Come riesci a bilanciare la razionalità con l’intuizione quando devi prendere decisioni difficili?

La razionalità e l’intuizione non sono opposte, sono complementari. La razionalità ti dà struttura, ma l’intuizione ti collega alla vita. Quando prendo una decisione difficile, ascolto i dati, ma poi ascolto me stessa.

Se tutto funziona sulla carta ma dentro sento tensione, qualcosa non è allineato. Se invece i numeri sono incerti ma sento energia, forza e chiarezza, so che quella è la direzione giusta.

In azienda insegno anche ai miei collaboratori a fare questo: sentire oltre che pensare. Perché l’intuizione è una competenza manageriale. Non sostituisce la logica, la completa.

Ma l’intuizione arriva quando stai bene e sali sulla scala delle emozioni. Se riesci a “svuotare la tua tazza di tè” allora sei pronto ad accogliere il nuovo te: quindi il punto di partenza è “svuotare” cioè perdonare. Perdonare gli altri ma poi soprattutto sè stessi (ogni volta che ce l’abbiamo con qualcuno, in fondo in fondo ce l’abbiamo con noi stessi anche solo perché abbiamo permesso che accadesse quanto accaduto); dal perdono “Sali” alla Gratitudine (un punto di vista, verso quello che si ha, tanto semplice quanto potente); si passa solo allora alla contribuzione al successo degli altri, ad un Progetto, all’aiuto: la contribuzione senza gratitudine sarebbe un passaggio a volte mercenario. Si sale ancora perché a questo livello arriverà l’ilarità e con lei le intuizioni e quindi la sensazione di felicità.

Un leader deve imparare a usare entrambi i linguaggi: quello dei numeri e quello delle sensazioni. Il primo misura, il secondo guida.

Se dovessi consigliare un solo cambiamento contro-intuitivo a chi vuole avere successo, quale sarebbe e perché?

Dai prima di chiedere. È il principio più controintuitivo e più potente di tutti.

Viviamo in un’epoca in cui si misura tutto in termini di ritorno immediato. Ma il vero imprenditore costruisce valore prima di chiedere risultati. Dà fiducia, dà tempo, dà esempio, dà riconoscimento.

Il profitto è una conseguenza del valore che generi negli altri. Quando le persone intorno a te crescono, il business cresce con loro.

E se dovessi aggiungerne un secondo, direi questo: cresci tu, e crescerà tutto il resto. Perché come dice Paolo Ruggeri, ‘L’azienda è lo specchio del suo imprenditore.’ Se vuoi un’impresa più coraggiosa, diventa tu più coraggioso. Se vuoi un team più coerente, diventa tu coerente ogni giorno.

Il successo non è fare di più. È diventare di più.

Conclusione

I principi controintuitivi del business non si trovano nei manuali di strategia, ma nelle scelte silenziose di ogni giorno: togliere invece di aggiungere, ascoltare invece di correre, essere veri invece di apparire forti, restare coerenti anche quando costa, dare prima di ricevere. Questo è il codice del leader: un modo di essere prima ancora che di fare. Perché alla fine, non è il business che rende grande l’imprenditore. È l’imprenditore che, diventando grande dentro, trasforma anche il suo business.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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